venerdì 10 ottobre 2014

Bill Gates docet, ma la scuola deve formare persone libere


Stamattina ho letto su alcuni quotidiani on-line il decalogo che Bill Gates ha approntato per gli studenti della scuola superiore. Per il fondatore di Microsoft sono appunto 10 le cose che in classe non vengono insegnate e che dunque ha voluto sottolineare in occasione di una cerimonia di diploma davanti a migliaia di ragazzi. Eccole:

1 - La vita è ingiusta, bisogna abituarsi. 
2 - Al mondo non importa granché della vostra autostima. Piuttosto, si aspetta che combinate qualcosa, prima di poterne gioire voi stessi. 
3 - Non si guadagnano 60.000 dollari all’anno appena usciti da scuola. Non ci saranno telefono e auto aziendale per voi, se non ve li sarete guadagnati. 
4 - La vostra insegnante è dura con voi? Aspettate di avere un capo. 
5 - Lavorare in un fast food non significa “abbassarsi”. I vostri nonni chiamavano situazioni simili “opportunità”. 
6 - Se fate qualche guaio, non date la colpa ai vostri genitori. Basta piagnucolare, prendetevi le vostre responsabilità e imparate dai vostri errori. 
7 - Prima della vostra nascita, i vostri genitori erano molto diversi da come li conoscete. Sono decisamente peggiorati a furia di pagare le vostre bollette, pulire i vostri vestiti e ripetere all’infinito quanto siete bravi e intelligenti. Quindi, prima di diventare vegani e andare a salvare le tartarughe, iniziate a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che si trova al suo interno. 
8 – A scuola può capitare che vi siano state date delle opportunità all’ultimo minuto per non essere bocciati. Scordatevelo nella vita reale! 
9 - La vita non è divisa in quadrimestri, e durante l’estate bisogna darsi da fare quanto in inverno. E sono molto pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi ad essere assunti: è una vostra responsabilità. 
10 – Non fidatevi dei professionisti che si vedono nelle fiction televisive: non avrete così tanto tempo libero. Nella vita reale, le persone lasciano il caffè a metà e vanno a lavorare.

Per il magnate americano, all'uscita dalla scuola i ragazzi si scontrerebbero inevitabilmente con il duro mercato del lavoro e non solo: con una vita ingiusta, addirittura, dove non esistono seconde possibilità, né tempo libero, né il tempo per bere un'intera tazza di caffè (vabbè, dalle loro parti lo fanno lungo o 'all'americana', non ristretto).
Dai suoi dieci consigli, mi pare emerga una visione della vita concentrata sul lavoro dipendente e perfino subordinato, nel senso stretto del termine, inclusiva di ogni altra sfera dell'esistenza. La vita come dedizione e sacrificio assoluti al lavoro, nel e per il quale sfuma ogni altro aspetto: affettivo, familiare, giocoso, felice, ciascuno può individuare la soddisfazione che più gli compiace, addice e desiderabile... per poi rinunciarvi, immediatamente dopo e per sempre.
Evidentemente, Gates parla da imprenditore o, meglio, da padrone. Probabilmente, pensa di avere a che fare e di rivolgersi ai propri dipendenti, che forse giudicherà nullafacenti e irresponsabili. Non sa che le ingiustizie accadono anche agli adolescenti e che molti di loro non hanno neppure la minima idea di cosa sia l'autostima, perché semplicemente per sé non ne hanno affatto e perché il mondo è stato già abbastanza duro con loro da non avergli mai fatto un solo complimento col quale gongolarsi. E non sa nemmeno che forse 60mila dollari nessuno se li aspetta all'uscita da scuola, ma magari trovare un lavoro e non farlo 'a gratis', questo magari sarebbe un sogno niente male, altro che auto aziendale. 
Quanto al lavoro nei fast food, non so se i giovani lo disdegnino: so però che in Italia ci vuole la raccomandazione anche per lavorarci e che, all'uscita dall'università, a me non mi presero neanche in considerazione in questi 'ristoranti', qualcuno mi disse perché ero "troppo qualificato", ma per me sarebbe stata in ogni caso un'opportunità, perlomeno di guadagnare qualcosa nell'attesa di un lavoro migliore. Senza difficoltà, mi assunsero invece in un Mc Donald di Londra, dove ero andato a imparare l'inglese dopo la laurea: fin dal primo giorno mi diedero una divisa, un contratto, un conto corrente in banca dove versare lo stipendio, un'assicurazione contro gli infortuni, molti ordini e un giubbotto lercio da indossare per entrare in un freezer grande quanto una camera da letto, per portare e prendere le scatole con gli alimenti da preparare. Nel fast food inglese ero l'unico bianco, oltre alla manager dispotica, a lavorarci: gli altri dipendenti erano tutti di colore e molti di loro si pagavano gli studi con quel lavoro. Ma Gates pensa che i ragazzi abbiano tutti la puzza sotto il naso.
Quanto al non prendersi le proprie responsabilità, il mio figlio più piccolo, di tre anni e mezzo, quando gli cade l'acqua sulla tovaglia dice che "è caduta da sola": non ammette che è stato lui, ma nemmeno dà la colpa ai genitori. L'altro mio figlio di sette anni, invece, ammette le proprie colpe, anche se talvolta con strafottenza. E vero: non sono perfetti, i miei bambini, ma neppure del tutto ingiusti. E so che gran parte del merito di questo loro atteggiamento 'verso la propria responsabilizzazione' è della scuola, dove insegnano a far tesoro degli errori e ad accollarseli, non solo del papà e della mamma.
Per quanto riguarda l'occuparmi dei miei bambini e il pagare le bollette anche loro, io non mi sento peggiorato rispetto a prima, a quando cioè non avevo ancora figli. Sento invece di essere cresciuto, e molto, grazie a loro. I miei figli sono stati e sono per me un'opportunità in questo senso, non una qualche cosa di controproducente. Quindi, nessun senso di colpa per i miei figli, eh Bill?!
Non sono d'accordo con Gates anche sul punto delle possibilità last-minute: la vita concede delle seconde opportunità, anche se raramente. A volte, per fortuna, quando si chiude una porta si spalanca un portone. Un mio consiglio, se qui è permesso: siate ottimisti, ragazzi, però preoccupatevi di cercarli, i portoni.
E, preferibilmente, entrate in quelli che conducono in aziende dove sarete rispettati, non solo nei contratti, ma anzitutto nella vostra dignità di persone. Dove sarete trattati da gente libera e non da moderni schiavi dalla vista annebbiata dalla falsa prospettiva di diventare nuovi Bill Gates. Difficilmente, si riesce ad emanciparsi e ad avere un buon stipendio se prima non si è liberi, anzitutto mentalmente. Lo insegnano e dovrebbero insegnarlo a scuola questo, a ragionare con la propria testa, ad avere delle idee e a esprimerle, e a non reprimerle, e a trovare il modo di realizzarle. Studiare non serve ad altro che a questo: a divenire se stessi, ad affermarsi.

4 commenti:

sicampeggia ha detto...

Già che c'era poteva pure scrivere: "imparate subito a riconoscere i vostri colleghi migliori e rubare le loro idee e modificarle quel tanto che serve per rivenderle come vostre e porre così le basi per guadagnare i 60.000 mila dollari all'anno di cui sopra e anche più. A ripulirvi la coscienza ci penserete in seguiti con la beneficenza".
Stamattina ho sentito uno che diceva che in Italia ci sono 4 milioni di lavoratori stranieri sottintendendo che ciò è possibile perché ci sono altrettanti italiani che quei lavori non vogliono farli. "Vacci tu a lavorare per due lire" ho urlato al televisore.
A me i difensori di questo modello di liberismo estremo che, da posizioni privilegiate anche se "sudate", pontificano, sentenziano e danno consigli sulla vita degli altri risultano odiosi: perché in questa società non ci può più essere, né ci deve essere, spazio per chi pensa che la vita non sia tutta successo e competizione (come se potessimo essere tutti lavoratori ultrapagati che svolgono il lavoro dei loro sogni)? Non saranno tutte scuse per convincere la gente ad accettare trattamenti sempre peggiori con la chimera di realizzazioni future?
E poi perché aspettarsi dalla scuola sempre più di quello che primariamente deve fare? La scuola è fatta per insegnare nozioni e metodi per apprenderli e quando riesce a farlo, ha già fatto il suo dovere; L'educazione si insegna primariamente a casa come pure il modo di affrontare la vita.
Che mondo complicato aspetta i nostri figli!
P.S: anche io mi sento cambiata da quando è nato mio figlio e in meglio. L'unica cosa che è peggiorata è la quantità di tempo che ho per me stessa ma, se è lecito andar di fretta per il proprio lavoro, perché dovrei "accusare" mio figlio di avermi "tolto" del tempo?
E dire a mio figlio: "sei intelligente, sei bravo" è una delle cose che mi da maggior soddisfazione perché, mentre lo dico, ogni volta penso: "tu davvero potresti rendere il mondo un posto migliore".

sicampeggia ha detto...

Mi rendo conto adesso che ho usato un tono un pochino aggressivo: scusa ma a me questo genere di ragionamenti fa perdere la calma.
Grazie per il bel post e a presto.

Cristiano Camera ha detto...

Ma quale aggressività? Hai perfettamente ragione: "tutte scuse per convincere la gente ad accettare trattamenti sempre peggiori con la chimera di realizzazioni future".
A proposito di aggressività: secondo te è possibile che io, da ieri sera, successivamente all'uscita di questo post, sia stato aggredito con una sfilza senza precedenti di mail-spam virulente? (Nella mia casella di posta ne ho trovate almeno una cinquantina, mentre di solito ne conto una o due a settimana).
Non sarà mica che, se uno critica Bill perché non la pensa come lui, si ritrova bersagliato, da lui che senz'altro può, da una coltre impressionante di cyber-attacchi? Ma no, figurati se Bill pensa a me? E' di sicuro soltanto una strana coincidenza.

sicampeggia ha detto...

"La seconda che hai detto" ma magari ci sono in giro fans scatenati che si vendicano se gli tocchi il guru. Piuttosto ho notato che il mio blog non aggiorna in tempo reale i tuoi post: dell'ultimo ho saputo da TW, ma potrebbe essere un problema mio.
Ma ci pensi se questa conversazione arrivasse tra le mani di qualche uomo del futuro, tipo tra mille anni, decontestualizzata, come un frammento digitale di una rete ormai sfilacciata e inutilizzata, secondo te che penserebbe?
Comunque debbo darmi una calmata: come dice spesso mio marito quando mi infervoro: "hai ragione ma rimane il fatto che io domani mattina dovrò alzarmi per andare al lavoro" per dire che, al di là delle chiacchiere, qui non cambia nulla nemmeno adesso che tutto sta peggiorando. La gente è affetta da ottusità acuta e grave perdita di senso delle priorità e chi è sano, è troppo preso dalla sopravvivenza.
Grazie per la risposta, a presto.