martedì 5 febbraio 2013

Abbracci


L'ho capito fin dai tempi di Skipper e Minnie, i miei due cani dai caratteri diametralmente opposti, che certe cose sono tali e immodificabili. Prima uno crede, molto idealisticamente, che siamo tutti uguali o che, se siamo diversi, lavorandoci un po', possiamo raggiungere gli stessi risultati. Invece, la realtà è un'altra, perché i punti di partenza, in primis, sono differenti. E non si tratta soltanto di trovarsi in anticipo o in ritardo rispetto agli altri, ma di essere, tutti, sempre diversi. Non c'è un cane uguale a un altro e non esistono nemmeno due persone identiche fra loro. Non serve a niente dannarsi per correggere o per addomesticare, perché abbiamo sempre a che fare con un'indole, una personalità, un carattere autonomi. Possiamo soltanto dare degli esempi e cercare di spiegare, confidando nell'ascolto e nell'elasticità di chi ci sta davanti. Oltre questo non andiamo.
L'altro giorno ho assistito a due belle scene, di quelle capaci di riempirmi di gioia e che hanno a che fare con le qualità innate, ma che mi hanno fatto domandare lo stesso "dove hanno imparato certi gesti, i miei figli?". Siamo usciti da casa per andare a scuola e il piccolo non ha voluto che gli tenessi la mano con la mia, come facciamo di solito, mentre camminavamo per la strada, preferendo e cercando, invece, quella del fratello maggiore. Come mai questa scelta? Nessuna invidia, ci mancherebbe!, da parte mia, ma perché questa preferenza inedita?
E al ritorno da scuola, appena si sono incontrati nel corridoio di casa, si sono abbracciati come se non si vedessero da secoli. Sono rimasto sbalordito, e ai limiti della commozione. Non è che si amino sempre i due fratelli, anzi, bisticciano spesso, com'è normale, spesso a causa di un giocattolo che è di uno e che magari sta usando l'altro o per ragioni di gelosia. Ma poi, ogni volta, basta davvero poco perché facciano la pace: un sorriso, una battuta allegra, l'offerta di un piccolo dono.
Le cose innate e che non si apprendono sono sempre una sorpresa per noi adulti che abbiamo la convinzione di aver imparato tutto dagli altri e dall'esperienza. Eppure, dobbiamo capacitarcene, il nostro ruolo di genitori-guida è davvero marginale, perché ciascuno di noi regge soltanto il timone della propria nave, e non anche quello di altre, a partire dalla più tenera età. 
Dunque, da osservatore esterno, più che da genitore, oltre a compiacermi per certi gesti spontanei, nelle mani che si stringono e che si accompagnano lungo la strada, e negli abbracci che nascono dal nulla e che non sono furtive messe in scena, ma si protraggono per più di qualche secondo, posso soltanto intravedere la bellezza della vita, quella naturalezza non ancora intaccata dall'artificiosità della mente, dall'elaborazione, dallo schema. 
Abbracci così fanno parte delle cose ferme nel tempo e sono della stessa bellezza del mare e di una prateria ancora vergine, dove l'uomo non ha messo mai piede. 

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