lunedì 28 marzo 2011

Cosa combina Gesù Bambino?

Sulla strada verso casa, al ritorno dalla passeggiata e dalla spesa, sabato mattina Dodokko e io passiamo davanti a una chiesa. Mio figlio riconosce subito il cancello anonimo che, prima di immettere nell'edificio, fa compiere ai fedeli un lungo giro all'interno di un giardino, e mi dice, testualmente: "Papà, andiamo a vedere cosa combina Gesù Bambino?". E così entriamo nel luogo sacro: una grande sala rettangolare, con due file di sedie a quell'ora vuote e inginocchiatoi reclinabili, separati da un corridoio centrale che dalla porta va dritto verso l'altare. Anche se non disturbiamo con la nostra presenza, Dodokko mi consiglia saggiamente di parlare in silenzio mentre lo percorriamo velocemente, ma vicino alla lastra di marmo, dove non c'è nessuno a officiare la messa, c'è soltanto una statua di San Nicola e un Gesù crocifisso. Nessun Gesù Bambino, nemmeno ai lati delle navate, neanche un ritratto su quei muri azzurro-grigi. Soltanto le scene consuete di un calvario sui quadretti in altorilievo contrassegnati da numeri crescenti, le stazioni dell'agonia di Cristo.
"Insomma, dov'è Gesù Bambino?". Dentro non c'è e lo cerchiamo fuori, ma nel giardino c'è solamente una Madonna di Lourdes con tanto di grotta e un'altra croce, sempre con quell'uomo nudo appeso e la sua faccia sbiadita, leggermente piegata su un lato.  
"Allora, dov'è Gesù Bambino"? Lì fuori incontriamo il sacerdote e Dodokko pretende da lui - il più adatto a fornirgliela - una risposta. E lui gli dice che "Gesù c'era a Natale ma che ora è cresciuto". La frase del prete però non convince mio figlio, che appena qualche mese fa aveva visto un neonato su un letto di paglia accanto a un bue e a un asinello e perché sa - e lo sa perché a dicembre Gesù Bambino era grande più o meno quanto il suo fratellino appena nato - che quel bambinello non può esser diventato di colpo un uomo, mentre suo fratello è ancora piccolo e ora dorme, a casa nella sua culla.
Soprattutto, a Dodokko appare strano - e la stessa impressione a dire il vero la fa anche a me - che quel tempio sia soltanto un inno alla morte (della vita terrena, non mancheranno di sottolineare i credenti) e che vi prevalga il ricordo della sofferenza di un uomo, accanto alla fede nella risurrezione, invece della festa per la nascita di una nuova vita (d'accordo, terrena).
Ma a un bambino che gli racconti, della via crucis, di una corona di spine e di flagellazioni, di torture e di espiazioni? Non puoi parlargli del sacrificio estremo, né del peccato originale. E allora, alla domanda "cosa combina Gesù Bambino", senza spiegargli nulla gli rispondo, mentre ce ne andiamo delusi, che "niente, non gli fanno combinare niente di buono qui dentro".  

3 commenti:

OnMayOn ha detto...

Io credo molto nei bimbi, e nella loro spiritualità proprio come recita il Vangelo di Matteo “dalla bocca dei bambini hai ricevuto lode…” (Mt 21, 16)…ebbene, cosa spiegare ad un bimbo che ti chiede dove sia Gesù bambino? La verità! Ecco: quel Gesù che il tuo bimbo ha visto a Natale nella mangiatoia, è nato, sì, ma è nato 2000 anni fa (+ o meno…) e noi ogni anno ne facciamo memoriale (memoria può starci, per un bimbo!). Farne memoria ogni anno, è come quando ogni anno celebriamo il ns compleanno, o l’anniversario per un evento speciale come il matrimonio…o altro. Insomma, ogni anno ci ricordiamo di Gesù che è nato!!! È nato, ed è stato bambino come noi, come tuo figlio! Poi questo bimbo è cresciuto…..ha vissuto pienamente una vita buona, bella e felice, e poi è morto. Proprio come noi, come tutti noi!
Il tempio, la chiesa, non rappresenta un inno alla morte dove prevale appunto il ricordo della sofferenza di un uomo, ma il luogo dove si incontra colui che dà la vita, colui che è la vita, il ns Dio, un Dio di gioia!
Credere nella resurrezione quindi non è un atto di fede in qualcosa “che verrà” ma è credere in un OGGI di salvezza e di resurrezione.
Ciao, e complimenti al tuo piccolo uomo che si fa domande così belle e profonde! Coltiva queste sue cose interiori….lo aiuteranno a guardarsi dentro e ad essere più vero, con se steso e con gli altri.
Ciao
P

sicampeggia ha detto...

Ciao Cristiano indovina...
ho trovato una chiesa dove Dodokko potrebbe vedere Gesù bambino tutto l'anno http://www.isolainfesta.it/gesubambino2009-cannizzaro.html
e ho trovato gente che lo festeggia affidandogli i le speranze più grandi http://www.comune.giuliana.pa.it/festa_di_gesu_bambino.html
e prendendolo a modello http://www.criluge.it/isolainfesta/?p=3087
A presto ciao

Cristiano Camera ha detto...

Cara P,
il problema non è tanto quello di spiegare dove sia Gesù Bambino, il bambino della mangiatoia. La risposta può benissimo essere "è cresciuto" e "ogni anno, a Natale, lo ricordiamo".
Il problema è invece quello di come spiegare non solo la morte in generale, ma quella morte, quella sofferenza, quell'agonia - così realisticamente raffigurata e impressionante - a un bambino di nemmeno quattro anni.
Per quanto riguarda poi i concetti di morte e di vita, ci sarebbe da mettersi d'accordo - in via preliminare - sul loro significato: cosa intendiamo con questi termini? A quale morte e a quale vita ci riferiamo? Ma anche di quale gioia parliamo e di quale salvezza e da cosa.
Tenterò di rispondere a queste domande e perdonami se sarò sintetico, perché l'argomento è vasto e non meriterebbe che io lo sia:
per il credente la vita è quella che c'è dopo la morte terrena, della carne: la vita dello spirito. In questo senso è vero che Dio dà la vita e la gioia. Certo che se poi si crede nella resurrezione, anche la vita terrena di oggi assume una connotazione del tutto particolare perché vissuta sotto la luce sicura della vita spirituale: con questa certezza, il credente vive la vita già proiettato verso il giorno della sua resurrezione...e questa proiezione per lui è oggi (e non domani, quando si compirà effettivamente). E così è per lui la sua salvezza: è oggi e non domani, proprio perché sa ed è certo che domani sarà salvato, e quindi già oggi gode della sua imminente salvezza.
Tutto ciò che ho appena detto riguarda il punto di vista del credente. Ma com'è invece quello comune (non mi spingo fino a dire "il punto di vista dell'ateo o del non credente"), volendo riferire la parola "comune" a una persona senza alcuna nozione di cattolicesimo o a un bambino? Per loro - e comunemente - la vita terrena è una cosa bella, mentre la morte è una cosa orrenda. Per loro c'è salvezza se un uomo si salva dalla morte e non se il suo corpo muore. Per loro la gioia e nella vita nel mondo, non in quella in cielo, che non conoscono e di cui non hanno esperienza: è nell'abbraccio con un essere vivente e terreno, non in quello con un dio mai visto prima. Per loro la resurrezione assomiglia più a un risveglio da un coma che a qualcosa che ha origine nell'immaginazione.
Detto questo, e mi scuso ancora per la brevità, restano in chiesa le immagini atroci e inspiegabili, ad una persona comune o a un bambino, della sofferenza di un uomo. E resta l'assenza del Bambino, del bambino che doveva avere una vita bella e piena di belle promesse - com'è e deve essere quella di qualsiasi bambino che viene al mondo -, il bambino che incarna in sé l'idea di futuro e di vita, il bambino che è la vera speranza e la gioia che può essere trovata anche sulla terra. Il bambino che non dà la vita ma che semplicemente vive ed è la vita e il futuro.