giovedì 25 agosto 2011

Un bel gesto di cemento armato

Chi mi frequenta, anche soltanto leggendomi, lo sa. E' il filo conduttore del mio blog, l'argomento principale dal quale - è vero - ogni tanto mi permetto di divagare. In questi ultimi tempi è tornato alla ribalta, prepotentemente, violentemente, come qualsiasi libertà repressa e che, prima o dopo, si ribella e chiede di essere riscattata.
La poesia che segue è stata, fin da quando ero un adolescente, una delle mie preferite, non solo perché arriva a toccare le corde più sensibili del mio animo - quelle che riguardano, appunto, la libertà dei bambini, la creatività, la fantasia e la vivacità, puntualmente schiacciate e mortificate dai cosiddetti "educatori", siano essi i genitori o i maestri o chiunque abbia la pretesa di saperne più di loro - ma anche per la sua essenzialità, capace, com'è, di condensare tutto - ma proprio tutto ciò che io penso e che a mia volta scrivo compilando pagine e pagine di diario personale - in cinque righe.
La retta via
A ogni chilometro
ogni anno
alcuni vecchi dalla fronte ottusa
indicano ai fanciulli la strada
con un bel gesto di cemento armato.

Jacques Prévert

venerdì 19 agosto 2011

Alla luce del sole: 'il paradosso del padre'

"La libertà dei bambini, che in vacanza ha l'opportunità di esplodere ma che spesso finisce per essere soffocata dagli adulti, da chi ha dimenticato ormai da tempo cosa significhi essere e sentirsi liberi". Ho parlato di libertà e di educazione impartita da chi per primo è maleducato nel mio recente post Alla luce del sole. E ho scritto di persone ignoranti, che di nascosto oppure palesemente (la sostanza non cambia) assumono comportamenti irrispettosi nei confronti del prossimo e della natura, gente alla quale, data l'età e in quanto considerata 'matura', nessuno può eccepire alcunché o dare lezioni di buona condotta. 
Riguardo ai bambini, invece, tutto cambia e qualsiasi adulto può esprimere apertamente la propria opinione, dando loro lezione di moralità anche rispetto a comportamenti fisiologici, come, ad esempio, quello citato di fare la pipì sulla spiaggia. Tutto ciò farà sì che da grandi i bambini di oggi si comporteranno esattamente come fanno i signori che insegnano loro la cosiddetta buona educazione: se non saranno adulti arroganti ovvero pubblicamente irrispettosi, diventeranno dei maleducati sommersi,  nell'ombra, nella loro sfera privata.
Sto leggendo un bel libro di Luigi Zoja, Il gesto di Ettore, dove, fra le altre cose, si parla del 'paradosso del padre'. Forse le citazioni che fra poco seguiranno sono, rispetto all'argomento di cui sto parlando, - per dirla con una bella immagine dello stesso Zoja - come "le increspature nello strato di schiuma che cavalca a sua volta l'onda immensa della storia", ma io ci vedo in ogni caso un bel tratto di unione: "Ci si aspetta che proprio il padre insegni al figlio a essere nella società...laddove i rapporti nella società non sono di solo amore, e neppure di giustizia, ma anche di pura forza", dice l'autore alle pp. 10-11, (ediz. Bollati Boringhieri, 2011). Ma il padre vincente che la tradizione occidentale preferisce "non rischia solo di mancare di moralità. La necessità della forza è anche un limite posto al suo sentimento" (p. 11). Infatti, "il figlio si aspetta dal padre un affetto simile a quello materno, ma questo non esaurisce la sua richiesta. Con me, chiede, sii buono, sii giusto. Amami. Ma con gli altri, sii prima di tutto forte: anche a costo di essere violento, anche a costo di essere ingiusto" (p. 12).
Insomma, il figlio ha, verso il padre, aspettative contrastanti: "in famiglia il padre deve osservare una legge morale; nella società, invece, deve rispettare per prima cosa la legge della forza" (pp. 12.13). E' il 'paradosso del padre', il quale - contrariamente a quanto avviene per la madre, che sarà valutata come tale dal figlio per quello che fa con lui - "non è padre solo per quello che fa con il figlio, ma anche per quello che fa con la società: e le leggi che regolano questi due spazi di azione non sono le stesse". (p. 13). 
La relazione che intravedo fra le parole di Zoja e il mio discorso sull'educazione impartita a gran voce dai maleducati è che questi ultimi sono i 'padri' che amano e che insegnano ai figli a 'comportarsi', 'a stare al mondo': gli stessi che nella società rappresentano una maleducazione e un'arroganza vincenti. Qui, ovviamente, il 'paradosso del padre' o la contraddizione che metto in luce non è tanto psicologica, come quello di cui si parla nel libro, ma sostanziale, fisica e, al massimo, culturale. E' l'educazione privata e che ci si aspetta dagli altri, prima di tutti dai figli, e la maleducazione pubblica, degli adulti, nascosta oppure palese, ma in quest'ultimo caso pubblicamente ignorata.
Termino questo post citando un ultimo, bellissimo paragrafo da Il gesto di Ettore: "Il 'paradosso del padre' è tanto personale, psicologico, indipendente dalle epoche, quanto pubblico e storico. Al centro della civiltà patriarcale europea, penetrata dappertutto prima con la colonizzazione e poi con la globalizzazione, sta infatti anche un secondo paradosso, che altro non è se non la faccia collettiva del primo. Questa società ha adottato come credo il Cristianesimo, e contemporaneamente si è diffusa 'darwinianamente', con la forza. Cioè con la guerra, la rapina, la desertificazione della natura, lo sfruttamento e la sottomissione dei popoli più deboli o semplicemente più pacifici: con la trasgressione planetaria dei comandamenti 'non uccidere', 'non rubare', 'non desiderare la roba d'altri'. In questo senso proprio la civiltà europea, che ha sparso la razionalità sulla Terra, parte da un centro profondamente irrazionale. Come il padre individuale, il suo patriarcato oscilla tra legge dell'amore e legge della forza, ed è ben lontano dal trovare una sintesi" (p. 13). 

mercoledì 17 agosto 2011

Alice Miller: Le radici della violenza. 12 punti

"Da alcuni anni è stato scientificamente provato che le conseguenze perniciose dei traumi subiti da bambini si ripercuotono inevitabilmente sulla società. Questa scoperta riguarda ogni singolo individuo e, se opportunamente divulgata, dovrà portare a un mutamento sostanziale della nostra società e soprattutto dovrà liberarci dalla cieca spirale della violenza. Nei punti che seguono cercherò di chiarire meglio il mio pensiero. 

1) Ogni bambino viene al mondo per crescere, svilupparsi, vivere, amare ed esprimere i propri bisogni e sentimenti, allo scopo di meglio tutelare la propria persona.
2) Per potersi sviluppare armoniosamente, il bambino ha bisogno di ricevere attenzione e protezione da parte di adulti che lo prendano sul serio, gli vogliano bene e lo aiutino onestamente a orientarsi nella vita.
3) Nel caso in cui questi bisogni vitali del bambino vengano frustrati, egli viene allora sfruttato per soddisfare i bisogni degli adulti, picchiato, punito, maltrattato, manipolato, trascurato, ingannato. senza che in suo aiuto intervenga alcun testimone di tali violenze. In tal modo l'integrità del bambino viene lesa in maniera irreparabile.
4) La normale reazione a tali lesioni della propria integrità sarebbe di ira e dolore, ma poiché in un ambiente simile l'ira rimane un sentimento proibito per il bambino e poiché l'esperienza del dolore sarebbe insopportabile nella solitudine, egli deve reprimere tali sentimenti, rimuovere il ricordo del trauma e idealizzare i propri aggressori. In seguito non sarà più consapevole di ciò che gli è stato fatto. 
5) I sentimenti di ira, impotenza, disperazione, desiderio struggente, paura e dolore - ormai scissi dallo sfondo che li aveva motivati - continuano tuttavia a esprimersi in atti distruttivi rivolti contro gli altri (criminalità e stermini) o contro se stessi (tossicomanie, alcolismo, prostituzione, disturbi psichici, suicidio).
6) Vittime di tali atti vendicativi sono assai spesso i propri figli, che hanno la funzione di capri espiatori e la cui persecuzione è ancor sempre pienamente legittimata dalla nostra società, anzi gode persino di alta considerazione, non appena si autodefinisca 'educazione'. Il tragico è che si picchiano i propri figli per non prendere atto di ciò che ci hanno fatto i nostri genitori.
7) Perché un bambino maltrattato non divenga un delinquente o un malato di mente, è necessario che egli, perlomeno una volta nella vita, incontri una persona la quale sappia per certo che 'deviante' non è il bambino picchiato e smarrito, bensì l'ambiente che lo circonda. La consapevolezza o l'ignoranza della società aiutano, in tal senso, a salvare una vita o contribuiscono a distruggerla. Di qui la grande opportunità che viene offerta a parenti, avvocati, giudici, medici e assistenti sociali di stare, senza mezzi termini, dalla parte del bambino e di dargli la  loro fiducia.
8) Finora la società proteggeva gli adulti e colpevolizzava le vittime. Nel suo accecamento, essa si appoggiava a teorie che, corrispondendo ancora interamente al modello educativo dei nostri nonni, vedevano nel bambino una creatura astuta, un essere dominato da impulsi malvagi, che racconta storie non vere e critica i poveri genitori innocenti, oppure li desidera sessualmente. In realtà, invece, non v'è bambino che non sia pronto ad addossarsi lui stesso la colpa della crudeltà dei genitori, al fine di scaricare da loro, che egli continua pur sempre ad amare, ogni responsabilità.
9) Solo da alcuni anni, grazie all'impiego di nuovi metodi terapeutici, si può dimostrare che le esperienze traumatiche rimosse nell'infanzia vengono immagazzinate nella memoria corporea e che esse, rimaste a livello inconscio, continuano a esercitare la loro influenza sulla vita dell'individuo ormai adulto. I rilevamenti elettronici compiuti sul feto hanno inoltre rivelato una realtà che finora non era stata percepita dalla maggior parte degli adulti: e cioè che sin dai primi attimi di vita il bambino è in grado di recepire e di apprendere atteggiamenti sia di tenerezza che di crudeltà.
10) Grazie a queste nuove conoscenze, ogni comportamento assurdo rivela la sua logica sino a quel momento nascosta, non appena le esperienze traumatiche subite nell'infanzia non debbano più rimanere nell'ombra.
11) L'aver acquisito sensibilità per le crudeltà commesse verso i bambini, che sinora venivano generalmente negate, e per le loro conseguenze arresterà il riprodursi della violenza, di generazione in generazione.
12) Gli individui che nell'infanzia non hanno dovuto subire violazioni alla loro integrità, e a cui è stato consentito di sperimentare protezione, rispetto e lealtà da parte dei loro genitori, da giovani e anche in seguito saranno intelligenti, ricettivi, capaci di immedesimarsi negli altri e molto sensibili. Godranno della gioia di vivere e non avranno affatto bisogno di far del male agli altri o a se stessi, né addirittura di uccidere. Useranno il proprio potere per difendersi, e non per aggredire gli altri. Non potranno fare a meno di rispettare e proteggere i più deboli, ossia anche i propri figli, dal momento che essi stessi, un tempo, hanno compiuto tale esperienza, e dal momento che fin dall'inizio in loro è stato  memorizzato proprio questo sapere (e non la crudeltà). Questi individui non saranno mai nella condizione di capire come mai i loro avi nel passato abbiano dovuto impiantar una mastodontica industria bellica per sentirsi a loro agio e sicuri nel mondo. Dal momento che il compito inconscio della loro vita non consisterà più nel difendersi dalle minacce subite nell'infanzia, essi saranno in grado di affrontare in maniera più razionale e  creativa le minacce presenti nella realtà".

Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, pp. 125, 126, 127, 128, Bollati Boringhieri 2008.

Alice Miller: Come nasce la cecità emotiva? 21 punti

"Solo se ci libereremo dalle tendenze pedagogiche potremo capire a fondo la reale situazione vissuta dal bambino. Questa comprensione si può riassumere nei punti seguenti:

1) Ogni neonato è innocente.
2) Ogni bambino ha bisogni cui non può rinunciare; tra di essi troviamo il bisogno di sicurezza, di affetto, di protezione, di contatto, di sincerità, di calore e di tenerezza.
3) Questi bisogni vengono di rado appagati, ma spesso sono sfruttati dagli adulti per i loro scopi (trauma dell'abuso perpetrato sul bambino).
4) Le conseguenze di un abuso compiuto su un bambino si protraggono per tutta la vita.
5) La società sta dalla parte dell'adulto e addossa al bambino la colpa di ciò che gli è stato fatto.
6) La realtà del sacrificio del bambino viene costantemente negata.
7) Le conseguenze di questo sacrificio vengono perlopiù ignorate.
8) Il bambino, abbandonato a se stesso dalla società, non ha altra possibilità che rimuovere il trauma e idealizzare l'autore del misfatto.
9) La rimozione genera nevrosi, psicosi, disturbi psicosomatici e criminalità.
10) Nelle nevrosi si rimuovono e rinnegano i bisogni autentici e, al loro posto, si vivono sensi di colpa.
11) Nella psicosi l'abuso viene trasformato in un'idea delirante.
12) Nel disturbo psicosomatico si soffre il dolore del maltrattamento, ma rimangono nascoste le vere cause della sofferenza.
13) Nella criminalità si mettono in atto continuamente il turbamento emotivo, la seduzione e il maltrattamento.
14) Il processo terapeutico può aver successo soltanto se non viene rinnegata la verità relativa all'infanzia del paziente.
15) La teoria psicanalitica della 'sessualità infantile' rinforza la cecità della società e legittima l'abuso sessuale compiuto sul bambino. Essa rende colpevole il bambino e risparmia l'adulto.
16) Le fantasie sono al servizio della sopravvivenza. Aiutano a esprimere la realtà intollerabile dell'infanzia, e allo stesso tempo a nasconderla o a minimizzarla. Un avvenimento o un trauma 'inventato' per così dire nella 'fantasia' cela sempre un trauma reale.
17) Nella letteratura, come nell'arte, nelle fiabe e nei sogni, spesso si esprimono in forma simbolica esperienze rimosse della prima infanzia.
18) Sulla base della nostra ignoranza cronica della situazione reale vissuta dal bambino queste testimonianze simboliche di tormenti sono non solo tollerate, ma perfino apprezzate nella nostra civiltà. Se venisse compreso lo sfondo reale di questa espressione cifrata, esse verrebbero messe al bando dalla società.
19) Le conseguenze di un crimine compiuto non vengono eliminate per il fatto che vittima e carnefice sono entrambi ciechi e turbati sul piano emotivo.
20) Si possono evitare nuovi crimini se le vittime cominciano e vederci chiaro. La coazione a ripetere verrà, in tal modo, eliminata o indebolita. 
21) Mettendo allo scoperto in maniera inconfondibile e priva di ambiguità la fonte della conoscenza celata nell'evento dell'infanzia, i resoconto delle vittime possono aiutare la società in generale e la scienza in particolare ad accrescere il loro grado di consapevolezza".

Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, pp. 121, 122, 123, Bollati Boringhieri 2008. 

lunedì 8 agosto 2011

Alla luce del sole

Una vacanza è, per definizione, tale quando ci si senta liberi dalle occupazioni consuete e dal tran-tran quotidiano: il lavoro, la casa, il traffico, in una parola, la routine di tutti i giorni. Sentirsi liberi invece di esserlo veramente, perché la libertà assoluta dagli impegni credo sia impossibile da ottenere, a meno di non peccare di un altissimo grado di incoscienza, di una cecità totale di fronte a ciò che ci sta intorno e che non scompare, ahimè, nemmeno in vacanza. 
Sono molti anni, tante estati di seguito, che non solo non sono libero in vacanza, ma anche che non mi trovo in questo fortunato stato mentale: per tanti motivi e anche per colpa mia, per il mio carattere, per una certa insoddisfazione, per il caldo, per la tanta, troppa gente attorno. Ma non è della mia libertà che voglio parlare, ma di quella delle persone che d'estate si ha la fortuna e la sfortuna di osservare, alla luce del sole e all'ombra degli ombrelloni. E soprattutto della libertà dei bambini, che in vacanza ha l'opportunità di esplodere ma che spesso finisce per essere soffocata dagli adulti, da chi ha dimenticato ormai da tempo cosa significhi essere e sentirsi liberi.
Ho l'abitudine di andare in vacanza al mare, a luglio, quando non ci sono troppi turisti in giro come ad agosto e le spiagge non sono ancora sovraffollate. Ultimamente però, mi sembra che anche il mese di luglio assomigli all'agosto di qualche anno fa quanto a popolazione vacanziera, per cui trovare un'oasi di pace dove riposare è ormai impensabile anche in questo mese dell'anno e forse restano soltanto giugno e settembre per le mie aspirazioni, lo accerterò la prossima volta.
Accanto al tuo ombrellone dunque - schiacciato fra altri mille, l'ombra finita sull'asciugamano del vicino e perduta per sempre, il via-vai dei vucumprà, l'aria che non filtra e l'appiccicume che resta addosso mentre il sole brucia la pelle, tutt'intorno il brusio di sottofondo delle chiacchiere di tutti i bagnanti fra il trillo di milioni di telefonini, più lontana ma ugualmente assordante la musica disco per l'acqua gym, l'atmosfera impregnata, anche controvento, dal fumo di sigaretta del vicino, ché se non fuma quello a destra tanto lo fa quello a sinistra, dall'odore del formaggio del panino laddove manchi la mortadella, della crema per il sole e dal sudore, la sabbia che scotta e che dove non brucia e rattoppata da miliardi di mozziconi di sigarette e di gusci di semi di pesca che fanno da cornice ai lettini, il mare che a prima vista è azzurro e trasparente ma che, se lo guardi in controluce, in superficie è un'unica, grande chiazza di olio abbronzante ceduta dai corpi di migliaia di bagnanti, e sotto è un'enorme latrina riempita con il piscio degli stessi corpi in cerca di refrigerio - senti le solite parole di disprezzo contro i negri (una volta lo chiamavano razzismo, adesso ci si scopre seccati e col diritto a ribellarsi anche in modo offensivo, va meno peggio quando si contratta fino all'ultimo centesimo la compravendita, rendendo minimo il margine del loro profitto) che si portano sulle spalle e sotto il sole un negozio intero e che approfittano di questa piazza per guadagnarsi un pezzo di pane. 
Vicino al tuo ombrellone, accanto a grandi sospiri soddisfatti per una scelta vacanziera vincente e apprezzamenti per la bellezza paesaggistica del posto, senti lezioni di buona educazione impartite a figli che vorrebbero correre a destra e a sinistra, dove pare loro, la spiaggia è grande e spazio infondo ce n'è ancora, che vorrebbero tirarsi la sabbia addosso, colpendo senza farlo apposta anche qualcun altro che a quel gioco non stava partecipando: anche questa, infondo, è libertà, né più e né meno, se ci si pensa un minimo, di quella degli adulti che pisciano in mare a meno di cinquanta centimetri da te o che fumano incuranti accanto a un bambino, insomma qualche esempio di cattive maniere l'ho già dato sopra ed è inutile che mi ripeta. Ma un conto è la cattiva educazione sommersa e un altro è quella alla luce del sole. Una cosa sono i modi degli adulti, a cui tutto è permesso, un'altra il comportamento dei bambini, che devono essere ancora formati (ma da chi?).
Per farla breve, mio figlio in vacanza ha corso e si è divertito, a volte si è allontanato ed è stato anche rimproverato per averlo fatto (dopo di che ha quasi sempre detto dove andava e chiesto se poteva farlo, alcune volte invece se ne è dimenticato, ma è un bambino di quattro anni mica un adulto coscienzioso di sessanta, che puoi farci). Spesso, di fronte a un'urgenza, ha pisciato in mezzo agli ombrelloni della spiaggia. Proprio così: si è abbassato il costume, ha tirato fuori il pisellino e ha innaffiato un po' di sabbia, alla luce del sole, di fronte a tutti, senza problemi e senza nascondersi, senza finti pudori. Qualcuno ha storto il naso, qualcun altro ha detto che non si fa, ha dato lezioni di moralità e di comportamento. 
La volta dopo mio figlio l'ha rifatto, senza problemi, in tutta libertà. Quando scappa, scappa.