venerdì 4 giugno 2010

Un po' naufrago e un po' marinaio

Qualche settimana fa è stato il terzo compleanno di Dodokko e tra qualche giorno faremo una festa sulla spiaggia. Tre anni sono trascorsi da quando mio figlio è nato e ogni singolo giorno, che è passato da allora, ha attraversato anche i miei occhi e la mia pelle, non soltanto e semplicemente il tempo. Il bambino cresce assieme al papà e alla mamma e anche questi crescono assieme a lui. Infatti, i genitori non sono elementi rigidi che nella vita si limitano a indicare la strada ai più piccoli con un gesto della mano. I genitori non sono statue fatte di bronzo o di marmo e penso non ne sappiamo veramente tanto di più dei figli. Almeno per quanto riguarda le mie sicurezze - ben poche, direi - non sento di averne poi tante quando cerco di insegnare qualcosa a mio figlio.
Tento, azzardo, provo spiegazioni, lancio modelli da seguire e sbaglio spesso e molto mal volentieri: tutto - mi rendo conto - è sempre un po' improvvisazione. Non so un granché di molte cose e allora cerco di giungere assieme a mio figlio a delle conclusioni. Che spesso sono una scoperta sia per lui che per me. Anzi, soprattutto per me, perché non è una novità che un bambino impari da zero la vita e che tutto il mondo ogni giorno appaia ai suoi occhi come una scoperta rivoluzionaria. Ma le stesse scoperte di mio figlio le faccio inaspettatamente a mia volta anch'io e questa è senza dubbio la novità più grossa.
Insomma, si cresce insieme, giorno dopo giorno: diventiamo grandi e invecchiamo quasi senza accorgercene - come dicevo spesso a mia moglie prima che Dodokko nascesse. Ma allora non avevamo ancora lui, che più di ogni altra cosa ha dato un senso al passare dei giorni.

Tre anni, dunque, sono appena trascorsi e tutto è mutato non solo rispetto a tre anni fa. Tutto cambia ogni giorno che passa e ogni cosa oggi è diversa da come era ieri. Non c'è stato né il tempo e né il bisogno di abituarsi ad alcunché. Non è mai esistita la routine e nemmeno la noia di ripetere gesti imparati a memoria. Ecco perché - torno a ripeterlo - i genitori sono sempre impreparati e conoscono poco o niente del presente. Ed ecco perché arrivare a festeggiare un compleanno con il sorriso sulle labbra ti regala un senso di provvisorio appagamento e di cauta tranquillità. Ad ogni modo, è un traguardo, una tacca sull'orologio, un momento nel quale finalmente si può tirare un sospiro di sollievo.
Il giorno del compleanno di Dodokko abbiamo messo in barca i remi per un poco, abbiamo attraccato per qualche istante in un porto sicuro, al riparo dal vento e dalle onde. Ma il giorno dopo siamo stati pronti a ripartire comunque, a riprendere il mare e a spingerci ancora una volta oltre l'orizzonte. Senza una destinazione precisa - conoscendo, grazie a mio figlio, un po' di più me stesso - e con il suo aiuto - da qualche tempo sempre meno simbolico e molto più concreto -, sfruttiamo le correnti buone e ci ripariamo dalle tempeste. Siamo immersi nel mare della vita, con le sue poche certezze e i suoi tanti imprevisti.
Fluttuiamo nell'acqua, cerchiamo di tenerci a galla, ogni tanto diamo uno sguardo alla luna, in cerca di un segnale, o alle stelle, per capire quale rotta prendere. Facciamo dei tentativi: certe volte buoni, altre sbagliati. Tentiamo di fare del nostro meglio, ma sono mani quelle che possediamo e non pinne o eliche. Così va la vita e non tutto davvero dipende da noi.
Un po' naufrago e un po' marinaio: così mi sono sentito il giorno del compleanno di mio figlio.

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