giovedì 4 settembre 2014

E' stato come avrei voluto aspettarmi che fosse


L'immaginazione si mescola alla realtà in ogni viaggio che si rispetti. Non solo nelle aspettative, non soltanto nei luoghi dove si vorrebbe tornare. Che non corrispondono più, ormai, a quelli del passato, né i luoghi né i ritorni stessi, perché tutto è cambiato, perfino noi stessi che spesso e volentieri ci crediamo ancora quelli di una volta. E ovviamente anche gli altri, che rincontriamo dopo un po' di tempo, sono diventati tutt'altro da prima. I luoghi e le persone, riviste a distanza di anni, non sono più quelli di prima, ma altra cosa, quasi sempre deludente, perché nella memoria tutto ha una dimensione idilliaca e, sarà come sempre per istinto di conservazione, ricordiamo soprattutto la parte buona degli avvenimenti, mentre rimuoviamo quella negativa, eppure ce ne saranno stati di lati oscuri nelle situazioni che ci sono capitate, almeno quante quelle che intravediamo nel presente con cui facciamo i conti.
Dicevo della realtà e dell'immaginazione che si mescolano: questa frase appartiene a un modo di dire abbastanza usato. A dire il vero però, io intendevo parlare della fusione, e non della mescolanza, delle due sfere, quella concreta e quella ideale. Esistono infatti situazioni tali, nelle quali le aspettative vengono rispettate pienamente e alcune cose sono esattamente non come te le aspetti, ma come vorresti aspettarti che fossero. La differenza è sottile ma sostanziale: aspettarsi che una realtà sia fatta in un certo modo e abbia certi connotati presuppone, letteralmente, una grande capacità intuitiva, se non una forte dose di presunzione, di certo una sequela di delusioni. Trovare, invece, inaspettatamente, quasi per caso una tale realtà, vuol dire, al massimo, essere fortunati. E infatti, proprio di fortuna si tratta quando ci si imbatte in una situazione che è 'identica a quella che avresti voluto aspettarti'.
Non diciamo forse "non me lo aspettavo", quando siamo innanzi a una bella sorpresa? E questa bella cosa non è quella che avremmo voluto attendere e che, magari fino a ieri sera, era vera soltanto nei nostri sogni? Lì stava, non fuori, ancora ieri i due mondi erano distinti mentre ora sono fusi.
Nel viaggio che ho fatto, ho rivisto mio fratello, nemmeno troppo tempo dopo l'ultima volta che ci siamo incontrati. Un giorno, percorrendo insieme duecento chilometri in macchina, abbiamo parlato per tre ore di seguito, trovandoci d'accordo su molte cose che ci dicevamo. Ci siamo raccontati delle nostre attività lavorative, ciascuno di noi ha fatto delle proposte all'altro e dato qualche consiglio. Abbiamo ricordato molti episodi passati di vita familiare e, quando uno dei due mostrava poca memoria riguardo a qualche circostanza, l'altro gli raccontava come erano andate le cose. Ci siamo dati anche dei chiarimenti riguardo alcune circostanze nelle quali ci eravamo trovati in disaccordo. Abbiamo parlato ovviamente anche dei nostri rispettivi figli, del nostro e del loro futuro nel quale, ogni volta, abbiamo ritrovato riferimenti che riguardano inevitabilmente anche il nostro stesso passato.
Intanto che viaggiavamo, mentre il futuro ci inseguiva, noi andavamo verso il passato, l'unico tempo che conosciamo, dal momento che il presente è quella dimensione che evapora costantemente, mentre ciò che ci resta è soltanto quel che abbiamo fatto e che ricordiamo. Anche qui, così come nel discorso sulle aspettative, c'è una fusione degli elementi, dove il nostro andare avanti non corrisponde ad altro che a un cercare il passato. Siamo come il fiume che scorre verso il mare e dalla cui stessa acqua è nato. Ed è fantastico quando ti accade di intuire che questa percezione non è soltanto tua, ma, in un certo momento, e da quell'istante in poi, è condivisa con qualcuno a cui vuoi bene.

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