venerdì 18 marzo 2011

Buonanotte

Il sonno è un argomento strano, niente affatto scontato e molto complicato: c'è chi dorme bene e chi male, chi poco e chi tanto, chi si sveglia spesso e chi tira lungo, senza interruzioni. C'è chi non dorme mai, nemmeno quando è a letto con gli occhi chiusi. E c'è anche chi dorme in piedi. Come c'è chi dormiva quando doveva essere sveglio. E chi era vigile quando sarebbe stato meglio che dormisse. Ci sono gli anziani, che dormono pochissimo e si svegliano alle 5 del mattino, e gli adolescenti che, dipendesse da loro, dormirebbero fino a mezzogiorno. Ci sono poi i neonati, che dormono complessivamente tante ore nel corso della giornata, ma che si svegliano spesso e con una frequenza e una puntualità da orologio svizzero. E ci sono, infine, i genitori di questi bambini, che si sono darwinamente evoluti, tanto da aver adattato, fin dal primo vagito, il ritmo delle proprie veglie e dei propri sonni a quelli dei loro pargoli.

Uno fa presto a dire "buonanotte", ma non è affatto pacifico che la notte sia buona. Le notti, infatti, sono sia buone che cattive. Ci sono notti da incubo e notti da sogno. E sonni con incubi e sonni che hanno sogni fatati. Ci sono persone che non vorrebbero mai dormire, per godersi la vita, possibilmente tutta, in modo vigile. E persone che vorrebbero dormire sempre, per dimenticare le proprie tragedie o per sognare di meglio. Ci sono sogni che assomigliano alla realtà e sogni a cui vorremmo la realtà assomigliasse, mentre siamo in fuga dalla nostra, quella vera e che, quando siamo svegli, ci insegue col fiato sul collo, a volte proprio fino al letto. Ci sono sonni da cui esci non solo ristorato, ma addirittura rinato, e sonni che, quando ti svegli, sei più stanco di prima che andassi a letto. Ci sono sonni che assomigliano all'aldilà e risvegli che sembrano una rinascita, mentre il letto è un grande e caldo corpo materno. Ci sono risvegli con l'amaro in bocca e risvegli con il terrore nelle pupille. Ci sono risvegli che ci regalano un sorriso, appena apriamo gli occhi. 

Ognuno ha il sonno che vuole e il sonno che si merita. Io ho il mio: un sonno interrotto, come quello di un neonato e come quello di un bambino di quasi quattro anni. Il mio sonno vaga da un letto all'altro e, da questo, all'altro ancora. Dal mio letto, a quello del mio figlio maggiore, alla culla dell'ultimo nato. Ognuno di loro mi chiama, nel sonno, a modo suo. E io, come una barca in mezzo a un mare buio, tocco porti e sponde ogni volta nuovi nel corso del mio viaggio notturno. Sono un esploratore, di notte, e un naufrago. Sono un profugo che ha lasciato per sempre il suo letto, ma anche un marinaio che ha trovato un tesoro su un'isola deserta. Il mio sonno è nomade e tale che mi sveglio non appena sento una nota stonata nella melodia regolare di un respiro notturno. A volte faccio confusione, scambiando per il pianto di un bambino il miagolio di alcuni gatti, giù nel cortile. Altre volte, ascolto lamenti che mi sembrano reali e che invece sono soltanto il frutto della mia immaginazione.

2 commenti:

Rory ha detto...

Trovo questo post molto poetico. Complimenti.
Per quanto mi riguarda ho scordato cosa significhi "buonanotte"...il mio sonno è quasi inesistente, ormai.
Buona festa del papà, domani.
Ci sentiamo presto
P.

sicampeggia ha detto...

Come sei stoico Cristiano! Sarà che a me la rinuncia al sonno di "prima" è la cosa che più mi è pesata e, anche se adesso abbiamo fatto impensabili progressi, so che non tornerà mai come era. Beato te che la prendi così. A presto