venerdì 10 settembre 2010

Che cosa significa estate


Questa estate non la dimenticherò molto facilmente, sia per la grande quantità di foto che mia moglie ha scattato a me e a mio figlio e sia per una scoperta che ho fatto, forse banale ma per me rivoluzionaria.
Iniziamo dalle fotografie e precisando che non sono le immagini a cui si riferiscono - e che potrò vedere ogni volta che lo desidererò - a far sì che l'estate 2010 rimarrà nella mia memoria, ma proprio il fatto che mia moglie ne abbia scattate tante, in ogni momento di vita quotidiana vissuta da me assieme a Dodokko. Ho apprezzato molto questo suo desiderio, di fotografarci anche quando non sapevamo di trovarci inquadrati dal suo obiettivo. E le sono molto riconoscente, perché ogni volta che ha fatto clic con la sua macchinetta ha voluto evidenziare un bel momento del rapporto particolare fra padre e figlio. Non dimenticherò la generosità di mia moglie in questo e la ringrazio.
E veniamo alla scoperta dell'acqua calda, ossia alla scoperta del significato dell'estate. Che nel mio caso non vuol dire 'staccare-la-spina' oppure 'avere-a-disposizione-più-tempo-libero-da-dedicare-a-ciò-che-si-ama-di-più-fare'. Almeno, per me non significa soltanto questo, dato che se stacchi una spina ti tocca sempre e quasi subito riattaccarne un'altra da qualche altra parte e dato che il tempo non è affatto libero oppure lo impieghi a gestire (non dico "risolvere") nuovi problemi.
Certo, non i soliti ma altri problemi, ché le vacanze sono spesso tutt'altro che rilassanti...ma questo è un argomento a parte. L'estate è propriamente questa altra spina e questi altri problemi. L'estate è altro dal solito: è un altro solito. Prima o dopo tutto diventa una ripetizione, ma l'estate è una ripetizione inedita.
Però, finché non ti ci abitui, l'estate ha il pregio di farti vedere il mondo in controluce, da un'altra prospettiva, da un'angolazione nuova. Per esempio, ti fa vedere tuo figlio improvvisamente cresciuto, ti mostra dei lati del suo carattere che non sapevi avesse. Ti mostra l'altra faccia della medaglia, che d'inverno non abbiamo tempo di guardare.
Ad esempio, un Dodokko che prima osa prendere il mare e che, spavaldo, non si tira indietro e affronta le onde, ma che poi si ritira come la marea e si aggrappa alle spalle di papà e non le molla finché non ritrova il coraggio di affrontare la corrente. Un figlio in transizione, ancora indeciso sul da farsi: mi stacco o resto ancorato, ancora un po'?
L'estate stessa è transizione, dal 'prima' al 'durante' al 'dopo' (che è quasi un ritorno al 'prima', alla vita prima della pausa estiva). L'estate è una specie di altra vita: un vita più corta, ma senza dubbio il regalo inaspettato di una vita nuova. Che poi finisce all'improvviso, come succede sempre a settembre, lasciando l'amaro in bocca. Quest'anno ancora più amaro, con mio figlio che una pomeriggio mi ha detto: "Andiamo a casa: è già buio".
E dire che Dodokko l'ho visto crescere giorno dopo giorno lo scorso inverno, non è che l'ho rivisto d'estate, all'improvviso dopo tanto tempo. Ecco: l'estate ti fa piombare addosso la realtà, ti fa vedere alcuni risultati, capire dove siamo andati a parare nel lavorio dei mesi precedenti. D'estate raccogliamo frutti sorprendenti, ma ce ne accorgiamo quando è già tardi, quando - come dice mio figlio - è ormai buio.


1 commento:

sicampeggia ha detto...

e che importa se ce ne accorgiamo tardi, l'importante è vedere questi bimbi che crescono e rendersi conto che quello che cambia non è casuale ma dipende da ciò che abbiamo fatto, dal "lavorio dei mesi precedenti", come dici tu.