lunedì 8 agosto 2011

Alla luce del sole

Una vacanza è, per definizione, tale quando ci si senta liberi dalle occupazioni consuete e dal tran-tran quotidiano: il lavoro, la casa, il traffico, in una parola, la routine di tutti i giorni. Sentirsi liberi invece di esserlo veramente, perché la libertà assoluta dagli impegni credo sia impossibile da ottenere, a meno di non peccare di un altissimo grado di incoscienza, di una cecità totale di fronte a ciò che ci sta intorno e che non scompare, ahimè, nemmeno in vacanza. 
Sono molti anni, tante estati di seguito, che non solo non sono libero in vacanza, ma anche che non mi trovo in questo fortunato stato mentale: per tanti motivi e anche per colpa mia, per il mio carattere, per una certa insoddisfazione, per il caldo, per la tanta, troppa gente attorno. Ma non è della mia libertà che voglio parlare, ma di quella delle persone che d'estate si ha la fortuna e la sfortuna di osservare, alla luce del sole e all'ombra degli ombrelloni. E soprattutto della libertà dei bambini, che in vacanza ha l'opportunità di esplodere ma che spesso finisce per essere soffocata dagli adulti, da chi ha dimenticato ormai da tempo cosa significhi essere e sentirsi liberi.
Ho l'abitudine di andare in vacanza al mare, a luglio, quando non ci sono troppi turisti in giro come ad agosto e le spiagge non sono ancora sovraffollate. Ultimamente però, mi sembra che anche il mese di luglio assomigli all'agosto di qualche anno fa quanto a popolazione vacanziera, per cui trovare un'oasi di pace dove riposare è ormai impensabile anche in questo mese dell'anno e forse restano soltanto giugno e settembre per le mie aspirazioni, lo accerterò la prossima volta.
Accanto al tuo ombrellone dunque - schiacciato fra altri mille, l'ombra finita sull'asciugamano del vicino e perduta per sempre, il via-vai dei vucumprà, l'aria che non filtra e l'appiccicume che resta addosso mentre il sole brucia la pelle, tutt'intorno il brusio di sottofondo delle chiacchiere di tutti i bagnanti fra il trillo di milioni di telefonini, più lontana ma ugualmente assordante la musica disco per l'acqua gym, l'atmosfera impregnata, anche controvento, dal fumo di sigaretta del vicino, ché se non fuma quello a destra tanto lo fa quello a sinistra, dall'odore del formaggio del panino laddove manchi la mortadella, della crema per il sole e dal sudore, la sabbia che scotta e che dove non brucia e rattoppata da miliardi di mozziconi di sigarette e di gusci di semi di pesca che fanno da cornice ai lettini, il mare che a prima vista è azzurro e trasparente ma che, se lo guardi in controluce, in superficie è un'unica, grande chiazza di olio abbronzante ceduta dai corpi di migliaia di bagnanti, e sotto è un'enorme latrina riempita con il piscio degli stessi corpi in cerca di refrigerio - senti le solite parole di disprezzo contro i negri (una volta lo chiamavano razzismo, adesso ci si scopre seccati e col diritto a ribellarsi anche in modo offensivo, va meno peggio quando si contratta fino all'ultimo centesimo la compravendita, rendendo minimo il margine del loro profitto) che si portano sulle spalle e sotto il sole un negozio intero e che approfittano di questa piazza per guadagnarsi un pezzo di pane. 
Vicino al tuo ombrellone, accanto a grandi sospiri soddisfatti per una scelta vacanziera vincente e apprezzamenti per la bellezza paesaggistica del posto, senti lezioni di buona educazione impartite a figli che vorrebbero correre a destra e a sinistra, dove pare loro, la spiaggia è grande e spazio infondo ce n'è ancora, che vorrebbero tirarsi la sabbia addosso, colpendo senza farlo apposta anche qualcun altro che a quel gioco non stava partecipando: anche questa, infondo, è libertà, né più e né meno, se ci si pensa un minimo, di quella degli adulti che pisciano in mare a meno di cinquanta centimetri da te o che fumano incuranti accanto a un bambino, insomma qualche esempio di cattive maniere l'ho già dato sopra ed è inutile che mi ripeta. Ma un conto è la cattiva educazione sommersa e un altro è quella alla luce del sole. Una cosa sono i modi degli adulti, a cui tutto è permesso, un'altra il comportamento dei bambini, che devono essere ancora formati (ma da chi?).
Per farla breve, mio figlio in vacanza ha corso e si è divertito, a volte si è allontanato ed è stato anche rimproverato per averlo fatto (dopo di che ha quasi sempre detto dove andava e chiesto se poteva farlo, alcune volte invece se ne è dimenticato, ma è un bambino di quattro anni mica un adulto coscienzioso di sessanta, che puoi farci). Spesso, di fronte a un'urgenza, ha pisciato in mezzo agli ombrelloni della spiaggia. Proprio così: si è abbassato il costume, ha tirato fuori il pisellino e ha innaffiato un po' di sabbia, alla luce del sole, di fronte a tutti, senza problemi e senza nascondersi, senza finti pudori. Qualcuno ha storto il naso, qualcun altro ha detto che non si fa, ha dato lezioni di moralità e di comportamento. 
La volta dopo mio figlio l'ha rifatto, senza problemi, in tutta libertà. Quando scappa, scappa.

2 commenti:

Nutella ha detto...

E bè, si sa che la pipì dei bimbi è pipì santa e su questo non ho nulla da ridire, anche mio figlio la fa sulla sabbia quando gli scappa. Però trovo che non sia giusto lasciargli fare qualsiasi cosa solo perchè sono bambini e hanno voglia di giocare, altrimenti me ne resto a casa mia o me ne vado in un posto un pò meno affollato. I bambini devono essere liberi certo, non lo metto in dubbio, ma devono anche imparare il rispetto del prossimo e onestamente, non mi piace vedere l'anarchia assoluta dei genitori che pur di farsi gli affari loro lasciano scorrazzare i figli senza guardare cosa stanno facendo. Ci vuole il giusto equilibrio tra gioco e rispetto altrui, per mio conto.

Anonimo ha detto...

C'ho riflettuto bene.
Beh, che non si debba urinare in pubblico è cosa ben nota. Una volta vabbene, due volte pure, tre cominciano ad essere un po' troppe!!! Comunque se proprio non c'è un bagno decente per far urinare un bambino, allora che la faccia in acqua, magari a dieci centimetri dalla vicina lamentosa, inorridita da cotanta impellenza.