giovedì 30 giugno 2011

Quando genitore è...insegnare a un figlio a volare

"Soprattutto io sono mamma, anche se il mio bambino non è ancora con me. Ho un pancione adottivo enorme perché ormai attendo da tanti anni, da troppi anni. Il mio bimbo potrebbe trovarsi in Vietnam, se lo troverò tramite l'adozione internazionale, e proprio ora, in questo momento, piangere perché non ha una mamma vicina che lo sta coccolando come solo io saprei fare, oppure potrebbe essere in Italia se lo troverò con l'adozione nazionale, e in questo caso potrebbe stare sorridendo con qualcuno che non sono io, che non si addormenterà pensando a quel sorriso, né si prodigherà per ricercarlo di nuovo domani. Mio figlio mi aspetta e io impazzisco per trovarlo. E questo è tutto". 
Sono parole che mi hanno colpito particolarmente queste che Plotina ha scritto nel suo blog Mamma in divenire. Soprattutto perché incontro spesso persone che alla mia domanda "che cos'è un genitore" mi rispondono "colui che 'genera' un figlio", una risposta che reputo enormemente limitativa dato che io invece ritengo che un genitore sia soprattutto "chi si prende cura di un figlio". Plotina si sente già un genitore e dice addirittura di avere un "pancione adottivo enorme", pur non avendo ancora figli. Così le ho chiesto, direttamente, cosa significhi per lei essere genitore e quella che pubblico di seguito è la sua risposta.

"Tieni presente che io ancora non sono mamma e che, come dice appunto il mio blog, sono mammaindivenire...Però questa domanda viene posta, eccome!, quando una coppia desidera intraprendere il percorso adottivo... ma vado alla mia risposta. Cosa significa per me essere genitore... Quando una coppia senza figli intraprende il percorso adottivo incappa in più occasioni in questa domanda. E' una domanda semplice semplice, direi banale nella sua funzione di punto di origine da cui scaturisce forse anche il desiderio di essere genitore, ma, a mio avviso, complessissima. Perché essere genitore assolve a così tante esigenze (biologiche, ancestrali, psicologiche, ecc), che trovare un'unica risposta è davvero complesso". 
"Penso spesso che solo i folli vogliano davvero un figlio perché dal momento in cui abbiamo un figlio, in qualche modo, vincoliamo la nostra vita in modo indissolubile ad un altro essere. Perché ciò che nostro figlio diventerà, ciò che gli accadrà, ciò che vivrà, sarà così strettamente collegato a noi che solo una buona dose di follia ci può indurre a creare un legame così forte atto, oltretutto, a fare in modo che questo nostro figlio possa vivere ottimamente proprio senza di noi...Perché il nostro compito sarà quello di insegnargli a volare, di compiere lunghi viaggi da solo o in compagnia ma, certamente, con una compagnia 'altra' rispetto a noi. Essere genitore necessita di una buona dose di consapevolezza circa il diritto di nostro figlio di essere da noi cresciuto, amato, istruito, curato, seguito, con l'intenzione di renderlo assolutamente autonomo da noi, libero di vivere a pieno la propria vita. Essere genitore è la scelta più altruistica che un essere umano possa compiere e l'errore è proprio là dove non la si veda in questo modo. Perché è nella pienezza del donare che si compie l'atto estremo (perché secondo me è estremo), della genitorialità". 
"Nel momento in cui 'pretendiamo' che nostro figlio 'restituisca' quanto ricevuto, compiamo l'errore di limitarlo e quindi ovviamo al nostro compito. Ciò non significa non desiderare che nostro figlio ci ami, si occupi di noi, ci circonda delle sue attenzioni, ma significa non pretenderle in alcun modo, rivolgerci esclusivamente verso il suo interesse. Perché un figlio non arriva perché l'ha chiesto. Arriva perché l'abbiamo desiderato. E lì, in quel momento, inizia il nostro compito di genitore, di 'colui che dà incondizionatamente'. E questo non significa creare figli del benessere per i quali ogni desiderio sia un ordine! Essere genitore significa, soprattutto, saper dire NO. 'No perché tu devi diventare una persona sicura di te stessa, forte, coraggiosa. No perché il mio compito è di insegnarti a diventare in grado di affrontare al meglio la vita'. Che non ti dirà spesso Sì, anzi, quasi mai. Perché se il mio compito è di rendere mio figlio in grado di volare in alto, deve avere ali forti, deve avere mente lucida, deve sapere affrontare il vento che non cambia direzione di fronte alla nostra richiesta. E così, con un figlio, si deve anche affrontare la difficoltà di sapere non donargli un SI', ma di donargli un NO". 
"Durante il primo di tanti incontri con la psicologa dei servizi sociali della nostra zona che avrebbero poi stabilito se saremmo stati o meno idonei all'adozione, mi è stato chiesto: 'Signora, per lei cosa significa essere genitore?' E io: 'Significa amare'. La psicologa si è fermata un po' e poi mi ha detto: 'Questa è l'ultima cosa, adesso veda di metterci la testa'. Le sue parole sono molto dure ma sono assolutamente vere. Non è di solo cuore che siamo genitore, è soprattutto di testa. Essere genitori ci costringe a continue scelte, che non si risolvono quasi mai nel solo amore, ma si risolvono soprattutto nel ragionamento, nella scelta più corretta per realizzare in nostro figlio quella spinta in avanti che lo renderà Adulto e Autonomo". 
"Quando si decide di adottare un figlio, ancora di più, è necessario essere consapevoli che quel figlio, frutto di un primo abbandono, di un primo grande NO, dovrà ricucire grandi ferite, ricoprire o scoprire e poi ricoprire e poi riscoprire, un grande vuoto. Forse, a volte, delle violenze, delle disattenzioni, delle gratuite cattiverie. Per aiutarlo a diventare quel adulto che merita di essere, per aiutarlo ad essere davvero felice per come e quanto la vita gli consentirà in futuro, è necessario essere noi stessi forti a sufficienza per vivere con lui le sue pene, per sobbarcarcene laddove sia possibile ma, certamente, è necessario avere sempre presente che noi siamo il breve e semplice sentiero che deve renderlo abbastanza forte da affrontare le strade ben più impervie della vita. In sostanza, essere genitore, per quanto mi riguarda, è essere in grado di insegnare a mio figlio a volare da solo, forte e sicuro. E' insegnargli ad essere felice in una vita che sicuramente gli porterà anche dei dolori. In ultimo, ma solo perché è sottinteso, è infinito amore".

2 commenti:

The Queen Father ha detto...

Bellissimo post! Già linkato su Twitter!!

;0)

sicampeggia ha detto...

Ecco un'altra mamma speciale, Cristiano. Se solo la vita non fosse così insensata perché davvero non ha senso che tanto amore debba andar perso, da anni ormai. Ma poi, chissà, magari un senso c'è, magari retrospettivamente ogni cosa troverà il suo posto. Intanto leggere quello che scrive Plotina è un modo per ricordare, a me che spesso lo dimentico, che essere genitori è anche un privilegio. Mi fa piacere che anche tu l'abbia incontrata, ciao a presto.