venerdì 7 dicembre 2012

I numeri e le parole


Non sono mai stato un genio in matematica, i numeri sono una cosa troppo astratta per i miei gusti. Un giorno ho letto, nel Memoriale del convento, questa frase di Saramago: "E Baltasar dice, in tutto ho sentito dire che ne sono arrivati cinquecento, tanti, si meraviglia Blimunda, ma né l’uno né l’altra sanno esattamente quanti siano cinquecento, senza contare che il numero è, tra tutte le cose che esistono al mondo, la meno esatta, si dice cinquecento mattoni, si dice cinquecento uomini, e la differenza che c’è tra mattone e uomo è la differenza che si crede che non ci sia tra cinquecento e cinquecento, chi non l’avrà capito la prima volta non merita che glielo si spieghi la seconda".
Da quando ho riflettuto su questa definizione, ho compreso perché io e la matematica non andiamo d'accordo ovvero ho realizzato che, per essere capita, questa scienza, è necessario riferirne i numeri a qualcosa di concreto. Ad esempio, a cinquecento uomini oppure a cinquecento mattoni. Ma lo scrittore portoghese dice qualcosa di più: il numero cinquecento in questione non è lo stesso se rivolto a uomini o a mattoni e che, in questo senso, i numeri sono la cosa meno esatta del mondo dato che c'è cinquecento e cinquecento.
E ho capito che la matematica è opinabile, al contrario di quanto viene pubblicizzato fin dal primo giorno di scuola. E, ancora, che dare i numeri è una cosa che facciamo quasi sempre e molto più spesso di quanto crediamo. Ossia ogni qual volta che diciamo un numero e non pensiamo, non consideriamo, non soppesiamo, non immaginiamo realisticamente l'oggetto a cui questo si riferisce.
Nel post precedente, Gaza, quinto giorno di bombardamenti, il numero presente nel titolo non si riferisce a dei mattoni, ma ai giorni di bombardamento: è banale dirlo ma è necessario farlo, perché è poco scontato che si pensi a cosa effettivamente sia un bombardamento. E ancora, i quattro bambini morti non sono dei mattoni, ma hanno nomi e cognomi, età, una faccia e un corpo ciascuno e, nella foto, sono rappresentati così come sono: il risultato della guerra che, in una parola, è soltanto morte, nient'altro che questo. Quattro bambini morti: questo numero, quattro, assieme alle parole 'bambini morti', ha una gravità, un peso insostenibile.
La morte: una parola mai tanto vera come quando colpisce un bambino. Il bambino che è vita e vitalità, ed è il futuro, il sogno, la speranza. Come i numeri, anche le parole non sono le stesse se riferite a una cosa o a un'altra. E se un uomo muore di vecchiaia è una cosa accettabile, mentre non è accettabile che un bambino venga ucciso.
I quattro bambini del quinto giorno di bombardamenti a Gaza si sono addormentati troppo presto. Loro che, come ogni altro bambino sulla faccia della terra, non avevano sonno e volevano continuare a giocare.

Ringrazio Rosa Schiano e il suo blog per aver dato un nome, un età e un volto a quelli che di solito sono soltanto numeri.

Nessun commento: