sabato 28 febbraio 2015

Ottava lettera: scegliere


Sono cose che ogni tanto vengono in mente, specialmente in un momento di fantasia stravagante, ma che poi se ne vanno, lasciando il posto a un modo di ragionare normale e conformista. E alla voglia di attribuire responsabilità o colpe, più raramente meriti. Pensieri al di fuori da ogni logica, per i quali non vale la pena di perder tempo a dargli retta, figuriamoci se abbiamo la minima intenzione di approfondirli.
Per fortuna, invece, qualche volta c'è chi decide di seguire la scia di certe illuminazioni e, stravolgendo le regole, ti fa guardare il mondo da una prospettiva diversa, spesso diametralmente opposta a quella ortodossa. 
Questa persona si chiama José Saramago. E' lui che ha detto, rovesciando completamente il modo comune di pensare, che le decisioni prendono l'uomo e non il contrario, come solitamente si pensa. 

“La decisione del Signor Josè apparve due giorni dopo - scrive il Nobel portoghese in Tutti i nomi -. Generalmente non si dice che una decisione ci appare, gli uomini sono talmente gelosi della propria identità, per vaga che essa sia, e della propria autorità, per poca che ne abbiano, che preferiscono darci a intendere di aver riflettuto prima di fare l’ultimo passo, di aver ponderato i pro e i contro, di aver soppesato le possibilità e le alternative, e infine, dopo un immenso lavoro mentale, di aver preso la decisione. C’è da dire che le cose non sono mai andate così. Non verrà mai in mente a nessuno l’idea di mangiare senza sentire abbastanza appetito, e l’appetito non dipende dalla volontà dell’individuo, si crea da solo, è il risultato di obiettive necessità del corpo, un problema fisico-chimico la cui soluzione, in modo più o meno soddisfacente, si ritroverà nel contenuto del piatto. […] D’altro canto, se persistessimo nell’affermare che le nostre decisioni siamo noi a prenderle, allora dovremmo iniziare con il chiarire, con il discernere, con il distinguere chi è, in noi, quello che ha preso la decisione e quello che poi la eseguirà, operazioni impossibili, ove ci siano. A rigore, noi non prendiamo decisioni, sono le decisioni che prendono noi. La prova la ritroviamo nel fatto che, passando la vita a compiere successivamente i più svariati atti, ciascuno di essi non lo facciamo precedere da un periodo di riflessione, di valutazione, di calcolo, al termine del quale, e solo allora ci dichiareremmo in condizioni di decidere se andare a pranzare, o a comprare il giornale, o a cercare la donna sconosciuta”.

Come negarlo: siamo immersi in un mare di condizionamenti, sia interni che provenienti dall'esterno. E sono questi a veicolare le nostre decisioni o, meglio, a prenderle. E il nostro ruolo, il libero arbitrio che tanto vantiamo, dove sono? Ebbene, io ho sempre creduto che la libertà di scelta si limiti soltanto a quella prospettata da un ventaglio limitato di possibilità. Scegliamo, è vero, ma che cosa in realtà? Questa o quella mela oppure questa o quella strada o, ancora, questo o quell'amore. Non una fra tutte le mele esistenti, non una fra tutte le strade del mondo e neanche uno fra tutti gli amori possibili. Scegliamo il condizionamento più appropriato e, in quel momento, meno inopportuno, il meno dannoso e forse il più illusorio, quello che ci riesce a convincere di essere liberi, padroni di noi stessi. Invece no, siamo esseri condizionati la cui unica possibilità è quella di sceglierci, di volta in volta, un padrone. Lo si chiami ambiente o contesto o bisogno o responsabilità o bisogno o amore verso qualcuno, è quest'ultimo a decidere davvero per noi ed è a lui che, di volta in volta, diamo retta.
C'è poi un'ultima cosa da dire e che riguarda il tempo, il poco tempo che abbiamo a disposizione per ponderare le nostre decisioni. Ha ragione Saramago a dire che nessuno fa davvero troppi calcoli e ragionamenti prima di fare una scelta. Se succedesse altrimenti, passeremmo la giornata a decidere se agire o meno, se andare avanti oppure indietro, a destra o a sinistra, senza avere poi il tempo di farlo effettivamente. Insomma, saremmo, né più e né meno, congelati in un'eterna indecisione.
Mentre la vita, in ognuno degli istanti di cui si compone, è fatta perlopiù di scelte immediate, da prendere o lasciare, da azioni imminenti, cotte e mangiate, da urgenze, da scadenze, dalla possibilità di fare tardi e di non farcela. Sono tali situazioni a scegliere noi, non il contrario, e a reggere il timone che porta la nostra esistenza verso una direzione piuttosto che verso un'altra.

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