sabato 9 febbraio 2013

Anch'io volevo guarire i ciliegi (e lo vorrei ancora)


E sì, era il tempo della grandi idee...ideali, cose imparate da piccolo e promesse sempre mantenute. Uno sforzo durato una vita, per non tradirmi, per non ammettere a me stesso di aver perso tempo. 
Vorrei ancora poter pensare di guarire i ciliegi, avere un sogno, immaginare che esistano realmente persone che, quando parlano, dicono parole che effettivamente pensano.
No, anche se lo desidero, i miei ciliegi non fioriranno più. Ci sono i miei figli, adesso, a sognare al mio posto. Ma non so se sperare che tradiscano presto il bambino per l'uomo: da un lato il sogno, dall'altro la realtà.
In mezzo due parole importanti: credere e amare. L'immaginazione non è tale se non si crede che l'oggetto a cui è rivolta sia vero e se non lo si ama ciecamente, con tutto il cuore.
E loro non mettono in discussione la realtà. Quanto è bello poter dipingere il mondo con i colori del nostro astuccio. E guardarlo con i propri occhi, non ha del miracoloso?
Sarebbe meraviglioso non considerare di nuovo quello stesso mondo che vuole pigliarti per fame, non badare a esso, la realtà, quella che hai in mente tu, non quella degli altri.
Sfogliare i tramonti in prigione: è questa la fine di chi, diventato adulto, sogna ancora a occhi aperti.

Nessun commento: