venerdì 5 dicembre 2014

Quarta lettera: la paura di perdere qualcuno


È qualche giorno che mi abbracci più del solito e che ogni tanto mi dai un bacio, spontaneamente, senza alcun motivo particolare, addirittura senza che io stesso te lo chieda. L'ho notato e ti ho domandato, scherzando, "come mai ultimamente mi vuoi così bene?". Non mi hai risposto. 
Poi, l'altra sera ti sei messo a piangere: volevi che dormissi con te. Ti ho chiesto cosa ti preoccupasse e tu, all'inizio, non volevi parlarmene. Poi, però, mi hai raccontato del brutto sogno che avevi fatto e del mostro che voleva catturarmi. 
"Ma ci riusciva?", ti ho domandato. "No - mi hai detto - però il sogno non è finito e ho paura che continui stanotte". "Ma il mostro non riuscirà a prendermi, io sono fortissimo, più di Spiderman e di Superman messi insieme", ti ho assicurato. Mi hai guardato un po' scettico, ma non hai voluto contraddirmi.
Mi sono sdraiato affianco a te fin quando ti sei addormentato, poi sono andato nel mio letto. La mattina ti ho chiesto se avessi sognato. Mi hai detto di no. Ti ho spiegato che i mostri che immagini tu non esistono, che sono inventati appositamente per i film e per i cartoni animati. Mi hai abbracciato ancora una volta.
Quanti abbracci: quattro, cinque o forse sei? Tanti insieme, uno dopo l'altro, io non ne avevo mai visti. Abbracciamo quando abbiamo timore di perdere chi amiamo, prima che questi scompaia per sempre, prima ancora che diventi polvere, se troppo presto o troppo tardi dipende da ciascuno di noi, dalla nostra paura, dal legame che abbiamo con chi vogliamo tenerci stretto. Abbracciamo per trattenere, e questo gesto è fallimentare in partenza, per il fatto che la separazione è imminente ed è inevitabile, c'era prima dell'abbraccio e ci sarà un secondo dopo. Resta soltanto il misero istante nel quale siamo stati uniti: un pugno di polvere, il ricordo di un momento passato.
Ma infondo, il presente in cui siamo immersi e in cui i tempi confluiscono, è costituito da istanti evanescenti, che però sopravvivono nel tempo, molto più duraturo, della memoria. E io conservo ancora ricordi bellissimi e tuttora vivi di abbracci con mio padre. Ne ricordo uno, particolarmente nitido, avvenuto in un pomeriggio d'estate, in cui lo abbracciavo mentre tornavamo a casa in motorino e in cui ho sentito di volergli bene, mentre avvertivo contemporaneamente la paura ingiustificata per una possibile perdita. A volte siamo fin troppo sensibili da essere preoccupati per un non nulla e ci accorgiamo della fragilità fisica di chi amiamo e pensiamo, senza ragione e senza nemmeno che vi siano avvisaglie, all'imminenza della morte.
Esiste una ragione valida a causa della quale ci preoccupiamo improvvisamente, senza alcun motivo tangibile? Abbiamo ragione a farlo? Penso di sì, perfino da un punto di vista razionale, perché il presente evanescente non ci soddisfa e vorremmo che certe situazioni e alcune relazioni fossero eterne. Soprattutto i bambini, e chi ancora guarda il mondo con i loro occhi, desiderano un presente infinito e non accettano di accontentarsi di un pugno di polvere.
Gli adulti, invece, acquistano col tempo la capacità di riempire questo pugno di polvere di significati veri e presunti, reali e immaginari, fondati e artefatti. La nostra stessa vita è impastata con questa polvere, che di volta in volta coloriamo con le tonalità che più ci piacciono o che abbiamo a disposizione, a volte solamente con il bianco e con il nero.
Non voglio che ti preoccupi a causa di un brutto sogno e so che presto smetterai di farlo nel momento stesso in cui ti sarai svegliato.
Ma sono contento per il fatto che tu voglia trattenere fin da ora le persone che ami. Se riuscirai a farlo, avrai colorato la tua stessa vita con il colore più bello, decidi tu quale, che resterà per sempre nella tua memoria.

2 commenti:

sicampeggia ha detto...

Le tue "lettere a mio figlio" pensavo di non commentarle essendo appunto destinate a tuo figlio, tuttavia stavolta mi "intrometto" per segnalarti che spesso si abbraccia qualcuno per la felicità di averlo ritrovato.
Ogni mattina mia e di Matteo (quando non esco prima che lui si svegli) inizia con un abbraccio, è iniziato come un modo per riscaldarlo una volta saltato fuori dalle coperte, è diventata una sorta di tacita e felice conferma al fatto che la notte non ha portato via nessuno dei due.
Anche durante il giorno sono spesso io a chiedere e dare baci e abbracci, me ne son fatta un punto d'onore perché se si ricordano gli abbracci dati e avuti lo stesso vale per quelli che non ci sono mai stati e per il plumbeo grigiore che colora i ricordi mancati.

Manuela G. ha detto...

Ciao! Ho appena scoperto questo Blog e il tuo post mi ha emozionato tanto. Anche io amo scrivere lettere a mio figlio per fermare le emozioni più belle che lo riguardano. Il tuo post è nella mia classifica settimanale dei post preferiti http://festeesorrisi.blogspot.it/2014/12/top-of-the-post-n17-8-dicembre-2014.html
Manuela