mercoledì 21 luglio 2010

Vite parallele

E' sempre così: come passare davanti a un cinema e non entrare. Restarsene a guardare le locandine, lì di fuori, mentre il film inizia. Ma può essere anche così: come entrare nel cinema e vedere un pezzo soltanto del film. Uscire a metà della storia, il racconto che prosegue comunque, con o senza di te.
Gli ospedali mi fanno uno strano effetto, dovuto al tipo di esistenza, quella degli ammalati, che si svolge al loro interno, mentre la tua ha un corso completamente differente, fuori dal cancello o dalle vetrate dei reparti. Vite e storie diverse, che non si incontrano mai: parallele, vicine eppure distantissime fra loro.
Non cambia niente se te ne stai dentro, ricoverato, oppure fuori, sano come un pesce. Il punto di vista di partenza non ha alcuna influenza sullo svolgersi delle storie parallele dei sani e degli ammalati. Il fatto è che ciascuna ha un orizzonte costruito con un muro di mattoni e che le finestre stanno sempre troppo in alto per guardare dall'altra parte.
Sei sano e la tua esistenza quotidiana ha i ritmi normali della vita di tutti i giorni. Sei ricoverato e quelle quattro mura della tua stanza diventano il tuo unico mondo: ti auto-adatti alla nuova dimensione.
Il mondo prosegue la sua storia sia che tu stia dentro e sia che ti trovi fuori. Il film inizia anche se non entri nel cinema e prosegue anche se ne esci prima.
Ora, si tratta soltanto di immaginare, senza muri e senza finestre, piccole storie che hanno avuto corso anche senza di te.
Sabato sono ritornato nell'Ospedale per bambini, quello dove Dodokko è stato ricoverato a dicembre. Ho ritrovato le stesse stanze, gli stessi padiglioni e corridoi, gli stessi giochi. Ho rivisto gli stessi bambini. E ho rivisto anche mio figlio fra loro, come se da lì non fosse mai uscito. Ho rivisto un film dell'orrore, che replica giorno dopo giorno anche senza che io stia lì a guardare. Lo stesso identico film interpretato da attori quasi sempre al debutto: storie vecchie e nuove, vicende che si svolgono in un mondo a parte, spesso ignorato, ma che hanno un inizio, un corso e una fine. Che lo si voglia oppure no.

1 commento:

Slela ha detto...

Questo è un argomento molto difficile da commentare.
Ho vissuto quello che racconti anni fa con mio marito, che è stato ricoverato per molto tempo.
Ma con i bambini non c'è paragone, io provo tanta rabbia a vederli star male, non tristezza, solo tantissima rabbia.