giovedì 3 giugno 2010

Lo strano caso della cicogna di Lodi (II indizio: i funghi)


Il giorno in cui la vita di Elisabetta cambiò, il giorno dell'incontro con Clooney, era arrivato a metà marzo. Il cicogno era di ritorno dall'Africa, dove aveva svernato, e si era presentato all'appuntamento amoroso con il piumaggio già completamente rinnovato. Partito dal Ciad, dove aveva passato la lunga stagione invernale, dopo un viaggio durato poco più di un mese in cui aveva percorso 11mila chilometri a una media di quasi 350 al giorno, il cicogno aveva sorvolato la Nigeria, il Niger, il Mali, il Senegal, la Mauritania, il Marocco, il Portogallo, la Spagna, la Francia, giungendo infine nell'Italia del nord. A parte il breve tratto di Mediterraneo che aveva attraversato fra l'Africa e L'Europa, Clooney aveva sempre volato, anzi planato come un aliante, ad alta quota per sfruttare le correnti d'aria calda e stancarsi il meno possibile. La parte più faticosa del viaggio era stata quella dell'attraversamento del Sahara occidentale, compiuto tutto di un fiato, e quella in cui aveva volato sul mare, in assenza di correnti ascensionali, con la sola forza delle ali.
Ma in realtà per un esemplare come Clooney, che poteva vantare un'apertura alare di ben due metri ed era nel pieno della giovinezza, non vi erano stati grossi problemi durante il viaggio. Anzi, si era presentato da Elisabetta anche con un certo anticipo rispetto al tempo previsto e che normalmente sarebbe occorso per una simile migrazione. In ogni caso, anche la futura fidanzata era anticipo con i preparativi per l'incontro: era giunta in provincia di Lodi una settimana prima di Clooney e si era immediatamente data da fare con l'arredamento del nido sul tiglio il giorno stesso del suo arrivo. Questo nonostante la stanchezza dovuta a un viaggio lunghissimo iniziato in India, nel Rajasthan, proprio al confine con il Pakistan, e che aveva avuto come tappe intermedie territori sconfinati come l'Iran e la Turchia. Poi, superato il Bosforo, la fatica si era alleggerita sempre più man mano che sorvolava l'Europa orientale. Infine, oltrepassata la Slovenia, aveva deviato a ovest e si era diretta in Lombardia.
A Caselle Lurani, Elisabetta aveva scelto quel tiglio isolato, dove già anni prima si era stabilita per trascorrervi i mesi estivi e dove si era svolto lo spiacevole incontro con il rude cicogno Teodoro. Quest'ultimo sapeva che le cicogne, sue simili, sono animali abitudinari e che prima o poi Elisabetta sarebbe tornata nel posto dove una volta aveva già vissuto. Il problema, tuttavia, non era che questo lo sapesse Teodoro, ma che lo sapesse anche il suo addestratore, un noto ornitologo con la passione per le cicogne nonché proprietario del terreno dove sorgeva l'albero. Il dottor Drospir, così si chiamava l'uomo, un po' di giorni prima dell'arrivo di Elisabetta, stranamente aveva passato molto del suo tempo a documentarsi su alcuni funghi che crescono alla base dei tigli. Soprattutto la Fistulina hepatica aveva destato molto il suo interesse e, fatto anomalo, proprio un paio di questi parassiti erano comparsi sul tronco dell'albero. Tuttavia, né il periodo in cui generalmente questi funghi fruttificano, ossia in estate, né il colore, che in questo caso era bianco latte, corrispondevano alle caratteristiche che l'organismo avrebbe dovuto avere...

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