venerdì 25 novembre 2011

Papà, chi ti ha insegnato ad andare in bicicletta?


Temuto e atteso, allo stesso tempo e nonostante tutto. E' giunto, infine, il momento. 
Preannunciato e celato, senza alcuna intenzione, questo è ovvio, dalla banalità di un'altra domanda densa di conseguenze: "Papà, chi ti ha insegnato ad andare in bicicletta?". 
Una risposta scontata e, subito dopo, la Domanda.
Ancora una risposta...una mezza giustificazione...il cielo, gli angeli...che altro dire?
"Ma in cielo non stavano soltanto i bambini, prima che nascessero?".
"Anche dopo si va in cielo".

Oppure si resta sempre sulla terra, che in fin dei conti è anch'essa un astro...
Fra il prima e il dopo, fra l'inizio, prima di tutto, e la fine, dopo che tutto è accaduto, c'è semplicemente la vita. La mia, la tua, la nostra vita.
Non c'era niente prima, non ci sarà nulla poi. Solamente un buio totale esiste e non so nemmeno quanto sia giusto dire che il buio, il niente, esista.
A parte la nostra testimonianza, ora, i nostri ricordi di oggi. Ciò che siamo adesso: un frammento di ieri, un altro di domani.
La vita, in mezzo, fra il niente di prima e il nulla di poi.
E, nonostante tutto, a volte, il bisogno inspiegabile che tutto finisca presto, il prima possibile. La vita, come un volo in bicicletta.
"Papà, chi ti ha insegnato ad andare in bicicletta?". Un soffio contro vento.
Una brezza leggera ma sufficiente, l'estate, a far volare via, finché si disperde nell'aria, la spiga di grano arsa dal sole.
Una stagione appena, dopo la primavera, quando la pianta era ancora tenera e verde e la zolla aggrappata alla radice forte.

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