giovedì 7 luglio 2011

I gemelli si possono allattare: è biologicamente previsto

"I gemelli possono essere allattati esclusivamente al seno, perché ciò è biologicamente previsto". Lo afferma la pediatra e fondatrice del sito www.allattare.net Maria Ersilia Armeni. La  presidente dell'Associazione Italiana Consulenti Professionali in Allattamento Materno (AICPAM) parla anche di quale sia il genitore-tipo al quale si rivolgono pubblicità come quella del biberon Step Up della Chicco, di cui ho scritto di recente, e di come questa tipologia di madri e di padri in realtà non compia, il più delle volte, una vera scelta (libera e consapevole) quando decide di alimentare artificialmente un figlio.
"L'allattamento materno è conseguenza del parto, come l'espulsione della placenta - conclude Armeni -. Avvengono tutt'e due naturalmente e non si contrappongono alla madre. E' semmai lo stile di vita attuale, delle madri e dei padri, che non lascia spazio all'allattamento. Ma gli stili di vita si posso cambiare, se non altro per qualche tempo".

Dottoressa Armeni, secondo lei è possibile allattare esclusivamente al seno dei gemelli?
E' possibile, con il dovuto aiuto alla nutrice, nello specifico, e nell'andamento della casa e del resto della famiglia.

Cosa comporta, per una madre, farlo, in termini di impegno e di fatica fisica?
In termini di impegno, si tratta di un coinvolgimento full time. La fatica fisica è relativa, in quanto c'è ma è biologicamente prevista.

La crescita dei neonati risulta essere regolare senza la cosiddetta 'aggiunta'?
La crescita deve essere adeguata. L'allattamento al seno esclusivo è un mezzo che porta alla migliore crescita e sviluppo del lattante, non un fine di per sè. Quindi non c'è contrapposizione fra allattamento e salute.

Ha avuto a che fare con madri che hanno allattato dei gemelli? Come è andata?
Ho seguito numerossisime coppie di gemelli e attualmente sto seguendo tre gemelli di un mese e mezzo di vita. Va esattamente nello stesso modo in cui va l'allattamento dei singoli nati qualche settimana prima della data presunta del parto (cosa che accade o viene indotta comunemente con i gemelli): chi è allattato esclusivamente per sei mesi, chi fa un allattamento misto da subito o dopo qualche mese.

Mi tolga una curiosità: prima dell'invenzione della formula artificiale, cosa succedeva ai gemelli, venivano nutriti dalle madri o dalle balie? Oppure, nel caso di famiglie meno abbienti, si sceglieva di allattare soltanto il figlio più forte - così come avviene nel mondo animale - lasciando morire quello più gracile?
Prima dell'avvento del latte artificiale si ricorreva alla balia, o si somministrava del latte animale (mucca o capra - quello che c'era a disposizione) che nei tempi più recenti veniva diluito e arricchito di zucchero. Pratica questa comunemente in vigore in Italia fino ai primi anni '80 anche per i nati singoli.

Prendendo spunto dallo spot del biberon Step Up, quanto secondo lei una pubblicità come quella della Chicco può essere convincente riguardo al fatto che sia impossibile allattare dei gemelli? Come mai i genitori si lasciano persuadere così facilmente?
La fascinazione della tecnica è pervasiva, lo sappiamo bene. Il che, unito alla stanchezza che indubbiamente due o più gemelli comportano, induce a credere che non ce la si possa fare. I genitori che si lasciano persuadere facilmente sono quelli che presentano delle fragilità di partenza, come mamme (e papà) molto giovani e al primo parto, che non hanno seguito corsi di accompagnamento alla nascita, con basso livello di scolarità, che soffrono di ansia e depressione, che fumano, che sono prive di sostegno familiare adeguato. Questi elementi non traspaiono in un blog o in una email di aiuto, ma possono emergere solo nel contesto di una consuleza 'vis a vis'. Altre mamme a rischio possono essere le mamme in carriera, che in realtà operano una scelta vera e propria, non sappiamo quanto informata, in direzione di un'alimentazione diversa che loro ritengono non inferiore all'allattamento naturale.

Secondo la sua opinione, la frase "l'allattamento al seno è sempre consigliato", inserita come premessa in tutti i messaggi pubblicitari dei sostituti del latte materno, è da considerarsi sufficiente o bisognerebbe dare ai genitori informazioni meno generiche, parlando in modo più esplicito dei benefici dell'allattamento al seno e dei possibili danni per la salute della donna e del bambino legati all'uso dei sostituti?
La frase è obbligatoria perchè rientra nell'ambito di una legge che impone di non mettere sullo stesso piano i due modi alimentari. Ma la scelta di allattare o meno viene da dentro e viene da lontano, ci dicono le ricerche. Non è che si allatta perchè ora sul momento veniamo a sapere di tutti i cosiddetti vantaggi dell'allattamento - che vantaggi non sono, visto che si tratta di una pratica normale: non elechiamo i vantaggi di camminare con le nostre gambe rispetto a delle protesi. Dare informazioni conoscitive è solo uno step da abbinare a informazioni pratiche su come si allatta. E questo non può provenire dalle ditte produttrici di sostituti del latte, nè lo vorrei.

Quale frase non dovrebbe mancare in uno spot al posto de' "l'allattamento al seno è sempre consigliato"?
Comincerei a educare la gente al concetto di rischio. Tutte le nostre attività comportano il calcolo consapevole o inconsapevole di un certo livello di rischi che ci assumiamo. Si potrebbe scrivere "dare latte artificiale solitamente è sicuro, ma comporta degli esiti di salute inferiori all'allattamento al seno".

Una domanda a margine: come mai le madri (ma anche i padri) che scelgono in tutta libertà di alimentare artificialmente i propri figli (e nessuno contesta questo loro, libero e sacrosanto diritto di farlo) si sentono spesso 'criminalizzate' e attaccate da chiunque parli altrettanto liberamente delle virtù dell'allattamento al seno? Come mai si usa tanto spesso la frase "Talebane dell'allattamento", riferita a coloro che non promuovono ma difendono questa pratica del tutto naturale e che ha inizio non solo con la storia dell'uomo, ma con quella di tutti i mammiferi?
Definirsi criminalizzati serve ad alleviare il senso di colpa per aver preso una direzione antitetica al nostro mandato biologico. Non mi piace parlare di scelta, perchè se appartieni a una delle categorie di cui sopra non scegli niente ma sei scelto. Preferisco parlare di direzione. Se questa direzione è presa perchè gli ostacoli ad allattare normalmente (non si deve necessariamente allattare "con successo") sono tali e tanti , allora la persona non prova alcun senso di colpa se ci ha provato seriamente. Ecco, come Consulenti IBCLC noi diciamo alle donne di provarci e diamo loro gli strumenti per farlo.Altre volte la direzione verso l'alimentazione artificiale è presa perchè non si prova gioia nell'allattare, e l'impegno come tempo e dedizione, che esiste eccome, non trova nessuna  ricompensa in termini di soddisfazione materna. Ebbene anche in questi casi, se non si getta subito la spugna e si cerca chi possa fornire sostegno adeguato, si arriva a imparare a provare gioia in qualcosa che non pensavamo. Le poche madri che veramente scelgono di non allattare perchè hanno ottenuto una piena informazione, non provano sensi di colpa come nessuno di noi li prova dopo aver fatto una scelta ragionata. Da anni non sentivo la definizione "Talebane dell'allattamento". Mi fa un pò sorridere, perchè cela una presunta battaglia fra 'modernità' (latte artificiale/ biberon e libertà che questo concede per poter vivere "come prima") e 'arretratezza' (impegnare il proprio corpo e tempo nell'allattare). Il fatto è che l'allattamento materno è conseguenza del parto, come l'espulsione della placenta. Avvengono tutt'e due naturalmente e non si contrappongono alla madre. E' semmai lo stile di vita attuale, delle madri e dei padri, che non lascia spazio all'allattamento. Ma gli stili di vita si posso cambiare, se non altro per qualche tempo.

lunedì 4 luglio 2011

Anche le mamme adottive possono allattare al seno

Allattare al seno non è soltanto e semplicemente nutrire, ma è un rapporto più complesso fra madre e figlio, nel quale il neonato 'ricuce' il legame simbiotico con la genitrice interrotto al momento della sua nascita. Il tema dell'allattamento, naturale o con il biberon e che ho affrontato più volte nelle pagine di questo blog, ha suscitato sempre un grande interesse fra i lettori e spesso è stato motivo di dibattiti accesi fra chi sostiene le virtù del primo e chi invece difende la scelta della formula artificiale. Pur criticando ogni volta fermamente i messaggi promozionali fuorvianti e fasulli della pubblicità, ho sempre e comunque difeso nei miei post la libertà di scelta dei genitori in materia di allattamento. 

Maria Ersilia Armeni, pediatra e presidente dell'Associazione Italiana Consulenti Professionali in Allattamento Materno (AICPAM), mi ha fatto conoscere un'ulteriore possibilità di scelta che oggi hanno le mamme adottive. Ovvero che anche loro, se lo desiderano, possono allattare al seno, pur non avendo avuto una gravidanza, né tanto meno partorito.

Dottoressa Armeni, che cosa è l'allattamento adottivo?
E' l'allattamento al seno da parte di una madre adottiva, cioè una donna che non ha portato avanti la gravidanza nè il parto del bambino che allatta.

In cosa consiste esattamente 'l'induzione della lattazione'?
Per 'induzione della lattazione'si intende l'attivazione funzionale dell'organo preposto, cioè la ghiandola mammaria, con varie modalità. La ghiandola arriva perciò a produrre il secreto chiamato latte, indipendentemente dalla sua maturazione spontanea che avviene in questa direzione dopo la nascita di un bambino e più specificamente dopo l'espulsione della placenta. 

"Attivazione funzionale" grazie all'uso di farmaci come il domperidone: vi sono controindicazioni?
Ogni farmaco ha indicazioni e controindicazioni. Queste poi possono essere relative o assolute. In caso di controindicazione assoluta, non lo si userà, in caso di controindicazione relativa si può fare un tentativo e vedere se il vantaggio è tale da scavalcare il rischio della controindicazione stessa. Nel caso del domperidone più che sulle controindicazioni mi soffermerei sugli effetti avversi. Questi sono rappresentati dal cefalea e ipercinesi gastrointestinale, di solito passeggeri. Se si vuole evitare in assoluto ogni rischio, si può fare a meno dell'effetto facilitatore di tale farmaco e procedere altrimenti con la stimolazione della lattazione.

Cioè, è possibile l'allattamento adottivo senza l'uso di tale farmaco? Si può stimolare la produzione di latte attraverso altri metodi?
Il domperidone è solo uno sei farmaci che si possono o non possono usare. Molti percorsi di induzione della lattazione prevedono ad esempio che la mammella subisca ancora prima un'esposizione a ormoni estro-progestinici, come se attraversasse la fase di gravidanza. C'è la documentazione che la lattazione può partire anche senza questa sensibilizzazione. Viceversa sull'induzione della lattazione senza stimolazione con domperidone le evidenze sono meno chiare, almeno in occidente. C'è bisogno di più studi.

Mi fa una panoramica su quanto l'allattamento adottivo sia diffuso in Italia e se esistono altri Stati che lo promuovono?
I rapporti che noi abbiamo sono aneddotici, almeno per quanto riguarda l'Italia. Molte coppie di genitori poi sono restie a parlarne perchè temono fortemente che ci possano essere reazioni negative da parte dei servizi sociali che li hanno accompagnati nell'adozione del bebè. Per quanto riguarda gli altri paesi basterà citare gli Stati Uniti, da cui proviene un gran numero di pubblicazioni nello specifico. Sempre lì hanno preso origine i siti web che forniscono tutte le informazioni tecniche, laiche e professionali, necessarie a decidere se si vuole intraprendere questo percorso e quali modalità di percorso ci sono.

Perché secondo lei questa pratica da noi è poco conosciuta fra i pediatri e poco divulgata fra le madri che adottano?
La formazione pediatrica in allattamento è ancora passibile di notevoli miglioramenti, in tutto il mondo e non solo da noi. C'è inoltre una certa diffidenza culturale nell'accettare l'esistenza di professionalità che si muovono su questo terreno, come i Consulenti Professionali in Allattamento Materno IBCLC. Un po' perché si tratta di una nuova professione, e un po' perché non proviene dal mondo accademico universitario. 

Perché una coppia con un figlio adottato dovrebbe preferire la scelta dell'allattamento naturale?
Per l'immenso divario che esiste tra il prodotto naturale - la gente lo sa - e quello artificiale. E per la relazione fisico-emozionale che si instaura nella pratica dell'allattamento. Noi preferiamo usare il termine "allattamento" solo con il processo naturale, e usare il termine "alimentazione artificiale" per la somministrazione pur sempre amorosa di un biberon. 

Ultima domanda: non le sembra 'innaturale' e, paradossalmente, 'artificiale' l'allattamento al seno da parte di una donna che non ha avuto una gravidanza e che non ha partorito? 
Grazie per aver fatto questa domanda. Certo, qualcuno potrebbe arricciare il naso di fronte all'idea della tal madre che, non avendo concepito, tenuto in grembo e partorito il tal bambino, 'pretende' di fare con naturalezza solo una parte del tragitto. La risposta è che noi umani siamo fra tutti gli esseri viventi il massimo esempio di naturalità mista ad artificiosità e questo ne è solo un esempio. La natura inoltre è generosa e guidata da meccanismi molto robusti: rispunta fuori, con tutti suoi meccanismi automatici, ogni qualvolta gliene diamo l'agio.

venerdì 1 luglio 2011

'Genitore': quando una parola non conta niente

Un papà italiano che vive a Londra e che è sposato con un altro uomo assieme al quale ha un figlio nato grazie alla maternità surrogata e di cui si occupa a tempo pieno: ho conosciuto Marco attraverso il suo blog The Queenfather, di cui ho parlato a novembre. E' una persona straordinaria, profonda e al tempo stesso ironica, e anche a lui ho domandato quale sia la sua idea di genitore. Quella che segue è la sua risposta, originalissima sia nel contenuto che nella forma con la quale è scritta.

"Nel Dizionario Italiano Online, sotto la voce ‘genitore’ c’è un tassativo: chi genera o ha generato, padre o madre. Neanche una postilla per chi i figli ce li ha grazie all’adozione (per dirne una...). Non mi sono dato per vinto. Ho consultato il Dizionario Italiano Online della Hoepli, rimettendomi all’autorevolezza tutta laica della grande casa editrice. Sotto la voce ‘genitore’ trovo di nuovo ‘chi genera o ha generato, padre o madre'. Come se non bastasse poi, la tranvata ‘Per antonomasia Dio creatore’. E qui mi cascano le chiappe. Nel senso, di nuovo una dichiarazione tassativa sul fatto che se non sei tu a procreare, non puoi chiamarti ‘genitore’. Addirittura ci hanno infilato pure Dio (che davvero non è papà mio perchè se lo fosse avrebbe ceduto alle mie richieste incessanti e avrebbe già fulminato Papa Ratzinger da mo’....) come ‘genitore per antonomasia’. Solo su un vocabolario di italiano ste boiate".
"Mi chiedo se sotto la voce ‘cornuto’ ci abbiano messo quel povero San Giuseppe che si ritrova padre senza manco sapè com’è successo..... Che poi è stato fatto santo per dargli il contentino e mettere la pezza sul fatto che il suo primogenito non era in effetti suo... Per farla peggio, non è che Gesù abbia cercato di tenere la bocca chiusa in merito..."Mio Padre non è mica quel falegname lì.... È il creatore dell’universo!”. Bel rispetto per quel poraccio che si spacca la schiena a fare tavoli, sedie e comodini per metterti due stracci addosso. Ma vabbè. Non saranno state le corna di Ninetto er Pizzicarolo, direte voi, ma sempre corna sò, indipendentemente da quanto prestigiose possano essere. Questo si sposa con una vergine e poi manco la soddisfazione di.... beh..... capite no? Vi sembra giusto? Bisognerebbe chiedere a Sua Eterna Onnipotenza, ma suppongo che mi sventolerebbe in faccia un bel ‘Legittimo Impedimento’. (Aspetta.... Mi sa che però a differenza di me, Berlusconi è davvero figlio di Dio a ‘sto punto.... Tale Padre....No vabbè.... Questa è una cazzata. Lo sanno tutti che Berlusconi si è autogenerato in quanto si è fatto da solo.... Come Dio... Vabbè, basta)".
"In italiano però, resta il fatto che la parola ‘genitore’ deriva dal latino ‘gignere’ appunto, ‘generare, procreare’ e quindi contribuire alla ‘genus’, o famiglia, per esteso il gruppo di persone legate da una parentela di sangue. Nun se scappa. Se non hai strombazzato tua moglie provocandone la gravidanza, non sei un genitore. Chiamati pure custode, responsabile, tutore, guardiano, chauffeur, assistente, segretario, ispiratore, educatore, approvvigionatore, consolatore, esortatore o pure intrattenitore e psicologo, ma genitore no. Sinonimi per ‘genitore’? E qui vi voglio..... Beh.... Non ce ne sono. Punto. Allora, mettiamo da parte il dizionario che non ci aiuta per niente e cerchiamo di trovare un’altra descrizione".
"Mi affido a Wikipedia, l’enciclopedia online che contiene tutto lo scibile umano. Hurrah!! Nella definizione di ‘genitore’ trovo tutto quello che è successo negli ultimi 2011 anni di storia dell’umanità. Trovo considerati come genitori, non solo quelli biologici, ma anche quelli adottivi, quelli a cui il bambino è stato affidato e tutti quelli che, sposati o non, etero e non, single e non, sono alle prese con un piccolino da crescere. Decisamente molto meglio. Sapete, per alcune persone, la definizione di un termine sarà sempre quella che leggono nel vocabolario, così come la verità assoluta è quella che trovano in TV o peggio nella Bibbia (poi vaglielo a far spiegare com’è possibile che l’intera razza umana si sia sviluppata da Adamo ed Eva che come prima progenie hanno avuto due maschi.....!!! Non voglio neanche pensare all’unica viabile possibilità..... Poi dice de sfonnà Sodoma e Gomorra)".
"Ma è confortante sapere che da qualche parte anche noi siamo considerati genitori, anche se a noi le donne ci piace solo vestirle e truccarle, piuttosto che ingravidarle tradizionalmente.....In fondo, per un bambino, i genitori sono quelli che gli sono sempre accanto con amore e costanza, non quelli sul vocabolario. Sono quelli che fanno i sacrifici, che superano gli ostacoli, che vanno contro, che sfidano il mondo per amore del loro piccolo. Quelli che si preoccupano senza farsi notare, che amano incondizionatamente, che mettono la loro vita in ‘pause’ indeterminatamente. Magari non sono sposati, non sono biologicamente legati al piccolo, o sono due persone dello stesso sesso. Sono comunque genitori ed il loro piccolo ha il sacrosanto ed inalienabile diritto di essere fiero di loro, di essere fiero del proprio mondo".
"E lo so che qui sono scontato, ma credetemi, per un sacco di gente là fuori un genitore è chi i figli li fa. Come per ogni cosa, quello che ogni famiglia crea con tanta buona volontà, la società tende a distruggere nel suo stupido desiderio di uniformità. Ma l’uniformità non appartiene a nessuna creatura vivente, solo alle istituzioni create a tavolino dall’uomo. Fortunatamente la famiglia non è una di queste istituzioni, perché trascende tutti i sacramenti, tutte le epoche, tutte le religioni e filosofie. Così come l’amore. Volerlo ingabbiare nei rigori della politica e della morale, è un po’ come troncargli le ali. E ‘genitore’, prima di tutto e soprattutto è sinonimo di amore, non di biologia. Bastasse la capacità biologica di procreare per potersi chiamare un genitore, allora potrebbe chiamarsi ‘genitore’ anche ‘sta stronza. Averla nella mia categoria mi offende più di quanto potrà mai offendere lei avere me, genitore gay, nella sua..... Fidatevi".