giovedì 4 febbraio 2016

Quindicesima lettera: sarete la cosa bella che siete adesso


Non succederà, non andrà così. Avrete ben presto altri punti di riferimento, altri modelli a cui vi appassionerete. Non prendete (per fortuna non lo farete!) noi genitori come gli unici esempi della vostra vita o rischiate di diventare degli idioti, nel senso stretto del termine, di chiudere la vostra esistenza in un cerchio troppo stretto, in uno spazio limitato. 
Per crescere avete bisogno di conoscere il mondo, più di quanto lo abbia conosciuto io stesso. Per diventare grandi, non dovete mettere radici troppo presto, come ho fatto io, che, quando ero soltanto un ragazzo, mi sono trovato a essere una pianta nella tormenta e, ora che sono cresciuto,  nel posto in cui mi trovo, non posso far altro che resistere al vento e ai suoi capricci.
Da parte vostra, se a volte non sarete felici, fate di voi stessi una vela e prendete il vento per andare dove vi spingono i vostri desideri e le vostre passioni.
In questo momento, i miei sogni non sono più fatti di aria fresca, ma di terra scura e pesante. Quando la mattina mi sveglio, non penso più a dove vorrei essere, perché so benissimo dove mi trovo.
Non c'è niente di peggio di non avere altro desiderio se non quello di rileggere un libro già letto, niente di peggio di non saper più guardare il mondo con occhi nuovi, niente di peggio di considerare un'alba come qualcosa di già avvizzito.
Voi per ora vivete alla giornata, siete costantemente sull'onda delle emozioni soltanto perché ancora non siete capaci di controllarvi.
Ma quando un giorno sarete in grado di farlo, in qualunque parte del mondo vi troverete, vorrei non scordaste ciò che foste un tempo, la cosa bella che siete adesso.

1 commento:

sicampeggia ha detto...

Caro Cristiano, per quanto leggerti sia sempre un piacere e per quanto bello sia quello che dici ai tuoi figli, non ti nascondo che mi dispiace ritrovarti così triste e malinconico.
Tu lo ricordi la cosa bella che sei stato un tempo? Perché altrimenti come faresti ad augurare ai tuoi figli di riuscire a farlo, un giorno. Perché i bambini, lo sai, son gli esseri umani meno sensibili al potere persuasivo delle parole: potresti ripeter loro all'infinito di dire "grazie" e "prego" senza ottenere risultati; se invece inizi a farlo tu, ad ogni occasione, in breve saranno loro a rimproverarti alla prima dimenticanza.
Magari è solo un momento o magari è la presa di coscienza di una maturazione stabile e irreversibile, in ogni caso, dal profondo delle mie radici (perché tutti abbiamo radici che ci immobilizzando ma, d'altro canto, ci rendono stabili) contadine mi vien da dirti che "solo alla morte non c'è rimedio", ti sembrerà banale e invece è essenziale: finché sei vivo puoi far tutto anche se poi ogni cosa che farai avrà delle conseguenze precise.
E' strano come spesso a considerare retrospettivamente le scelte che abbiamo fatto e che ci hanno portato a vivere situazioni che oggi ci pesano, tendiamo a dimenticare le motivazioni che ci hanno spinto a decidere in quel modo. Gioverebbe alla nostra serenità ripercorrere puntualmente quei momenti, quantomeno arriveremmo alla conclusione che, date le circostanze, in quel momento, non avremmo potuto fare di meglio. Amen.
E poi c'è sempre spazio, anche nella realtà più pesante per trovare dimensioni parallele e più vivibili, vedi in proposito (e a proposito di nuove letture) Haruki Murakami.
E, come al solito, potrei non aver capito niente ma intanto ci tenevo, non potendo dare cattivo esempio (io, che non posso nemmeno permettermi una settimana di vacanza tante sono i viticci e le radici che mi son fatta crescere addosso) a darti qualche buon consiglio.
Ciao Cristiano, a presto.