giovedì 18 novembre 2010

Due corpi e una sola anima

Ci sono due cose meravigliose di cui voglio parlarvi. Due avvenimenti, che nascono da un'unica tragedia di cui invece non voglio minimamente fornire dettagli, per rispetto verso chi me l'ha raccontata.

Riuscireste a immaginare la sala di rianimazione di un reparto di neonatologia di un ospedale pediatrico? Forse non tanto bene, ma è qui che si compie la prima delle vicende di cui ora vi dico.
Il neonato appena partorito è incubato e intubato, apparentemente isolato dal mondo. Ma quando sua madre gli si avvicina e si mette a piangere accanto a lui, i suoi parametri vitali (come il battito cardiaco, la pressione arteriosa e la frequenza respiratoria) si abbassano e i medici non possono far altro che allontanarla.

Succede sempre - spiega il personale sanitario - a tutti i figli appena nati ogni volta che la loro genitrice manifesta la propria sofferenza. Anche i piccoli ne risentono. Soffrono quanto la loro mamma. E' straordinario: il cordone è stato reciso, ma è come se i rispettivi cervelli e cuori di due essere umani distinti fossero uno soltanto. Empatia, nel senso originario (senza le evoluzioni culturali successive) e stretto del termine. Oppure - lasciatemelo dire - due corpi e una sola anima: forse mamma e figlio erano proprio così nella pancia della prima.

Il secondo dei 'miracoli' - li chiamo così perché sempre più di questo mi sembra di parlare - riguarda il papà del bimbo in questione: ateo schietto e convinto, ogni mattina va in chiesa a pregare prima di andare a trovare il figlio. Quando lo incontri, te lo racconta senza problemi: "Sì, sono stato in chiesa, anche se non ci ho mai creduto". 

Un comportamento irrazionale, lo definirà qualcuno. Ma non tutto quel che facciamo o succede deve necessariamente avere una spiegazione che ci convince.

E poi, vorrei aggiungere questo poscritto: mi piacerebbe davvero che un giorno la mamma del bambino potesse sorridere, seduta accanto al lettino del figlio. E che infine lo facesse inaspettatamente anche lui. Vorrebbe dire che è guarito e questo è il mio augurio più sincero. 

3 commenti:

Mamma non basta ha detto...

Tenera, pur nella sua drammaticità, l'immagine della mamma che piange vicino all'incubatrice.
E condivido completamente la tua ultima frase...
A volte bisogna aggrapparsi a qualsiasi cosa, per mantenere viva la speranza...

sicampeggia ha detto...

Chissà Cristiano, le mamme fanno di questi miracoli, sicuramente se questa mamma riuscirà a mettere da parte il suo dolore, a parlare a suo figlio ridendo, dicendogli che è forte e che fuori c'è un mondo che lo aspetta chissà che questo bimbo non riuscirà a risvegliarsi alla vita.
Ciao

desian ha detto...

forse è vero, il "nostro" dolore è troppo forte e pesante. Sarebbe bello non aver paura di perdere, sarebbe bello guardare la luce del mondo, fuori. Sarebbe, forse...