lunedì 21 marzo 2011

Esiste un modo migliore per crescere i figli?

Tiro le somme, dopo l'esperienza dell'ospedale: Dodokko non lo manderemo più all'asilo fino a settembre. Abbiamo deciso di fare così per rafforzarne la salute, dato che lì si ammalava in continuazione. Vorremmo che non prendesse nemmeno un raffreddore, almeno fino alla fine dell'estate. Nel frattempo, siamo alla ricerca di una persona che venga a casa e che si occupi dei bambini assieme a mia moglie, fino a quando lei non dovrà riprendere il lavoro dopo il periodo di astensione per maternità. Dall'autunno in poi, mentre noi genitori saremo al lavoro, questa persona dovrebbe badare soprattutto al neonato ed eventualmente anche al primogenito, quando per qualsiasi ragione non dovessimo mandarlo a scuola per un certo periodo.
Questa persona comporterà dei costi. Non solo economici, ma soprattutto legati all'accettazione, da parte nostra, che sia lei - e non noi - a seguire per un bel po' i nostri figli. Anche questi ultimi dovranno farsi carico di tali costi, perché pure loro dovranno accettare questa persona. Inoltre, non solo dovrà essere una persona non-fumatrice e pulita, ma dovrà essere soprattutto fidata e moralmente integra. Questa persona dovrà essere anche stimolante per i nostri bambini e intelligente, cioè capace di gestire in modo sano due piccoli individui. Dovrà essere in grado di farli divertire, ma anche di far svolgere loro i compiti e di accompagnarli a fare qualche attività sportiva.
Questa persona dovrà sostituirci, prendere il posto di noi genitori fino al nostro rientro a casa, fino alla sera. Per almeno otto ore al giorno, per quaranta ore settimanali, per circa centosettansei ore al mese, per undici mesi l'anno, per almeno un triennio, cioè fino a quando non iscriveremo anche il secondogenito al'asilo. Il contratto sarà rinnovabile per altri tre anni, eventualmente, se anche il secondo figlio dovesse incominciare ad ammalarsi con una certa frequenza andando a scuola. Una specie di contratto come quello che si usa per le case prese in affitto, diciamo un tre più tre. La parte sottintesa del contratto è che noi vedremo e staremo con i nostri figli la sera, nei fine settimana e durante le vacanze.
Questa persona sarà dunque un'altra mamma e un altro papà, ma verrà pagata per far da genitore: è questo il punto. Ma è mai possibile che non esista un modo diverso oggi per crescere dei figli? Perché noi genitori dobbiamo perderci la parte più bella della loro vita, l'infanzia, e perché i nostri bambini devono passare più tempo con un'estranea, invece che con noi, a causa di un lavoro, molte volte insoddisfacente, che ci fa restare tante ore lontani da casa?
La verità è che abbiamo dimenticato che è possibile vivere con molto meno e con meno costi, in maniera più semplice, e che lavoriamo al solo scopo di mantenere il lavoro, per la paura di perdere ciò che abbiamo conquistato con fatica dopo anni di studio e di precariato. La verità è che lavoriamo per qualcosa che non ci appartiene e che non amiamo nemmeno lontanamente quanto amiamo i nostri bambini, per uno stipendio di cui una bella fetta la giriamo in partenza a chi si prende cura dei nostri figli al posto nostro e che magari, per farlo, è costretto a dimenticare i propri, affidandoli a sua volta a qualcun altro. La verità è che abbiamo paura di fare un salto nel buio, di tornare a un punto di partenza che ormai non è più lo stesso di prima. La verità è che abbiamo perduto la spontaneità necessaria per compiere questo salto e la fiducia nel futuro.
Ci vedo un che di anomalo in questa impostazione, qualcosa di insano e di vizioso: i soldi sono diventati il centro. I pochi centesimi che, tolte le spese, ci restano in tasca e che dovrebbero essere un mezzo per essere più felici, sono ormai delle catene che ci tengono stretti al palo. Riproduciamo un sistema malato ogni giorno che ci rechiamo in ufficio e contiamo, alla rovescia, i mesi che mancano all'inizio delle vacanze. E i nostri figli sono già gli anelli di questa medesima catena, pronti a trainarla al posto nostro per sbaglio - per un errore che gli abbiamo fatto compiere noi - il giorno stesso in cui usciremo di scena.

4 commenti:

sicampeggia ha detto...

Ciao Cristiano mi permetto di darti un consiglio: lascia perdere con questo tipo di riflessioni; la storia annovera pochissimi eletti che ne siano usciti fuori ancora sani di mente e con soluzioni solo in parte praticabili.
Te lo dico perché anche io ho molto riflettuto sul senso di questa tragedia nucleare in Giappone: energia a tutti i costi e al costo più alto, ma che senso ha?
Non c'è un senso e non si può fare un salto nel buio, e "vivere con molto meno" è possibile ma comunque non facile, io lo so bene.
Contestualizzare, Cristiano, è l'unica cosa sensata che possiamo fare: inizia a domandarti di cosa puoi veramente fare a meno e sbarazzatene senza guardarti indietro. Io per esempio sto ponderando, appunto, di poter fare a meno del nucleare ( anche questo un bel salto) e farò quello che posso.
Troverete una brava persona cui affidare i vostri bimbi senza sentirvi derubati del loro amore e saprete godervi il tempo che rimane, dai dai, intanto http://www.youtube.com/watch?v=b8Xg2HnJhAQ&feature=related

Laura.ddd ha detto...

Ciao Cristiano, è bello leggere queste riflessioni anche da parte di un papà, noi mamme queste "pigne" ce le facciamo da tanto tempo, ma da sole non possiamo cambiare non solo il mondo del lavoro, ma neanche la vita delle nostre singole famiglie. Avrei molte cose da dire, ma ora non ne ho il tempo. Ti consiglio un libro "le mamme che lavorano sono colpevoli?" secondo me va benissimo anche per i papà. e comunque, si', si puo' vivere con meno, e la chiave di tutto il tuo post mi sembra il lavoro "insoddisfacente". Il sistema è malato, ma se siamo in molti ad esserne convinti, lo possiamo cambiare. un cordiale saluto. Laura

Nuvole ha detto...

guarda, è davvero difficile. per quanti ragionamenti si possano fare, non quadreranno mai.
io ho risolto (per modo di dire) la cosa accettando il fatto che il discorso sul lavoro e i figli è soggettivo. perchè soggettive sono le priorità, i bisogni, le cose che ci fanno sentir vivi e utili.
chi riuscirà a scendere a patti con le proprie, come dire, necessità diciamo meno profonde sarà capace di scegliere serenamente, nel senso che sceglierà a favore di quelle che sente più reali senza pensarci più su.
chi continuerà a fare quello che sa non renderlo felice solo per una questione di "accettabilità sociale" (ma è italiano?) vivrà sempre in bilico.

anch'io penso che quando uno stipendio se ne va in nido e/o tata, ci sarebbe da ragionare un po'.
però poi si decide senza rimpianti.

in bocca al lupo! (a voi e a noi)

caia coconi ha detto...

ciao cristiano
oggi sfondi una porta aperta.
mi interrogavo anch'io su queste dinamiche. e' veramente difficile trovare un equilibrio, ma credo che quello che incide piu' di tutto sia questa generale sfiducia nel futuro.
stasera sono nera, e le tue parole mi fanno pensare di non essere sola, ma llora com'e' che invece sembra intorno tutto cosi cupo?