giovedì 29 dicembre 2011

Uova di struzzo decorate


Qualcuno si chiederà: "Ma cosa c'entra la conferenza di fine anno del presidente del Consiglio con questo blog, che tratta di tutt'altri argomenti?". Ebbene, il discorso di Monti che ho ascoltato oggi nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio ha fatto molte volte riferimento ai figli, ai quali noi genitori, grazie ai sacrifici che siamo tenuti a fare per non scivolare nel baratro, lasceremo senz'altro una situazione economica migliore di quella nella quale ci troviamo oggi. 
Voglio sorvolare sulla manovra del governo, sulla fase 1, 1 e mezzo e 2, sul decreto 'salva-Italia' e sul programma appena battezzato 'cresci-Italia'. Non intendo nemmeno ribadire che la manovra - così è - colpisce soprattutto i soliti noti, ovvero i meno abbienti, che a costo di sacrifici enormi e senza l'aiuto di nessuno si sono comprati una casa, che per loro resta l'unico risparmio e che non dà loro alcun reddito, e che magari stanno ancora pagandone il mutuo. Non desidero neanche soffermarmi sull'opportunità che anche la Chiesa paghi l'Ici o l'Imu, né sul fatto che perlomeno lo facciano gli immobili commerciali del Vaticano. Ancora, non mi va di parlare della necessità che le frequenze televisive vengano vendute e non, ancora una volta, regalate, anche qui...ai soliti noti. 
Equità, parola-slogan con la quale è stata lanciata la manovra di Monti, non dovrebbe soltanto significare che tutti devono pagare, ma che dovrebbe pagare soprattutto chi ha sbagliato: chi ci ha ridotti in questa situazione economica disastrosa. Ovvero i politici che ci hanno governato fino a oggi e la classe dirigente economico-finanziaria che ha fallito ovunque ha operato, sciupando le risorse dei contribuenti e riducendoci alla fame.
Ciò di cui mi interessa veramente parlare qui è lo british humour di Monti, il quale, seduto affianco al presidente dell'Ordine dei giornalisti e di fronte al presidente e al segretario dell'Fnsi, ha preso in giro in modo disinvolto un giovane collega giornalista innanzi a una platea di giornalisti, nel giorno dedicato ai giornalisti. Stefano Feltri del Fatto Quotidiano ha chiesto conto al premier dell'acquisto, da parte dell'Agenzia del Territorio, di uova di struzzo decorate per la somma di più di tremila euro. Una cifra irrisoria - è evidente - rispetto al complessivo deficit italiano, ma pur sempre uno spreco sul quale il presidente del Consiglio avrebbe fatto meglio a non ironizzare con frasi come: "La ringrazio per la segnalazione" o "Certamente mi sembra motivo di grande allarme" oppure "Me ne occuperò nella fase uno e mezzo".
Ma ciò che mi ha colpito, più di qualsiasi ironia britannica, sono state le risate dei giornalisti presenti in platea, i quali, invece di solidarizzare con il collega Feltri, lo hanno appunto deriso, mostrando un atteggiamento di totale e conveniente schieramento con il potere. E c'è stato anche chi ha fatto di più che sorridere ovvero il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, il quale ha cercato di censurare, fortunatamente senza riuscire a togliergli la parola, il collega del Fatto Quotidiano quando quest'ultimo ha voluto fare un'ultima domanda al premier.
Insomma, non mi piace né chi fa dello humour dall'alto di una cattedra come fa il professor Monti e né il tutti contro uno. E nemmeno mi piace il giornalismo schierato con il potere, né la mancanza di sensibilità. Faremo dei sacrifici, noi italiani, dal prossimo anno in poi, pagando più tasse di prima per far star meglio i nostri figli in futuro. Ma il presidente del Consiglio faccia anche lui il sacrificio di non ironizzare quando un giornalista mette in evidenza un problema. E i colleghi che non vogliono controllare chi ci governa non deridano chi invece vuole svolgere questa funzione, che è la più alta e preziosa che il giornalismo possa offrire ai cittadini.

lunedì 19 dicembre 2011

Sabato


I nostri passi sulla spiaggia
non avrebbero mai potuto
fare la rima
con il rumore del vento.
Nessuno viaggia insieme
nei giorni di tempesta.
A parte la sabbia con l'aria
e l'acqua.
Linee sottili separano i colori.
Sfumature distinguono il mare dalla terra.
Il respiro non è che una percezione.

Soltanto per i gabbiani
le onde
sono un parco di divertimenti.  (2011)

domenica 18 dicembre 2011

Il cavallo di Ulisse


CANTO DEL CAVALLO

Dopo dieci anni di una guerra
che non finiva mai, una bella mattina
i Troiani
che stavano sempre con la testa penzoloni
dalle mura,
vedono che le barche greche
hanno le vele gonfie per tornare a casa
e sulla spiaggia è rimasto un cavallone di legno
grande come un palazzo, con delle placche d’oro
sulla schiena che parevano fatte di lucciole.
“Portiamolo dentro che è un regalo che ci hanno lasciato!”
Dicevano quasi tutti senza sapere che nella pancia
del cavallo c’erano Ulisse con dei soldati che stavano zitti
come le montagne sotto la neve.

I più fanatici aprono il portone
che era inchiodato dalla ruggine
e i giovani e anche i vecchi si avvicinano
a questo colosso che aveva le gambe
come le colonne di San Pietro e la pancia
come una nuvola che copriva il sole.

Tira tu che tiro anch’io con delle corde
lunghe e delle leve per smuovere le ruote di legno
che affondavano nella sabbia, l’animale
è arrivato sotto le mura
e le donne battevano le mani e facevano festa
per farlo entrare dentro la città.

I bambini correvano davanti e dietro
e urlavano forte: “Io gli ho toccato la coda!”
“E io la pancia!”. Il cavallone aveva la testa
che oscillava davanti alle finestre alte,
come dondolano i bambocci del carnevale,
e le ragazze si tiravano indietro perché faceva impressione
però ridevano e subito allungavano le braccia
per fargli una carezza. Dal portone in basso,
che avevano levato dai gangheri, su su fino al tempio,
hanno impiegato quattro ore e un quarto
anche perché c’era tanta gente allegra
tra i piedi e le ruote si incastravano tra i sassi.

La festa vera e propria è cominciata
alle nove di sera e c’erano pifferi e tamburi
che facevano muovere braccia e piedi anche alle vecchie.
Bevi e bevi attorno al regalo che gli avevano
lasciato i greci, gli uomini barcollavano
e le donne tiravano su le sottane e mostravano
tutto. Ci sono state perfino delle ammucchiate
dove, magari, la moglie di uno si è trovata
tra le braccia di un altro.

Il sonno è arrivato di colpo e la gente stava
stravaccata sul pavimento con le gambe e le braccia
aggrovigliate. Subito hanno fatto un sogno tutti assieme.
Pareva che dalla pancia del cavallo
venissero fuori dei soldati con delle spade lunghe
che s’infilavano nella carne e facevano un male boia;
ma non era mica un sogno!, era vero
che dalla pancia del cavallo uscivano dei soldati
con facce più cattive del veleno
e le punte dei ferri rompevano le ossa
la bocca che voleva urlare
non poteva fare neanche un lamento;
dai buchi della carne il sangue
faceva una fioritura di tulipani rossi
in mezzo a facce bianche che erano schegge di luna.
Anche fuori dal tempio era pieno di morti
e c’era un silenzio che si tagliava col coltello.

Andromaca, la moglie di Ettore,
che non si era mescolata con gli altri a fare festa,
accompagnata da un soldato che la portava in Grecia,
camminava a testa alta,
vestita con una camiciola spiegazzata e le tette
dondolavano quasi fuori proprio dove
si appoggiava suo figlio che stava in braccio
con degli occhi come quelli di una civetta.

Quando il sole si è fatto vedere
su quei morti e quelle case bruciate,
sono arrivati tre-quattro uccelli
che sono scappati dalla paura.

I soldati greci che avevano fatto quel macello,
erano stanchissimi e si sono addormentati
con le mani insanguinate appoggiate su quella carne
senza vita.
Ulisse piangeva per tutta quella gioventù
che era morta, poi, uno alla volta
ha svegliato i compagni e hanno tirato dentro
il tempio tutti quei disgraziati per non farli stare
sotto l’acqua e al sole. I bambini li ha fatti sistemare
dove dalle fessure alte
arrivava un fascio di polvere luminosa fino al pavimento.
Subito dopo hanno lasciato la città
che ancora bruciava e si sono avviati
verso le navi che aspettavano
col muso dentro la sabbia.

E’ passata quell’estate e alcuni anni
con giornate di vento che sbatteva le porte
e gli stracci e poi la pioggia, le burrasche
e sciabolate di sole che facevano crepare la terra;
l’aria era piena di calabroni, vespe e cavallette
che pareva fossero fili d’erba in volo.
I muri delle case erano diventati di pasta frolla
e la fortezza, una montagna di sassi e cenere.

L’erba piano piano ha sepolto tutto
e non ti veniva neanche da pensare
che degli uomini e delle donne
proprio lì, appena anni prima, ridevano insieme
nel guardare un albero fiorito.

(Nuova traduzione dal romagnolo de' Il cavallo di Ulisse. Estratto dal libro di Tonino Guerra Odissea. Il viaggio del poeta con Ulisse, Bracciali Editore 2007)

venerdì 16 dicembre 2011

Uno sguardo che per il mondo è muto ma che per me è un libro aperto


La recita di Natale, all'asilo. L'occasione per vedere una rappresentazione teatrale orchestrata dalle maestre e messa in piedi, fra gli altri bambini, anche da mio figlio. Ci vado per assistere a un racconto tra i cui personaggi c'è anche lui. Chissà che dirà, quali gesti farà, quali canzoni canterà in coro con i suoi amici. Si emozionerà, perderà la memoria, inciamperà. Tutti, più o meno, saranno fuori tempo. Nessuno è capace di coordinarsi bene con gli altri, figurarsi un bambino di neanche cinque anni. 
Non mi aspetto la prima alla Scala e perfino il solo fatto di restare sul palco ed esibirsi è notevole, conoscendo la timidezza di Dodokko per questo genere di cose. Non è riuscito a tirarsi indietro all'ultimo momento e a non recitare. Infatti, era davvero troppo timido per farlo: lui, come chiunque altro, non avrebbe mai saputo rinunciare dopo settimane di prove.
Un grande successo per tutti, ad ogni modo, decretato dagli applausi scroscianti del pubblico, la clac dei genitori urlanti, macchina fotografica e cinepresa in mano, che non si perdono un attimo della prova del talento dei figli.
Sono andato alla recita di fine anno per vedere e ascoltare Dodokko e per farmi vedere da lui. Per farmi riconoscere in mezzo a tutti gli altri genitori. L'ho chiamato tante volte, infischiandomene della mia maleducazione. Lui si è sempre girato verso di me, sorridendomi. E io ho osservato attentamente quel sorriso all'inizio perplesso, impreciso, incerto come il passo di un vecchio in cerca di un appoggio. Ho guardato i suoi occhi che guardavano i miei in attesa di un conforto, di un incoraggiamento, di un cenno minimo, di un giudizio, addirittura. 
Frazioni di secondo, istantanee rimaste impresse nelle retine, il significato di tutto racchiuso in uno sguardo, che per il mondo è muto ma che per me è un libro aperto. 
Il cenno è arrivato, un nuovo sguardo, un codice intimo messo a punto giorno dopo giorno, perfezionato a partire dal primo momento in cui i nostri occhi si sono incontrati. La montagna è crollata ed è scivolata giù dalle spalle. Senza tonfi, senza sollevare polvere.
Ogni cosa ha assunto la bella leggerezza che gli spettava. 
Lo sguardo era rilassato. 
Il sorriso, finalmente, quello spensierato di un bambino.

domenica 11 dicembre 2011

Le sue mani odorano di pane


Le sue mani odorano di pane
mangiato ieri
Gli occhi sono altrove
molto lontano
Dove ancora resistono
i sogni.   (2011)

mercoledì 7 dicembre 2011

Sogno di Natale


Lo spirito natalizio non c'entra nulla. Sia per mie ragioni poco tradizionaliste e sia per il largo anticipo, quasi tre settimane, che ci separano dall'arrivo di Babbo Natale. In questi giorni, Dodokko, per motivi del tutto casuali, guarda e riguarda in televisione The polar express, il film d'animazione del 2004 di Robert Zemeckis. La sera, invece, prima di addormentarsi, vuole che gli legga il libro d'ordinanza, quello che accompagna quasi sempre l'ultimo cartone del momento. Molti disegni e poche parole, per fortuna, nel volume di Chris Van Allsburg, ché il sonno di entrambi di recente è invincibile, che raccontano il viaggio del treno verso il Polo Nord. 
Il viaggio: mio figlio si addormenta, questo lo so con certezza, pensando di trovarsi su un vagone del Polar Express, assieme a tutti gli altri bambini che riempiono il suo scompartimento, gli occhi trasognati come quelli del protagonista del film. Ieri sera gli ho chiesto se gli fosse capitato, recentemente, di sognare Babbo Natale. Mi ha guardato in modo interrogativo, con aria perplessa, come se non comprendesse bene la mia domanda e mi sono accorto che quel che non capiva, in particolare, era il verbo 'sognare': non gli avevo mai spiegato che cosa è un sogno, non mi era mai capitato, prima, di dirgli che "la fantasia si mette al lavoro soprattutto di notte e che, quando questo succede, ci sembra di vedere veramente delle cose e ci pare di trovarci realmente in certi luoghi".
"Allora, ti succede mai di sognare?", gli ho chiesto dopo avergli detto cosa significhi immaginare con gli occhi chiusi. Mi ha risposto di sì, che ultimamente sognava "proprio Babbo Natale".
"E che ti racconta Babbo Natale, quando lo incontri?".
"Non te lo voglio dire".
"Credo che ti parli di cose belle...".
"Sì...".
"Va bene. Ora dormi e, se sogni Babbo Natale e se ti va, domani me lo racconti".
"Va bene".
Dodokko ha chiuso gli occhi e si è addormentato in un attimo, come sempre. Ho accostato la porta della sua stanza e, mentre andavo verso il mio letto, ho pensato che probabilmente i suoi sogni sono indistinti dalla realtà. Babbo Natale, il treno, gli amici e gli elfi si animano durante il sonno e non sono soltanto pensieri, fantasie o illusioni. Non sono personaggi immaginari, ma persone in carne e ossa che di notte prendono vita. Ed è proprio questa la difficoltà che mio figlio, ancora così piccolo, incontra: raccontare ciò che è vivente, e che vede soltanto lui, e non ciò che immagina, ché sarebbe molto meno complicato.
E, tenendo compagnia a Dodokko, questi amici della notte proseguono con lui un dialogo che inizia nel mondo di una storia inventata e si conclude nella realtà del risveglio, al mattino, quando ogni parola sul tempo appena trascorso è ormai impronunciabile perché superflua, incomprensibile perfino per i genitori.
"Allora, hai sognato di nuovo Babbo Natale?".
"Sì".
"E cosa ti ha detto?".
"Non te ne posso parlare".

lunedì 5 dicembre 2011

Infanzia a rischio: peggiorano le condizioni dei bambini in Italia


Sono 10 milioni 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province “verdi” italiane in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. La crisi economica rischia di pesare soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Del resto, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli. Questo rileva il secondo Atlante dell'Infanzia (a rischio), diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell'Infanzia: oltre 150 pagine e 80 mappe che restituiscono moltissime informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro paese: dalle città e territori in cui vivono, alla povertà minorile, dagli spazi di verde e di gioco disponibili, all'inquinamento urbano, dalla dispersione scolastica alla spesa sociale e servizi per l'infanzia. Quest’anno l’Atlante, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’unità d’Italia, include anche un approfondimento sui quasi cento ragazzi garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille, un modo anche per confrontare la “giovane Italia” di allora con quella attuale.
“La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso”commenta Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Tuttavia,se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l’infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all’obesità. Problemi che l’attuale crisi economica rischia di amplificare se non c’è un’inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell’infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche di un paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli.”

La distribuzione della popolazione minorile: dalle città all’hinterland cittadino
Rispetto al 1861 – all’Italia appena unificata – il numero di minori si è mantenuto costante ma è nettamente cambiata la loro incidenza pari, allora, al 39% contro il 16,9% dell’attuale. Il risultato è che l’Italia è diventato il primo paese al mondo in cui gli anziani sono maggioranza e le città sono affollate di over 65 rispetto agli under 18, con le poche eccezioni delle province di Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani (1). Al polo opposto, come città più vecchie, Trieste e Savona (2). La tendenza tuttavia emergente analizzando la distribuzione della popolazione minorile nei capoluoghi di provincia e nei principali comuni italiani, è il graduale esodo dei minori dai centri storici delle aree metropolitane verso le periferie o i comuni limitrofi, città satellite, hinterland di recente costituzione. E’ il caso di Giugliano in Campania cresciuta esponenzialmente e in gran parte abusivamente negli ultimi vent’anni ai margini di Napoli: qui un abitante su quattro - pari al 25,8% - ha meno di 18 anni, una quota assai maggiore di quella che si registra nel capoluogo limitrofo (21,2%). Ma il discorso vale anche per esempio per Monza e Milano (16,5% di minori contro 14,8%), Prato e Firenze, Modena e Bologna. Il fenomeno è in gran parte dovuto al disagio abitativo delle famiglie giovani con figli, sempre più esposte davanti a un mercato immobiliare bloccato, segnato dall’aumento fuori controllo del prezzo degli affitti, dalla mancanza di un deciso intervento pubblico nel settore abitativo, dalla rinuncia alla pianificazione del territorio. Il paradosso in questo caso è rappresentato dal fatto che un numero sempre maggiore di bambini e di adolescenti finisce per crescere in territori spesso caratterizzati da una riduzione degli standard (urbanistici, ambientali, sociali) e dalla mancanza di servizi per l’infanzia.

I minori di origine straniera
Un gruppo sempre più rilevante ma ancora non adeguatamente tutelato - rileva l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children - è quello dei minori di origine straniera: quasi 1 milione di cui 572 mila sono bambini e ragazzi nati in Italia, le cosiddette seconde generazioni. L’Emilia Romagna la regione con la percentuale maggiore di nati da genitori stranieri (23%). Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno (3). Ma è la gestione dell’universo minorile di origine straniera nel suo complesso a destare preoccupazione: un giacimento prezioso che costituisce, sotto vari aspetti, una delle categorie più esposte e meno tutelate. Basti pensare che 1 minore su 2 con il capo famiglia straniero vive oggi in famiglie a basso reddito (4) e che il tasso di bocciati nella scuola secondaria di secondo grado fra gli alunni con cittadinanza non italiana è circa il doppio di quello registrato fra gli studenti italiani.

La povertà e la deprivazione fra i minori
In Italia – sottolinea la sezione dell’Atlante dedicata alle “isole dell’infanzia a rischio” - ben il 24,4% dei minori è a rischio povertà (5). E sono 1.876.000 i bambini e ragazzi in povertà relativa, cioè che vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media. Sono poi 653 mila i bambini e ragazzi in povertà assoluta (privi dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile). 2 minori su 3 in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta, vivono nel Mezzogiorno. In particolare è la Sicilia ad avere la quota più elevata di minori poveri (il 44,2% dei minori), seguita dalla Campania (31,9%) e Basilicata (31,1%) mentre la Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono le regioni con la percentuale inferiore di minori in povertà relativa. Per quanto riguarda i bambini in povertà assoluta anch’essi si concentrano nel Sud Italia dove rappresentano il 9,3% di tutta la popolazione minorile. Inoltre il 18,6% di minori italiani versa in condizione di deprivazione materiale (6): nel Nord Est ben il 7% delle famiglie con minori dichiara di aver difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni e al Sud il 14,7% di famiglie con minori non ha avuto soldi per cure mediche almeno una volta negli ultimi 12 mesi (7).

Città non a misura di bambini
Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto, Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l’Aquila (4,8).
Inoltre procede senza sosta la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguite da Napoli e Milano (dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale).
E rilevante in molte città italiane è l’inquinamento dell’aria: Ancona (140 giornate), Torino (131) e Siracusa (116) spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell'aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose con 1 solo giorno di sforamento del limite.
E varia è la disponibilità di luoghi – giardini pubblici, campi, prati, strade - dove i bambini possano giocare: nel Nord e al Centro più di 2 bambini su 3 giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l’offerta di verde attrezzato è sensibilmente ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (il 12,2%). Da segnalare il “caso” Campania dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di 3 ogni 100 sulle strade.
Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: 1 ragazzo su 5 dichiara di andarvi almeno una volta a settimana.

In aumento l’obesità infantile
L’Atlante si sofferma anche sulle condizioni di salute e sugli stili di vita dei minori italiani rilevando come - grazie a un’alimentazione abbondante e a stili di vita diversi - rachitismo e gracilità siano problemi ormai relegati ai libri di storia ma, in compenso, ha fatto la sua comparsa l’obesità: si stimano in 1 milione e 100.000 i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. In base a una ricerca di CCM-Istituto Superiore di Sanità del 2010, è la Campania la regione con la più alta percentuale di bambini obesi (20,6% nella fascia di età della terza elementare), seguita da Calabria (15,4%) e Puglia (13,6%) a fronte del 9,2% della media nazionale.

La dispersione scolastica
E un altro indicatore importante della condizione dell’infanzia nel nostro paese è quello relativo alla frequenza e dispersione scolastica. Colpisce, a riguardo, il dato relativo ai cosiddetti early school leavers, giovani tra i 16 e i 24 anni che hanno conseguito soltanto l’attestato di scuola secondaria di I grado e che non prendono parte ad alcuna attività di formazione: si stima che siano 1 milione. In termini percentuali si va dal 12,1% del Friuli Venezia Giulia alla percentuale più alta della Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da alcune regioni del Nord come la Provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle D’Aosta (21,2%).
E tra i fenomeni di dispersione si segnala la fuoriuscita dal percorso scolastico degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di II grado (licei, tecnici, professionali, eccetera): il 12,3%, più di 1 su 10 degli studenti, interrompe la frequenza e non si iscrive all’anno successivo. I territori in cui il rapporto tra esclusione sociale e fallimento formativo emerge in maniera più drammatica sembrano essere quelli delle aree metropolitane del Sud: le zone di Napoli, Caserta, Palermo, Bari, Taranto, Cagliari, Reggio Calabria, Catania registrano abbandono scolastico in età molto precoce e percentuali di mancata iscrizione e marcata dispersione molto elevate negli istituti professionali e tecnici. Da questo punto di vista, la scuola italiana non appare in grado da sola di promuovere la mobilità sociale e l’emancipazione dei ragazzi appartenenti alle fasce più deboli della popolazione.

Risorse e servizi per l’infanzia - per esempio asili nido - tra tagli e differenze territoriali
“Il quadro dell’infanzia che emerge dall’Atlante e dalle sue numerose mappe, non può non preoccuparci soprattutto laddove si vanno ad analizzare le risorse e le misure messe in campo a tutti i livelli in favore dei bambini e degli adolescenti presenti sul suolo italiano”, prosegue il Direttore Generale Save the Children Italia.
Per quanto riguarda per esempio i finanziamenti e le risorse economiche il futuro non appare confortante: L’analisi territoriale degli interventi e delle risorse poste in essere dalle amministrazioni pubbliche, nazionali, regionali e comunali, rivela un vero e proprio puzzle, un quadro di interventi frammentato e lacunoso, segnato dalla totale di assenza di indirizzi e pratiche comuni, destinato a peggiorare drammaticamente in un prossimo futuro se si considera, ad esempio, che il Fondo sociale nazionale pari a 1 miliardo di euro nel 2007 sarà ridotto a 45 milioni nel 2013. Rispetto poi ai servizi, posti in essere, emergono grandi differenze da regione a regione. Basta guardare per esempio agli asili nido: in cima alla classifica l’ Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 29,5% dei bimbi tra 0 e 2 anni, l’Umbria (27,7%), Valle D’Aosta (25,4%) a cui fanno da contraltare la Campania – in fondo alla lista con il 2,7% dei bambini presi in carico dai nidi pubblici, o la Calabria, con il 3,5%.
“L’Italia della spesa e dei servizi per l’infanzia colpisce per le differenze fra regione e regione e anche i tanti sprechi e inefficienze. Un dato per tutti è quello dei fondi europei che rischiamo di rimandare indietro a Bruxelles. Con un calcolo un po’ grossolano, abbiamo stimato che basterebbe il 7% dei 29 miliardi di euro ancora non impegnati per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia nel Sud”, commenta ancora Valerio Neri. “In questo quadro la crisi economica non può essere addotta come giustificazione ma anzi deve essere un incentivo a investire sull’infanzia una volta per tutte se vogliamo che oltre la crisi ci sia un futuro per il nostro paese, cioè per le giovani generazioni. Questo significa una serie di misure e provvedimenti urgenti e fondamentali.
Quella che registriamo è piuttosto una rimozione della questione infanzia e adolescenza in Italia. A dimostrazione il fatto che non abbiamo allo stato alcun provvedimento organico in atto per fare fronte alla questione della povertà minorile, per combattere la dispersione scolastica, per un intervento forte a favore dei minori che crescono al Sud, per costruire una rete nazionale di servizi per la prima infanzia. C’è, è vero, un nuovo Piano infanzia varato nel 2010, con contenuti importanti. Ma è solo sulla carta: privo com’è di risorse finanziarie, di obiettivi di avanzamento e di sistemi di monitoraggio. Un’ulteriore questione”, prosegue Neri, “è la mancanza di dati e conoscenze aggiornate su una serie di problematiche rilevanti relative all’infanzia in Italia, come per esempio l’abuso, le violenze”. Temi che vengono in rilievo da una delle mappe dell’Atlante realizzata in collaborazione con l’Ansa che riporta le parole/notizie più ricorrenti nei notiziari dell’agenzia con riferimento all’infanzia e ai minori.
“L’Italia è ricca di esperienze di eccellenza per la promozione dei diritti dei minori”, commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. “Oggi queste esperienze vivono una condizione di estrema difficoltà e solitudine, dal momento che la questione infanzia è sostanzialmente scomparsa dall’agenda istituzionale. Il compito di Save the Children, con il suo programma Italia, è dare voce anche a questa Italia, valorizzando e mettendo in rete queste competenze che rappresentano un patrimonio che l’Italia non può lasciare morire. L’Atlante sarà la nostra agenda di lavoro”.

E’ possibile scaricare la versione integrale dell’Atlante al seguente link: http://risorse.savethechildren.it/files/comunicazione/Ufficio%20Stampa/SAVE%20-%20AtlanteInfanziaNov11BDopPag.pdf