lunedì 13 ottobre 2014

E tuttavia in Italia c'è ancora gente spensierata


Mi capita sempre più spesso di parlarne quando incontro genitori con figli della stessa età dei miei. Di solito accade alle feste di compleanno a cui partecipiamo e mentre guardiamo distrattamente i bambini giocare: sono spensierati e forse è propro questo fatto a suscitare certe apprensioni. C'è la crisi in Italia, ma soprattutto c'è un senso di sfiducia ormai diffuso nei confronti di un'economia che non si solleverà più e di una classe dirigente a cui interessa soltanto seguire le indicazione che riceve dai propri gruppi lobbistici di riferimento e di cui rappresenta una sorta di alta manovalanza. E allora, fra noi genitori, che nemmeno ci conosciamo per nome, a volte ci diciamo che da questo Paese si dovrebbe andar via, perché tanto è destinato al fallimento: il lavoro, chi ce l'ha lo perderà presto, e la casa, chi ce l'ha sarà costretto a svenderla, di sicuro agli stranieri che verranno a far shopping nell'Italia in saldo che gli offriremo fra qualche anno. 
Non ci sono i soldi - ci raccontiamo - non per mangiare, ma per pagare le tasse: strano modo di essere poveri e che è proprio di chi in passato magari ha investito nel mattone, la maggior parte degli italiani, e riteneva che questa fosse la maniera migliore per mettere da parte un risparmio che col tempo si sarebbe rivalutato. Sappiamo soltanto oggi che questo era un ragionamento sbagliato, perché valido fintanto che esiste un contesto di crescita economica. Il valore di questo risparmio, invece, sta precipitando ed è costoso addirittura conservarlo. 
"Dobbiamo vendere tutto e andarcene", mi ha detto sabato il padre di una compagna di scuola di mio figlio, "come ha fatto mio fratello che è andato in Nuova Zelanda e sta da Dio, addirittura gli restituiscono i soldi dell'energia elettrica se non la consuma", ha aggiunto. "E allora, che aspetti?", gli ho chiesto. "Il dilemma è proprio questo - ha detto ancora -: attendere che i figli crescano e che abbiano finito gli studi, prima di trasferirci, ma con il rischio che nel frattempo la situazione giunga al collasso, e quindi andarcene con la valigia di cartone tra vent'anni, oppure svendere adesso qualche proprietà, lasciare un lavoro o due ancora 'sicuri' e partire con un gruzzolo cospicuo ma con il dubbio di aver sbagliato a vederla così nera, dato che tutto è possibile, infondo, e perfino che nel nostro paese l'economia riprenda slancio".
Le previsioni non sono vere finché non arriva il loro momento, la resa dei conti, l'impatto con la realtà, e si rivelano tali oppure no. Quel che è sicuro, per ora, è il paradosso di una Sinistra che fa una riforma del lavoro di destra e toglie i diritti ai lavoratori, e un governatore della Bce per il quale si deve pensare a come assumere i lavoratori, non a come licenziarli. Ci sono 80 euro in busta paga e domani forse anche il Tfr, ma tassato, probabilmente al posto degli 80 euro di prima, di certo al posto di qualsiasi futura liquidazione al termine del rapporto di lavoro: è il gioco delle tre carte, venuto allo scoperto, qualora ce ne fosse stato il bisogno, anche grazie alle pacche di Merkel e Hollande sulla spalla di Renzi al vertice sul lavoro di Milano: "Jobs Act? Good job, mr. Prime Minister".
Ci sono siti nei quali non è necessario aspettare domani, ma dove già oggi imperversano pubblicità con slogan come: "Vendi casa ai russi" o "Vendi la tua azienda ai cinesi". Come a dire: gli italiani non hanno di che pagare, è inutile restare fermi in un mercato locale senza prospettive. Ci sono agricoltori che, per coltivare le patate spendono 20 centesimi al chilo e poi le vendono alla grande distribuzione che glie le paga la metà - sempre meglio che buttarle, dicono - ma chi glie lo fa fare ad andare avanti così. E ci sono contadini che non vengono dalla campagna, ma dalla città e solo di recente hanno scoperto che gli piace il verde e far finta di coltivare. Siamo noi, quelli che a volte di domenica prendono la famiglia e la portano sui campi.
Stavolta siamo andati a seminare un frumento dell'epoca romana, il grano Claudio, con un gesto per lanciare i semi - ci hanno detto di fare così - che partisse dal cuore e si aprisse verso la terra: discorsi densi di simbolismo, quelli che abbiamo ascoltato, sull'uomo quale tramite tra terra e cielo, lui che è in posizione verticale, grazie ai piedi piantati nella prima e lo sguardo rivolto al secondo, e che compie l'operazione sacro-sessuale di inseminare il grembo della madre terra, di aprirsi al futuro, di investire oggi per raccogliere domani: cose a cui uno normalmente non pensa quando va a comprare il pane al supermercato - è stato sottolineato - ma la verità è che le persone, immerse nella loro quotidianità, hanno altro per la testa e non vivono il presente con il ricordo costante di Adamo ed Eva.
I bambini giocano spensierati, per fortuna. I genitori parlano senza prendere decisioni. Mia cugina però una scelta l'ha fatta: ha cinquant'anni e sta per partire con il marito e i figli già grandi per il Brasile. Lascia tutto quel che ha, poco a dire il vero, perché laggiù il lavoro del marito viene pagato, mentre da noi sono due anni che aspetta i soldi dalla pubblica amministrazione. E' un po' tutto alla rovescia questo mondo in cui viviamo, dove a emigrare sono gli adulti e dove la terra la comprano i ricchi...e dunque non è di tutti, come invece sosteneva il guru di ieri che ce la faceva seminare: i 174 ettari della tenuta alle porte di Roma, coltivati a frumento e adibiti prevalentemente al pascolo delle pecore, scopriamo infatti che appartengono a una nota famiglia romana che è nella moda da quasi cento anni e che solo da dieci ha investito in questa azienda agricola.
Forse è di moda fare i contadini e vendere, a chi se la vuole comprare, la ricotta a 14 euro al chilo. Sta di fatto, però, che almeno loro ci credono nel futuro dell'Italia e, quando li incontri, ti sembrano spensierati, beati loro, proprio come bambini.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Colgo oggi l'occasione di farti i complimenti e ringraziarti per quanto ci dai attraverso i tuoi scritti che, oltre a leggerli, continuo a pubblicare sulla mia pagina e in vari gruppi Facebook anche dopo che hai deciso di lasciare tale strumento di comunicazione sociale (e non hai tutti i torti).
Mi spiace non poter commentare sul blog in quanto i miei interventi vengono scartati e non riesco a capire quale sia il problema informatico che porta a ciò. Ho tentato in più occasioni e con procedure diverse ma il prolblema permane. Mi spiace, ma non è di certo disinteresse per i tuoi lavori.
Un caro saluto e a presto.
Luca Bianco

sicampeggia ha detto...

Fai benissimo Cristiano a portare i tuoi bimbi sui campi e a farli giocare con la natura. L'importante è essere consapevoli che il vostro è un "far finta di coltivare" perché, tu capisci, che non si può seminare senza prima aver arato e senza poi guardare a lungo il cielo sperando che piova.
(chissà quanto prenderanno in contributi P.A.C i proprietari di questi 174 ettari? E comunque, oggi, se investi in terreni, ti conviene buttarti su quelli agricoli: ci paghi meno tasse e non è detto che un giorno la loro destinazione d'uso non possa cambiare.
Ma quanto sono cinica!)
E si potrà andare all'estero senza prima aver provato a cambiare qualcosa e senza poi provare una devastante nostalgia per quello che si è lasciato?
Per tua cugina e per tutti gli altri, spero di si: quando si arriva a sopravvivere non ci si può permettere il lusso di combattere perché le cose cambino.
Ah, la ricotta che faceva mia madre, sublime! cinque euro al chilo ma solo il giorno della produzione altrimenti, se rimaneva, la regalava perché, secondo lei, non era più fresca!
Occhio che tra un po' si inizia con la raccolta delle olive, una bella esperienza per i tuoi bambini ma anche per te.

Cristiano Camera ha detto...

I bambini, e anche noi adulti, sui campi andiamo a giocare e a trascorrere qualche ora all'aria aperta, ne siamo consapevoli.
Io non sono, in assoluto, un nostalgico e, se poi trovassi da qualche parte una buona realtà, sinceramente tanto meno.
Andremo anche noi, quest'anno, a raccogliere le olive (in Sabina), ma mi dicono che la produzione è stata falcidiata dalla mosca dell'olivo. Una ragione in più per metterci a giocare.

sicampeggia ha detto...

Bene Cristiano allora ti auguro di trovarla una realtà buona o, almeno, migliore di questa.
Da noi la mosca non arriva quasi mai (fa troppo freddo) però quest'anno ci si è messo il maltempo estivo e anche qui la produzione è più bassa dell'anno scorso, vorrà dire che regoleremo il nostro consumo d'olio.
Dopo la raccolta mi dici perché, secondo te, l'ulivo è il simbolo della pace.
A presto.