venerdì 17 giugno 2011

La vita lunga un giorno

Da solo non avrebbe senso: sono necessari due occhi che ti guardano e tu che ti specchi in questi piccoli, amati pezzi di vetro per comprendere tutta la vita che ti passa davanti, la tua, così come quella di chi ti sta di fronte.
Il passato, che ricordi male, e il domani, che ancora non conosci, all'improvviso trasparenti, come la foglia in controluce. 
La pianta che alla fine il sole prosciuga, ma che, fintanto che è viva, è fonte sorprendente di colori: verde d'erba, in ogni sua possibile declinazione, dal blu invernale al giallo dell'estate, dal nero notturno al rosso autunnale, con tutta la gamma di variazioni esistenti, minuto dopo minuto, dall'alba al tramonto, la luce che segue il giro della Terra, le ombre che prima si accorciano e che dopo tornano lunghe, le latitudini e le stagioni.
Due vetri per riflettere te stesso e per guardarvi attraverso, per dire ciò che siamo stati e quel che saremo.
Avrei voluto abbracciarti forte e trattenerti più a lungo, il giorno in cui siamo stati insieme e poi ci siamo divisi, il giorno che è terminato di notte, stupidamente, come un qualsiasi altro giorno dalle ore contate.
Avrei voluto abbracciarti forte e trattenerti più a lungo, fare la tua stessa strada, arrivare almeno alla fine del viale e non dividerci prima, come fa sempre, inevitabilmente, qualsiasi uomo con qualsiasi altro essere umano.

1 commento:

Marcello Affuso ha detto...

Mi sono commosso leggendoti... l'essenziale è invisibile agli occhi che troppo ottusamente spesso vedono soltanto in avanti non cogliendo il valore degli istanti e delle persone con noi li vivono. E poi guardiamo indietro e vorremmo riacciuffare tutto, ogni secondo, ogni brivido, ogni respiro, ma non si può, no non si puo. Un saluto