martedì 25 giugno 2013

Il colore giallo


Se i colori fossero tutti gialli
come dici tu
sarebbe giallo il verde
lo sarebbe il rosso
e anche il blu.
Se il mondo fosse tutto giallo
perfino gli alberi e il mare 
e le montagne sotto la neve
avrebbero questo colore.
Anche la notte più nera
sarebbe gialla.
E il sole più giallo 
luminoso e talmente caldo
che i vestiti gialli 
si asciugherebbero 
in un momento.
I tuoi capelli gialli
che brillano sempre
appena c'è un po' di vento
sarebbero gialli 
anche con la luce spenta
quando ti addormenti.   (2013)

giovedì 20 giugno 2013

La bicicletta

Garçon à vélo ©Jean-Philippe Charbonnier

L'uomo inventò la ruota.
Il bambino, il segreto di andare in bicicletta.
Il papà lo ha accompagnato, tenendolo per il sellino.
E poi, d'accordo con lui, l'ha lasciato,
prima per pochi metri, dopo per tutto il viale.
L'andatura non è rettilinea
e il manubrio trema.
La schiena è ancora curva,
adesso come allora,
quando l'uomo inventò la ruota.   (2013)

venerdì 14 giugno 2013

Quando il leoncino mangia


La colpa è nostra, non loro. L'essere umano ha bisogno di spiegazioni verbali, dettagli, nonché la sicurezza del tempo che occorre a risolvere il problema. L'assenza di tali elementi ci fa preoccupare: l'incertezza di capire chi non sa ancora esprimersi bene a parole e quella che deriva da una brutta situazione che, ti sembra, non evolva mai verso il meglio.
E poi, improvvisamente, tutto finisce e torniamo alla normalità, il bambino piccolo è guarito e sta bene.
Ripenso a questa scena, ricorrente e più che mai visiva, per quanto mi riguarda: "Quando il leoncino mangia / la leonessa ringiovanisce", e mi tornano in mente tante situazioni nelle quali il pericolo quasi non ci travolgeva.
Quanti sospiri per una vita che, non dimentichiamolo, è sempre appesa a un filo. E quante spiegazioni, e parole, e piccole soluzioni momentanee, di cui abbiamo necessità ma che servono soltanto a distrarci e a farcelo dimenticare.
Adesso ho solo voglia di un bicchiere d'acqua, come quello bevuto l'ultima volta in riva al mare, il vetro riempito di luce, per un attimo, il sole fra le mani.

giovedì 6 giugno 2013

Il disegno sul vetro appannato


E' trascorso quasi un anno da quando abitiamo più vicino al lavoro. Ed è dal giorno in cui ci siamo trasferiti che torniamo sempre nella vecchia casa, nei fine settimana. Ritroviamo non solo un luogo o delle abitudini o degli oggetti, come vestiti, giocattoli, libri. Ogni volta incontriamo, invece, soprattutto la nostra storia, anche la più recente. Una casa, specie quella dove sono nati dei figli, non è un posto qualsiasi, ed è difficile sbarazzarsene, cancellarla dalla memoria oppure venderla. Ci sono i tuoi ricordi, lì dentro, e i ricordi sono il collante con il nostro passato. 
Leggere un libro con i bambini prima di addormentarci, cucinare insieme, passeggiare su strade che in passato abbiamo calpestato decine di volte: il ritorno a queste consuetudini non è piacevole soltanto per il bel racconto narrato o la buona riuscita della ricetta o il panorama, bello come un tempo, che ci circonda mentre camminiamo. 
La bellezza di cui parlo è fatta della stessa sostanza del disegno sul vetro appannato, lo stesso della poesia di Juan Rodolfo Wilcock: un rapido segno su una superficie rigida e fredda, il manifestarsi, per un attimo, della vita e del suo passaggio, mentre le gocce d'acqua già si riprendono il posto che apparteneva loro, invadendo il disegno e cancellandone ogni traccia.
Ritorniamo, e tutte le volte, per quanto possiamo, lo facciamo per recuperare, per un istante soltanto, pezzi di vita che ci sono stati sottratti.