venerdì 30 settembre 2011

Attachment parenting e cattivi genitori


Attachment parenting: qualcuno ha mai sentito queste due parole? Ebbene, non significano altro che attaccamento naturale dei genitori ai figli. Attaccamento naturale, ovvero che non dovrebbe essere mediato dalla cultura o dalla moda del momento, dalla tendenza del giorno in campo educativo o dalla teoria pedagogica di turno. Semplicemente, il bambino chiama, esprime il suo disagio, un suo bisogno, una richiesta, e la madre o il padre accorrono, lo sostengono sia in modo figurato che fisico. Dovrebbe essere la cosa più banale e scontata al mondo un rapporto così concepito, quello cioè che si osserva solitamente fra gli animali, quando il cucciolo piange e la mamma lo stringe a sé. Invece, dato che l'uomo col tempo ha perduto la sua naturalezza, tanto da essere diventato l'unico animale culturale esistente, per ritrovare un rapporto di tipo naturale egli è costretto a farlo inventandosi una teoria culturale. In pratica, l'uomo oggi non è più capace di seguire la natura e l'istinto e per farlo compie uno studio, una ricerca scientifica, fabbrica una tecnica che ce lo conduce. Crea insomma il medium, il mezzo, l'artificio attraverso il quale raggiungere il suo scopo. In sintesi, oggi anche la natura dell'uomo è artificiale e artificiosa, se parliamo di attachment parenting come teoria.
C'è un bel blog in rete che si chiama Mamma Mia! e che tratta dei diversi aspetti del rapporto genitori-figli proprio dal punto di vista dell'attachment parenting. Ma non come teoria: l'autrice, infatti, nei suoi post porta esempi concreti di questo tipo naturale di relazione, anche se è chiaro come il sole che sostenga questo approccio, così come anch'io, a dire il vero, faccio. Ora però, non è mia intenzione soffermarmi e parlare dei contenuti di questo sito e tessere le lodi della spontaneità, qualità che dovrebbe essere sempre presente in qualsiasi rapporto affettivo. Né tantomeno intendo ribadire quanto io sia molto di più affezionato a forme di espressione autentiche anziché convenzionali e quanto io preferisca, specie se parliamo di figli e genitori,  certi atteggiamenti cosiddetti istintivi a comportamenti razionali e dettati soprattutto da ragioni socialmente utili.
Ciò che invece qui mi interessa sottolineare veramente è quanto la descrizione su Mamma Mia! di un rapporto affettivo padre-madre-figlio, basato sulla spontaneità dei sentimenti, sull'incontro delle diverse esigenze degli attori e sull'ascolto delle reciproche istanze, sul sostegno da parte di chi è più grande a chi è più bisognoso, sappia destare il malumore nei molti lettori di questo blog che vi lasciano commenti spesso anche molto offensivi nei confronti della sua autrice. Ma perché lo fanno - mi chiedo - e perché essi si sentono toccati nel profondo da certi argomenti? Si immaginano forse sotto accusa per aver scelto un metodo educativo differente per i loro figli?
Parlando nel suo blog di rapporto naturale, citando centinaia di esempi di relazione spontanea fra genitori e figli, l'autrice non ha mai condannato altri tipi di approccio meno immediati. Tuttavia si è attirata le critiche gratuite di quanti si sono sentiti descrivere, evidentemente nelle proprie coscienze, quali cattiivi genitori. Ma non si è genitori cattivi se non si segue l'istinto. Piuttosto si è genitori culturali, laddove fino a ieri questi lo erano soltanto i padri, dal momento che avevano addirittura la facoltà di riconoscere o meno il figlio. Alle madri invece spettava ancora un ruolo di dolcezza naturale, una continuità e un legame col bambino nati nello stesso giorno del suo concepimento. Oggi invece il cordone è rotto una volta per tutte e i genitori - soprattutto le madri, mi sembra - sono le più contente che ciò sia avvenuto. Hanno chiaramente ottenuto ciò che cercavano: un'emancipazione dal figlio e un affrancamento dalla natura. E a chi ancora volesse tornare a questa e al passato non resta ormai che la consolazione dell'invenzione di una teoria.

1 commento:

sicampeggia ha detto...

Attento Cristiano: da che mondo è mondo una madre sopporta che il cordone ombelicale sia tagliato, non una ma infinite volte, ma penso che mai arriverà a gioirne, non nel profondo.
Personalmente la penso come la signora dei san marzano al mercato; che poi non servirebbe lo stipendio, basterebbe che quello del papà fosse dignitoso. Ma non lo dire a nessuno: sennò penseranno tutte che sono antica. Perché questo difetto noi italiani ce l'abbiamo: vogliamo la rassicurazione delle scelte largamente condivise e basta. "E' chiaro che al giorno d'oggi uno stipendio solo non può bastare", questa cosa non la mettiamo mai in discussione, è il principio sul quale si costruiscono le famiglie, ormai; e, d'altro canto è evidentissimo che dedicarsi a tempo pieno ai propri figli è un privilegio nonché una fonte di estasi spirituale perenne!
Certo sulla base di questi presupposti si spiegano aggressività, rabbia e invidia, la maleducazione invece non si spiega mai. Grazie per la segnalazione.