martedì 29 giugno 2010

Figli e fratelli

Le mie conversazioni con Ella sono del tipo che più mi piace: somigliano un poco a dei dialoghi socratici, dove, partendo da una propria tesi, ciascuno di noi si mette in discussione e alla fine giunge a una conclusione che ci mette d'accordo anche quando le reciproche posizioni di partenza vengono sovvertite.

L'altro giorno la mia amica e io abbiamo parlato del perché si desidera un figlio e un secondogenito e le risposte a cui siamo giunti credo siano molto interessanti. E' curioso vedere anche l'evoluzione delle affermazioni verso ciò che alla fine ci ha trovati d'accordo.

Ella: "Perché desidereresti avere un secondo figlio?".
Io: "Per dare un fratello a Dodokko".
Ella: "Ahi!".
Io: "Che c'è?".
Ella: "Non si fa un figlio in funzione di un altro, ma ognuno dovrebbe essere considerato come un'individualità e sé stante".
Io: "Ma non lo farei in funzione di...è chiaro, anche perché, dicendo 'fratello', intendo che così come il secondo sarebbe fratello per il primo anche il primo lo sarebbe per il secondo: ci sarebbe reciprocità in questo, non subordinazione".
Ella: "Dunque faresti un figlio per avere due bambini fratelli?".
Io: "Sì: è la prima risposta che mi è venuta in mente, anche se non so se sia per me la motivazione principale. D'altro canto, ho sempre creduto che il rapporto affettivo fra fratelli o tra fratello e sorella sia affettivamente il più alto. Molto di più di quello fra genitori e figli o fra marito e moglie".
Ella: "Lo pensi veramente?".
Io: "Ho tante ragioni per esserne convinto, ma la più importante è che se un figlio dovesse perdere i genitori prematuramente...ma anche non prematuramente, come del resto è naturale che accada, resterebbero i fratelli ad aiutarsi in caso di necessità. E due fratelli possono contare l'uno sull'altro molto di più di quanto possano fare marito e moglie: il loro è un legame naturale, di sangue, sono figli degli stessi genitori, ognuno è l'altro (sarebbe potuto essere l'altro), nato semplicemente in un altro momento".
Ella: "Io invece sono convinta che i figli si facciano per egoismo".
Io: "Ma che dici, fare dei figli comporta molti sacrifici da parte dei genitori. Semmai è altruistico fare dei figli".
Ella: "Non dirmi che, facendo dei figli, non hai mai pensato di trasmettere il tuo patrimonio genetico, il tuo Dna: non dirmi che non hai mai considerato i tuoi figli, in qualche modo, come un prolungamento, come ciò che di te resterà sulla terra il giorno che non ci sarai più".
Io: "E' vero, l'ho pensato, ma ciò non toglie che alla fine è molto di più ciò che diamo ai nostri figli di ciò che da loro prendiamo. Come genitori, è la nostra vita a svolgersi in funzione loro dal momento del concepimento, non viceversa. E' una magra consolazione sapere che grazie a qualcuno continueremo a vivere. Soprattutto, a questa continuità non assisteremo: un po' desolante come panorama".
Ella: "Io penso che i figli si facciano per il motivo egoistico che ti ho detto e che soltanto successivamente, durante il periodo del loro allevamento, subentrino motivazioni altruistiche".
Io: "Su questo sono d'accordo con te: sull'egoismo funzionale al perpetuarsi dell'individuo e conseguentemente della specie...".
Ella: "...E sull'altruismo...di tipo culturale...".
Io: "...Quello che subentra in un secondo momento e che ha a che fare con la cura e l'allevamento della prole."

1 commento:

Arianna ha detto...

Interessante conversazione!
Io credo che i figli si facciano per miliardi di ragioni diverse: perché scatta un presunto orologio biologico, perché si vedono amici con figli, perché lei rimane incinta accidentalmente, perché è la società che lo richiede, perché ci si sente soli, perché si vuole qualcuno di molto piccolo e molto indifeso da amare e accudire, perché veramente si pensa che i bambini abbiano qualcosa di meraviglioso da dare, per cercare di superare una crisi di coppia, per suggellare una relazione che funziona bene...