martedì 8 febbraio 2011

L'inverno e la fine dell'estate

E' l'estate la stagione più brutta, la più attesa ma anche la più deludente. Quella che ti lascia l'amaro in bocca, perché non fa in tempo ad arrivare che è già finita. Non è l'autunno, come tutti pensano, con le foglie che cadono dagli alberi e la pioggia, e nemmeno l'inverno, col vento gelido e il raffreddore. 
E' un po' di tempo che ho questa idea fissa sull'estate: il periodo con i mesi più caldi, quelli delle vacanze e del tempo libero, dei viaggi e del mare, delle giornate lunghe da vivere all'aria aperta. Eppure, nonostante ciò, arriva sempre, una sera di fine agosto a tradirti, improvvisa, una brezza fredda che ti colpisce alle spalle e che ti coglie alla sprovvista sul far della sera, magari mentre sei assorto a contemplare un tramonto. E' in quel preciso istante che ti accorgi di quanto i giorni siano ormai diventati corti, di come tutto si sia ormai compiuto, che è l'ora di ritornare a casa. E' in quel momento che ti rendi conto che le vacanze sono finite e ti resta un nodo alla gola, un dolore che è già nostalgia per qualcosa che ti sei appena lasciato alle spalle.
Quante estati sono finite in questo modo e quante estati finiscono tutti i giorni. Quante attese deluse e quanto troppo poco tempo è quello trascorso insieme a chi ami. E quanto è immenso, invece, lo spazio che ci divide ogni giorno dalle cose belle e dagli affetti. Quanti sorrisi mi sono perso di mio figlio nell'attesa di un fine settimana oppure di un viaggio da fare insieme. E poi, invece, quando il tempo di stare vicini è giunto, quanto questo è durato poco o come l'ho vissuto distrattamente.
E l'estate la stagione più brutta, la più falsa, quella delle promesse mai mantenute. In estate ritroverò un giorno i miei figli, ormai cresciuti, lontani da me, per conto loro, come è giusto che sia. In estate tenterò di parlare con loro, ma so già che il nostro sarà un dialogo impossibile, perché essi avranno conosciuto linguaggi diversi dai miei. 
Quel giorno i miei figli saranno ormai lontani, irraggiungibili, perché vivranno in una stagione nuova: nella loro estate, mentre io starò ancora attardandomi nell'inverno della mia vita. 

4 commenti:

CiuccioRock ha detto...

oh!mamma mia!!hai detto cose(vere)alle quali non voglio ancora pensare...sigh!ti seguirò con piacere!!

sicampeggia ha detto...

Ciao Cristiano è molto bello quello che hai scritto ma fa una piega che proprio non mi piace:
"E poi, invece, quando il tempo di stare vicini è giunto, quanto questo è durato poco o come l'ho vissuto distrattamente."
se l'hai vissuto distrattamente un motivo ci sarà stato perchè se non c'è stato contraddici tutto il senso del post.
E poi il pessimismo cosmico poco s'addice ad un neopapà, non è il caso.
Riguardo al tempo che preferiresti passare coi tuoi figli, come dicevo tempo fa a papex (pace all'anima sua) non è che sia tutto passato in maniera gradevole e significativa e a una certa si svalvola: è naturale trovarsi a pensare alla fuga, altro che estate.

Stella ha detto...

Ciao. Ho qualcosa per te...se passi dal mio blog leggi il post del 9 febbraio: si tratta di un premio simbolico che gira fra noi blogger.

Cristiano Camera ha detto...

@CiuccioRock: complimenti per il nome del blog...lo trovo originalissimo.
@sicampeggia: la piega che non ti piace è inevitabile, purtroppo, così come è inevitabile il mio rammarico. Ps: non sono un pessimista cosmico, ma saltuario.
@Stella: grazie per la nomination.