giovedì 4 luglio 2013

Estate


Sul momento non ce ne accorgevamo: era il tempo trascorso vicini, giorno dopo giorno, a renderci felici. L'estate non era altro che l'occasione per stare insieme a lungo. Durante l'anno scolastico ci incontravamo la sera e il fine settimana. Momenti che duravano poco e che terminavano con l'ennesima divisione, il lunedì mattina. 
Abbiamo sempre scambiato la felicità essenziale, dello stare insieme l'estate, con quella della circostanza occasionale. Per esempio, quella di andare a raccogliere le more o l'uva fragola oppure quella di pescare di fronte allo scoglio. 
Agli occhi di un bambino, queste avventure erano magiche, sensazionali, addirittura sovrumane. Tornavo a casa ancora pieno di adrenalina, con i muscoli tonici e senza appetito. 
Ancora oggi, ogni estate desidero ritrovare quel mondo mitico. Cercando inconsciamente posti che assomiglino a quelli vissuti da ragazzino. In questi luoghi, che vorrei fossero gli stessi - "quelli di una volta", come dicono gli anziani come me -, ripeto le stesse azioni che hanno reso alcuni istanti della mia infanzia pieni di soddisfazioni e memorabili.
Non c'è bisogno di dire che ogni posto oggi è deludente, se paragonato a quello che ricordo. La memoria trasforma la realtà e l'abbellisce, colorando anche ciò che era grigio. Ma la cosa bella non era, appunto, il luogo in sé o la circostanza particolare o quel momento preciso o quella persona in particolare con la quale dialogavo. Ma tutta questa serie di cose: quella persona, con cui eravamo in quel momento e in quel luogo, in quella tale e unica circostanza. Situazioni che ovviamente non possono e non potrebbero ripetersi, anche se mio padre ci fosse ancora.
Ora come allora, siamo alla vigilia della partenza per le vacanze. Fra due settimane raggiungeremo un posto lontano e talmente diverso da quelli in cui viviamo abitualmente, che soltanto arrivarci e trovarcisi avrà i connotati più avventurosi. 
Quest'estate vorrei comprare un motore per il mio gommoncino e magari pescare un pesce grande per mangiarlo insieme la sera. Chissà cosa ricorderanno i miei figli, quando saranno grandi, dei giorni che trascorreremo insieme.

martedì 2 luglio 2013

Senza salutare nessuno


Si è svegliato ed è andato a sedersi 
di fronte alla sua ciotola di latte.
Senza salutare nessuno.
Il bambino ha guardato la tazza 
a lungo prima di bere un sorso.
Tutt'intorno voci  
che pretendono di essere ascoltate.

Altre voci che negano e che vogliono 
anche loro il proprio spazio.
Tutto lo spazio.
Voci e ancora voci
di un egoismo scontato.
Che non è quello di chi 
tiene soltanto a se stesso,

ma di chi è convinto di non avere avuto.
E ora vuole, vuole solo per sé:
una compensazione, una rivalsa, una dimostrazione.
E in mezzo quel silenzio.
E quella domanda altrettanto scontata 
che in cucina precipita come un fulmine: 
"Perché non saluti, la mattina?".   (2013)