giovedì 31 marzo 2011

Voglio veder volare un aquilone

"Il suo corpo nudo contro la notte, contro i miei fantasmi. E' più in alto di me, è ferma e lucente come una statua di bronzo. E quel pensiero mi raggiunge come l'unico che esista.
- Facciamo un figlio.
L'ho colta di sorpresa. Sorride, sbuffa dal naso, alza le sopracciglia, si gratta una gamba, una sequenza di piccole manifestazioni di disagio.
- Fatti togliere la spirale
- Stai scherzando?
- No.
E sento che vorrebbe non aver capito. Siamo marito e moglie da dodici anni, e non abbiamo mai sentito il bisogno di qualcosa che si aggiungesse a noi.
- Lo sai che non ci credo...
- In cosa non credi?
- Non credo nel mondo

Cosa stai dicendo? Che mi frega del mondo, di tutta quella carne anonima. Sto parlando di noi. Del mio piccolo uccello, della tua piccola cosa. Sto parlando di un puntino. Di una lucciola nel buio.

- Non me la sento di mettere un figlio in questo mondo...

Ti stringi le gambe, ti fai piccola e vorresti essere uno scarafaggio per andartene via lungo il muro. E dove ti vuoi arrampicare? Non vuoi un figlio perché il mondo è violento, inquinato, triviale? Torna qui, torna in basso da me. Sono nudo sul letto che aspetto. Dammi una risposta migliore.

- Poi non credo che sarei capace di tenere un neonato in mano, avrei paura.

O hai paura di rinunciare a quella donna che stringi? che ti piace? Lo so, amore mio, non c'è niente di male, l'egoismo ci consola, ci fa compagnia. E sei già stanca di sentirti scrutata, e forse adesso hai freddo. Ti muovi, ti tormenti. Hai paura di non bastarmi più.

- E tu perché vuoi un figlio?

Potrei dirti che mi serve un filo per rammendare i pensieri strampalati che faccio, per tenerli insieme. Perdo pezzi. E vorrei un piccolo pezzo nuovo davanti a me. Perché sono un orfano, potrei dirti.

- Perché voglio veder volare un aquilone - dico, e non so cosa ho detto.
Finalmente la tensione si allenta, è stato un gioco, uno scherzo. Tua madre torna a guardarmi senza sospetto.
- Cretino - ride.
E butta giù un sorso di cocacola. - Stiamo bene anche così, ti pare? 

Ma io sto pensando a un filo che vibra nel vento, a un piccolo polso che mi tenga attaccato alla terra. Sono io, Elsa, quell'aquilone, sono io che volo. Un trapezio di stoffa stracciata nel cielo e in basso la sua grande ombra che insegue il mio pulcino, il mio pezzo mancante.

(Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Mondadori 2001)

Com'è incredibilmente, tragicamente e comunemente vera questa situazione descritta dalla scrittrice. Perché in ogni coppia è spesso solo uno dei due partner a desiderare un figlio di più dell'altro? E poi questa motivazione: "Non me la sento di mettere un figlio in questo mondo", perché è tanto diffusa? Non è una bella immagine quella di un figlio come "filo per tenere insieme i pensieri"? E, infine, non è meravigliosa quella dei genitori come aquiloni stracciati e sospesi in cielo, trattenuti sulla terra dal piccolo polso dei figli?

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