mercoledì 15 dicembre 2010

Scontri a Roma, se mio figlio fosse stato lì in mezzo

Ieri ero in mezzo a loro, i guerriglieri studenti e i guerriglieri poliziotti, nella più grande esaltazione generale mai veduta (in entrambe le parti). Una triste follia collettiva è ciò che ho potuto osservare, fra le lacrime, che sono riuscito a trattenere a stento, per il dispiacere che queste scene mi hanno causato: giovani e giovanissimi che combattevano tutti contro tutti, anche fra di loro, maschere di sangue, poliziotti, anch'essi vittime, che reagivano alla violenza con altrettanta, ferma violenza.
Ciò che ho visto è stato il solito crudele gioco delle parti, in cui gli studenti dovevano portare all'esasperazione il loro ruolo previsto per quel giorno e le forze dell'ordine dovevano rispondere, per dimostrare che lo Stato c'è e che la città non può essere abbandonata ai disordini. Ma ciò che ho visto è stato anche il massacro delle parti, nella mischia dove le divise e le bandiere si confondono e gli occhi e le menti sono accecati dai lacrimogeni e dagli scoppi delle bombe-carta.
Il caos che c'è stato nel centro di Roma è imputabile prima di tutto a un caos mentale: nelle due onde che si sono contrapposte non ho mai sentito una sola voce fuori dal coro che dicesse: "E' sbagliato quel che stiamo facendo! Basta con questa assurda violenza! Fermiamoci, torniamo a casa! Pace!". E' mancato lo spirito critico di chi si chiedesse se le proprie azioni fossero giuste.
Ovviamente, ho anche immaginato mio figlio fra quei ragazzi e quegli uomini e gli ho augurato di non essere lì il giorno in cui avrà la loro età. Non perché desideri che egli non affronti i problemi sociali o non manifesti pubblicamente il proprio pensiero, ma perché voglio che fugga dalla violenza cieca, come dalla peste. 
Non per codardia, né perché può far male, ma semplicemente perché, in quanto fine a se stessa, la violenza è il male.

4 commenti:

Mamma non basta ha detto...

Io per fortuna sono tornata presto e ho visto solo in tv quelle scene terribili...
Due sono stati i miei pensieri guardandole:
1) se mi fosse successo qualcosa non me lo sarei perdonata pensando ai miei figli
2) il tuo stesso pensiero: spero (per quanto sfiduciata anch'io) di riuscire a trasmettere loro dei valori veri...spero di riuscire a farli credere in qualcosa che non sia la pura e semplice violenza gratuita verso gli altri....spero che non si trovino MAI dalla parte di chi attacca per primo....e se succederà, spero di non essere più qui a vederlo....ma spero, soprattutto, che sempre meno loro vedano scene del genere

sicampeggia ha detto...

Ciao sono contenta che sia tu che mamma non basta siate usciti incolumi da quell'inferno. Io ho l'impressione che tante persone sentano la necessità di esprimere la loro rabbia in maniera violenta, il fatto che, per lo più, siano giovani la dice lunga sul fallimento di chi si doveva far carico della loro educazione e sulla poca importanza che diamo alla nostra memoria storica.
Speriamo di fare di meglio per i nostri figli.
Ciao.

sicampeggia ha detto...

Però Cristiano secondo te come è possibile che un ragazzo di quindici anni sia in prognosi riservata perchè aggredito da un altro manifestante?
E poi ci sono similitudini tra quello che succede ad Atene e quello che è accaduto a Roma? E' impressionante quanto le scene si assomiglino, stessa devastazione e stessa scenografia e attori. Uso questi termini non perchè pensi particolarmente che ci sia una regia occulta (anche perchè dovrebbe avere proporzioni internazionali, ci mancherebbe solo questo), ma proprio perchè guardando i servizi televisivi sono somiglianze che colpiscono immediatamente anche una mediamente tonta come me.
Boh, speriamo bene!

Cristiano Camera ha detto...

Ciao. Queste scene si assomigliano perché è comune la violenza e la cecità, non perché ci sia una regia occulta. Unico è il cervello (o la mancanza di esso) della folla, mentre purtroppo mancano i cervelli pensanti dei singoli.