venerdì 27 dicembre 2013

Qualcuno alle loro spalle è scomparso per sempre


I bambini sono nella stanza accanto e la signora mi dice: "Mi è dispiaciuto per tua zia".
"Non dire niente a Dodokko: le era affezionato", mi raccomando subito, aggiungendo ad alta voce un pensiero che mi viene in mente lì per lì: "Questi bambini non fanno in tempo a girarsi da una parte che qualcuno alle loro spalle scompare per sempre".
"Dov'è?", chiederanno un bel giorno e la risposta sarà vera o falsa, a seconda dell'età che avranno in quel momento, oppure una mezza verità o una mezza bugia, che è la spiegazione più probabile che potremo dargli, ne sono convinto, fra qualche anno soltanto. Ma il fatto resta, ed è che, ai loro occhi, la gente sparisce, all'improvviso, di punto in bianco, senza una ragione e senza la minima spiegazione.
Poco prima che morisse mio padre, fu proprio questa zia a dirmi come stavano le cose e ciò che sarebbe successo di lì a pochi giorni. Eravamo a Milano, in una macchina che ci portava all'ospedale e lei mi confessò, senza mezzi termini, che non c'erano speranze per lui. Avevo diciassette anni, e non l'età dei miei figli, e la verità era una cosa che mi era dovuta. Ricordo che, mentre mi parlava, rimasi a guardarla senza farle domande: non ero né triste e né tanto meno allegro, ero senza espressione, forse mi aspettavo oppure non mi rendevo conto di ciò che mi diceva.
La sorella di mio padre, quella fra i miei parenti a cui ero più affezionato e quella che più di tutti mi ricordava lui, se n'è andata qualche giorno fa, la seconda a morire fra i figli dei miei nonni paterni.
Questo evento mi appare in continuità con quello capitato ventisei anni fa, sia per il legame che c'era allora, tra fratello e sorella, che per quello mantenuto fino a ieri con i suoi nipoti. Ho pensato spesso, in questi giorni, a una parola che qui non c'entra niente ma che è entrata lo stesso, ostinatamente, nella mia testa: 'nemesi', questa dea distributrice della giustizia e dell'equilibrio fra bene e male. Il bello della vita e di cui tutti godiamo, anche i più miserabili e sfortunati, e poi la morte, a far da contraltare e a ristabilire, su un piano del tutto opposto e con un peso altrettanto importante di quello di una vita vissuta, la parità, lo zero. Che non è un numero senza senso o un niente di niente, ma è quella puntina sulla bilancia che segna questa cifra quando due pesi identici, entrambi massicci o leggeri, e opposti, uno da una parte e uno dall'altra, si bilanciano, appunto. E' semplicemente questa la ragione per la quale la morte non ci lascia privi di strascici: non è un azzeramento, ma un ripercorrere al contrario ogni cosa che è stata e le cui conseguenze, il loro peso, sono ancora vive e tutte ancora presenti, fra noi.
E tuttavia accade ad alcuni, soprattutto ai bambini e più spesso di quanto si immagini, che qualcuno scompaia per sempre alle loro spalle, senza che se ne accorgano. Come se nulla fosse mai accaduto, come se nessuna vita fosse mai esistita. Come una perdita improvvisa di memoria. Uno zero assoluto, qui per davvero senza alcun senso.

1 commento:

sicampeggia ha detto...

Io la ricordo la prima volta che ho capito cos'è la morte, non saprei dire quanti anni avessi ma quella sensazione la ricordo ancora adesso. Era una donna anziana ma dolce e vivace, con lei non avevo un particolare rapporto di parentela o amicizia, era una conoscente tuttavia fu la sua dipartita a farmi capire l'irreversibilità della morte, che è poi il suo aspetto più crudele. Mi ricordo che ci ripensai per giorni: mi pareva impossibile che una persona così vitale potesse non esserci più. Solo più tardi ho capito che, in un certo senso, nessuno scompare per sempre.
Mi dispiace tanto Cristiano, un abbraccio a te e ai bambini.