lunedì 4 giugno 2012

Il tempo dilatato dell'infanzia


Avrò avuto dieci anni, era estate e ovviamente faceva caldo, la sera arrivava tardi, restavo fuori fino all'ora di cena. Ricordo ancora quel cagnolino ferito, dietro a un cespuglio di rovi all'ora del tramonto, le formiche già sulla sua pelle, i guaiti deboli. "Lo porto a casa", chiesi di poterlo fare. "No, sta per morire", la risposta secca. La gamma delle possibilità, fantasie ottimistiche, quasi sempre, quelle di un bambino. Una frase concisa, una sola, la realtà senza appello di chi decide, spesso, anche la vita o la morte di qualcun altro.
Ripenso a episodi come questo, ogni tanto, alla vista di una scena di tanti anni fa durata pochi minuti, infondo, ma intensa e più incisiva di molte altre, tanto da portare con sé, allora, sviluppi immaginari che andavano oltre le possibilità concrete del momento e tale da replicare nel ricordo e nel tempo, fino a oggi addirittura, e mi accorgo di quanto possa essere dilatato il tempo dell'infanzia, sia nella direzione della durata di un istante che in quella dell'enfasi o dell'importanza che da bambini attribuiamo anche alle cose più banali, come gli adulti spesso chiamano ciò che invece per i più piccoli può avere il massimo valore.
Ci sono incontri, come quello capitato qualche domenica fa a mio figlio, che durano non più di mezz'ora e che la sera fanno esclamare "che giornata meravigliosa". Si è semplicemente trattato di aver visto per caso un suo compagno di asilo al parco e di averci giocato insieme per un poco, tutto qui, nulla di eccezionale.
La durata delle cose dipende dall'importanza che attribuiamo loro e non dal freddo meccanismo dell'orologio: non tutto dura sessanta secondi o sessanta minuti o ventiquattro ore o cinquant'anni. La percezione del tempo è quanto di più soggettivo vi sia, altrimenti perché una settimana in ospedale non termina mai, mentre un mese di vacanza vola via come il vento? Questa prospettiva, poi, ha la capacità di invertirsi, almeno negli spiriti ottimisti, ai quali tornano spesso in mente i momenti belli e cancellano dalla memoria quelli più negativi.
Il tempo dilatato dell'infanzia non ammette la ripetitività, così come la intendiamo noi, e la banalità delle cose già viste e perfino queste sono capaci di riservare sorprese inattese. Nel mondo degli adulti succede invece esattamente il contrario: il fare quel che già conosciamo è ciò che cerchiamo perché ci riempie di sicurezza. Col passare degli anni desideriamo sempre più carne tritata per non fare più nemmeno la fatica di masticare.
I giorni stessi diventano triti, senza importanza, ripetiamo nozioni apprese a memoria e mai più rimesse in discussione, andiamo dove dobbiamo e torniamo sempre al solito punto di partenza. Finché la vita va così, se non vi sono intoppi improvvisi, i giorni durano, ininterrottamente, ciascuno ventiquattro ore.
E' spaventosa la scansione metodica ed esatta del tempo all'ombra delle lancette dell'orologio.
I bambini sono capaci di vivere fuori dal tempo e lo fanno ogni volta che definiamo distrazioni i loro interessi ovvero appena prima di 'ridimensionarli', prima di dire loro frasi come "è tardi" o "basta adesso" o "andiamo via", prima di consegnarli a una realtà che non è la loro, ma soltanto nostra: niente più possibilità e fantasie, le decisioni sono già prese e provengono dall'alto.

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