giovedì 12 marzo 2015

Padre-aguzzino e figlio-vittima: la vicenda del bambino di Napoli


E' tornato a sorridere soltanto quando l'agente con il quale era riuscito a confidarsi gli ha assicurato che nessuno lo avrebbe più costretto a fare "quelle strane cose". Un momento prima, il bambino undicenne di Napoli, prima violentato e poi messo in vendita su Internet da suo padre, aveva avuto paura di parlare del suo genitore, perché non voleva tradirlo e fargli del male.
Per me, sta tutto qui l'orrore di una vicenda che non ha senso descrivere nei suoi dettagli, perché bastano questi sommi capi: un padre che violenta il figlio e che cerca di venderlo ad altri pedofili. La "comprensione per la debolezza" del genitore da parte del figlio, il tentativo della vittima di proteggere un uomo perduto.
Io penso che una persona sia davvero libera solamente allorché raggiunga il più alto grado possibile di coscienza, sia riguardo a ciò che succede attorno a sé e sia rispetto a quel che è in quanto individuo. Certo, un bambino di undici anni ha il diritto di non sapere che il suo papà è un mostro. Ma un padre, qualora sia un mostro, ha il dovere di sentirsi tale.
Mettendo da parte per un momento il lato emotivo preponderante in questa triste storia, mi sfugge, ma soltanto per una mia ragione ostinatamente logica, come sia possibile un tale ribaltamento dei ruoli descrivibile attraverso l'uso di ossimori inauditi, tali sono, gli unici con i quali si possono chiamare in causa i protagonisti: il padre-aguzzino e il figlio-vittima. Laddove, nella relazione padre-figlio, il primo dovrebbe dare e proteggere la vita, non cancellargliela, al secondo, mentre quest'ultimo dovrebbe, fintanto che è figlio, condurre un'esistenza al riparo da certi mali.
Il padre, poi, ha ancora una responsabilità: è lui a dover essere il garante di un tale rapporto così concepito, non il figlio, non il contrario.

1 commento:

sicampeggia ha detto...

Sono convinta che l'amore che un figlio ha per i suoi genitori sia, non dico più grande, ma sicuramente più "forte" di quello che i genitori nutrono verso di lui; un figlio può arrivare a far cose inaudite per "amore" dei suoi genitori, forse per immaturità, probabilmente per la naturale dipendenza che caratterizza il rapporto fatto sta che molti genitori, anche senza arrivare a situazioni estreme come questa, approfittano di questa debolezza spingendo i figli a compiacere i loro bisogni e le loro aspettative. E' molto difficile, da genitore, rendersene conto ma è un comportamento molto frequente, come tutti i comportamenti violenti.
Nessuna sorpresa dunque nel leggere del timore di questo bambino di aver fatto qualcosa di sbagliato nei confronti di suo padre. Quello che invece mi inquieta è lo stupore della madre: davvero possono accedere cose simili a un bambino senza che sua madre si renda conto di nulla?