mercoledì 24 gennaio 2018

Il diritto del signor Pincopallo


"Ma fa' pure come ti pare, tanto non frega a nessuno degli altri: ognuno pensa a se stesso e la maggior parte delle volte, quando fai qualcosa che può nuocere al prossimo, non se ne accorge nessuno e di rado qualcuno si oppone".
Parole egoistiche, qualunquiste, deprorevoli, di un mio collega che l'altro giorno, a modo suo, ha voluto darmi un consiglio.
Una frase di chi non nutre un senso civico, un'idea minima di società o di bene comune, ma che coglie comunque nel segno, perché descrive puntualmente i fatti, lo stato delle cose, la realtà nella quale viviamo. 
Gli esseri umani sono egoisti per natura e consumano le risorse per stare meglio, singolarmente, ai danni degli altri: il mio collega ha perfettamente ragione.
Banalmente, è egoista chi mi vieta di mettere la bicicletta in una stanza non utilizzata dell'ufficio perché, di punto in bianco, ritiene che quel posto non è un garage, e dunque "ordine, signori, chiamiamo le cose con il loro nome, e diamo pertanto un senso alle parole urlate. Facciamo giustizia. Ma non diciamo, anzi scordiamocelo, che chi vieta è la prima delle lavative, un pulpito, per così dire, quanto meno discutibile. Silenzio...su questo aspetto, che si ascolti soltanto la parte più interessante della questione, ovvero quella che interessa a me soltanto, che fa il mio interesse". 
E' egoista la signora con il cane che al parco l'altra mattina il mio, di cane, ha iniziato a inseguire. Sì, la signora che non si fermava, che non mi aspettava, che non pensava che il mio cane si sarebbe potuto perdere. "Che me ne importa, ha pensato, se ci ha pensato, peggio per lui, così impara a stare vicino al suo padrone e a non inseguire i cani degli altri". 
E lo sono coloro che tengono il motore della macchina acceso per stare al caldo l'inverno e al fresco l'estate, e "chissenefrega dei passanti che intossico e dell'ambiente che inquino".
E anche - ma poi basta, mi fermo, perché ne avrei altri cento di esempi e finirei per annoiare chi legge - la mamma che l'altro giorno, all'uscita da scuola, mi ha detto che non avrebbe aspettato i genitori in ritardo di un compagno del figlio: "Mica è mio figlio - ha detto, lasciandolo solo sul pianerettolo -. Che me ne importa!".
"Chissenefrega!": il diritto del signor Pincopallo prevarica quelli degli altri, il bene della collettività, per un vantaggio personale, soggettivo, spesso effimero quanto lo può essere una rivendicazione classista. Lui pensa, se lo pensa: "Io sono migliore degli altri, il mio diritto è un'affermazione assoluta, gli altri non contano perché non hanno gli stessi bisogni che ho io". 
E fra sé dice anche, se se lo dice, che "gli altri stanno meglio di me, non soffrono quanto posso soffrire io, è mio diritto stare meglio di tutti coloro che fino a oggi sono stati meglio di me". 
Il diritto del signor Pincopallo è quello dell'uomo qualunque che improvvisamente si sente migliore degli altri, un aristocratico, e, più vado avanti negli anni, più ne incontro di gente così oppure ne scopro le caratteristiche in persone che fino a un momento prima avevo ritenuto insospettabili, anzi, per bene, umili e modeste, democratiche.
Gente che fino a ieri stava dalla parte degli indiani e che invece adesso tifa per i cowboy, soltanto perché è vantaggioso farlo, perché i primi hanno le frecce e i secondi le pistole e i fucili.
Non ho grandi speranze per il genere umano e lo dico in un momento nel quale mi si domanda un'opinione su un nuovo movimento democratico che si affaccia sulla scena politica italiana con il grande tema, la stella polare del bene comune.
Ebbene, sono contento ovviamente che ci sia ancora chi crede nell'ideale sociale, ma sono ormai troppo disincantato per crederci ancora, io stesso. Sono felice quando vedo qualcuno che aspira alla parità dei diritti e alla libertà illuminista, ma devo fare i conti con la mia esperienza personale, che mi insegna come fra persone con gli stessi diritti e doveri, alla fine spunta sempre, inevitabilmente, qualcuno che, fra uomini uguali, è più uguale degli altri.
Qualcuno che all'improvviso esce fuori dal mucchio arrogandosi il diritto egoistico del signor Pincopallo.
E' proprio lui, alla fin fine, la vera novità (ricorrente) di qualsiasi soggetto politico nascente, per quanto inizialmente esso possa configurarsi come pluralista e disinteressato: il signor Pincopallo, che incontro tutti i giorni. E contro cui spesso ancora combatto, anche se sempre meno convintamente, perché l'egoismo è un fattore naturale e opporvisi è come voler contrastare la legge di gravità con un paio di ali di cera.