martedì 5 aprile 2011

Linea di confine

Ho preso la rincorsa, ho chiuso gli occhi, ho sollevato le gambe ed è iniziato il volo. L'aria e la polvere sulla faccia, l'accelerazione del battito, la contrazione dei polpacci, le scapole slogate, sono caduto in piedi, oltre il fossato. La mia infanzia è sparita così, in un attimo, dall'oggi al domani, tanto tempo fa, quando ero ancora un adolescente. C'è stato quell'ostacolo improvviso, non previsto, per superare il quale occorreva la forza di un uomo, non quella ridicola di un bambino, e l'ho fatto, senza pensarci tanto: ho cominciato a correre e da allora non mi sono più fermato. E sono stato talmente indaffarato nella corsa, in tutto questo tempo, che ho tardato ad accorgermi di un sole ormai sparito dalla mia vista: un tramonto niente affatto da cartolina e di cui non sono stato spettatore.  
Ventitré anni dopo esserlo diventato, soltanto oggi so di essere un uomo: ho oltrepassato la linea di confine e da questa nuova, già vecchia frontiera mi giro a guardare il passato, con distacco ormai, come se quei giorni andati non mi appartenessero più. Sto dall'altra parte adesso e i ragazzi che incrocio, i bambini che osservo sono ancora me, mi appartengono ancora, ma fanno parte di un mio io lontano, vissuto in un'altra epoca. Sto diventando spassionato, disincantato. E sono spesso preoccupato: sono un genitore, non più un figlio. Io che, nonostante tutto, ho tardato ad accorgermi della mia maturità non desiderata, non voluta in così largo anticipo. Io, col mio forte senso di responsabilità: una catena così necessaria, così naturale e talmente odiosa. Io, che spesso ho indugiato in luoghi e situazioni che con me non avevano più nulla a che spartire. 
Sono arrivato presto: è bastato un salto. Ci sono arrivato in ritardo: ho preso tempo, mentalmente. Ora sono un genitore e non più un figlio. I miei figli mi assomigliano, sono come me quando ero piccolo come loro. Ma sono tutta un'altra faccenda, un'altra realtà. Non devono avere niente di me: devono essere felici, liberi nella loro naturale semplicità. 

2 commenti:

sicampeggia ha detto...

Quel che è stato è stato , Cristiano, ora però c'è questa bellissima consapevolezza e non è poco
"Non devono avere niente di me: devono essere felici, liberi nella loro naturale semplicità".
Ciao a presto.

Rory ha detto...

Anche se non lo vogliamo i nostri figli hanno sempre qualcosa di noi: hanno il nostro esempio, e nel bene e nel male, lo fanno loro. Possiamo solo fare in modo che sia il miglior esempio possibile!
Ciao.