giovedì 6 ottobre 2011

Quando il bambino dà i numeri


"Uno, due, tre, quattro, ventiquattro, venticinque, trentasei, trentasette, trentotto, trentanove...quaranta!". Il bambino sul treno esulta e scoppia a ridere quando arriva rapidamente al traguardo del numero quaranta, oltre il quale non sa andare. E infatti, subito dopo ricomincia: "Uno, due, tre...", saltando qua e là, dove gli pare e dove non ricorda. Non c'è niente di strano per lui a iniziare di nuovo il conto e in tal modo, per tutto il viaggio, dopo il quaranta c'è l'uno...non il quarantuno.
Va bene così. Se sapesse contare secondo quanto prescritto dalla matematica che, come si sa, non è opinabile, dove arriverebbe il bambino, a ottanta, novanta, cento? Glie lo auguro di cuore, anche se non lo conosco. Ma preferisco vederlo ricominciare: dopo il quaranta l'uno e, dopo l'uno, il due, il tre, ancora una volta fino a quaranta. Con il sorriso e la soddisfazione di arrivarci, anche saltando qua e là, da un numero all'altro, da un anno così e così a uno migliore, da un fatto da dimenticare o addirittura da non ricordare affatto a un evento bello e memorabile.
Ricominciare da uno, infinite volte e senza invecchiare: i bambini possono farlo contando soltanto fino a quaranta. Oltre non ha senso andare e a volte è meglio riderci sopra.

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