martedì 29 giugno 2010

Figli e fratelli

Le mie conversazioni con Ella sono del tipo che più mi piace: somigliano un poco a dei dialoghi socratici, dove, partendo da una propria tesi, ciascuno di noi si mette in discussione e alla fine giunge a una conclusione che ci mette d'accordo anche quando le reciproche posizioni di partenza vengono sovvertite.

L'altro giorno la mia amica e io abbiamo parlato del perché si desidera un figlio e un secondogenito e le risposte a cui siamo giunti credo siano molto interessanti. E' curioso vedere anche l'evoluzione delle affermazioni verso ciò che alla fine ci ha trovati d'accordo.

Ella: "Perché desidereresti avere un secondo figlio?".
Io: "Per dare un fratello a Dodokko".
Ella: "Ahi!".
Io: "Che c'è?".
Ella: "Non si fa un figlio in funzione di un altro, ma ognuno dovrebbe essere considerato come un'individualità e sé stante".
Io: "Ma non lo farei in funzione di...è chiaro, anche perché, dicendo 'fratello', intendo che così come il secondo sarebbe fratello per il primo anche il primo lo sarebbe per il secondo: ci sarebbe reciprocità in questo, non subordinazione".
Ella: "Dunque faresti un figlio per avere due bambini fratelli?".
Io: "Sì: è la prima risposta che mi è venuta in mente, anche se non so se sia per me la motivazione principale. D'altro canto, ho sempre creduto che il rapporto affettivo fra fratelli o tra fratello e sorella sia affettivamente il più alto. Molto di più di quello fra genitori e figli o fra marito e moglie".
Ella: "Lo pensi veramente?".
Io: "Ho tante ragioni per esserne convinto, ma la più importante è che se un figlio dovesse perdere i genitori prematuramente...ma anche non prematuramente, come del resto è naturale che accada, resterebbero i fratelli ad aiutarsi in caso di necessità. E due fratelli possono contare l'uno sull'altro molto di più di quanto possano fare marito e moglie: il loro è un legame naturale, di sangue, sono figli degli stessi genitori, ognuno è l'altro (sarebbe potuto essere l'altro), nato semplicemente in un altro momento".
Ella: "Io invece sono convinta che i figli si facciano per egoismo".
Io: "Ma che dici, fare dei figli comporta molti sacrifici da parte dei genitori. Semmai è altruistico fare dei figli".
Ella: "Non dirmi che, facendo dei figli, non hai mai pensato di trasmettere il tuo patrimonio genetico, il tuo Dna: non dirmi che non hai mai considerato i tuoi figli, in qualche modo, come un prolungamento, come ciò che di te resterà sulla terra il giorno che non ci sarai più".
Io: "E' vero, l'ho pensato, ma ciò non toglie che alla fine è molto di più ciò che diamo ai nostri figli di ciò che da loro prendiamo. Come genitori, è la nostra vita a svolgersi in funzione loro dal momento del concepimento, non viceversa. E' una magra consolazione sapere che grazie a qualcuno continueremo a vivere. Soprattutto, a questa continuità non assisteremo: un po' desolante come panorama".
Ella: "Io penso che i figli si facciano per il motivo egoistico che ti ho detto e che soltanto successivamente, durante il periodo del loro allevamento, subentrino motivazioni altruistiche".
Io: "Su questo sono d'accordo con te: sull'egoismo funzionale al perpetuarsi dell'individuo e conseguentemente della specie...".
Ella: "...E sull'altruismo...di tipo culturale...".
Io: "...Quello che subentra in un secondo momento e che ha a che fare con la cura e l'allevamento della prole."

giovedì 24 giugno 2010

Vuoti a rendere


C'è un articolo nell'edizione on-line della Cnn intitolato "I padri sono necessari? Chiedilo ai figli", a firma di Roland C. Warren, presidente dell'organizzazione no-profit 'National Fatherhood Initiative', in cui l'autore dice di credere che "ogni bambino ha, nella propria anima, una parte vuota a forma di suo padre e, quando i papà non sono capaci o non vogliono riempire quel vuoto, questo si trasforma in una ferita difficilmente sanabile".

Per una strana associazione di idee ho pensato al Simposio di Platone e al racconto della mela divisa in due metà: noi uomini, individualmente, siamo una di queste parti del frutto, dunque siamo incompleti e siamo costantemente alla ricerca dell'altra metà per raggiungere la completezza. Per il filosofo ateniese, proprio l'assenza di una parte di sé, incarnata da qualcun altro, conduceva alla ricerca della persona da amare.

Ora, non intendo sconvolgere il mito platonico, affermando che le nostre dolci metà siano i nostri figli, ma parlare di qualcosa - credo - di molto simile e su cui mi ha fatto riflettere l'articolo di Warren. I vuoti di cui parla, quelli dei bambini e che, se non colmati, spesso si trasformano in ferite dell'anima, sono gli stessi vuoti che hanno quegli stessi figli che oggi sono diventati genitori. E che, guardando negli occhi i propri figli, vedono se stessi alla loro età mentre inaspettatamente assumono le sembianze dei propri genitori e a volte di quelli che avrebbero desiderato avere.

Questi genitori-ex figli e questi genitori tornati improvvisamente dal passato adesso desiderano e cercano di riempire il vuoto dei propri figli e, così facendo, non perdono la loro seconda e ultima chance di essere amati dai propri padri.

Ritrovano anche loro - non so dire come - la metà di una mela perduta.

venerdì 18 giugno 2010

Sguardi e abbracci

Io non ho mai guardato molto a lungo le persone negli occhi. Per timidezza, più che per altri motivi. E anche perché, nei momenti in cui avrei voluto farlo, anche queste persone avrebbero dovuto guardarmi a loro volta. Sono mancate coincidenze e volontà reciproche.
Invece mio figlio l'ho guardato spesso, ricambiato, negli occhi. Ho cercato tante volte di capire chi sia. Spesso ci ho visto me stesso, ma anche altre persone.
E' che i nostri sguardi sono limitati: non vedono tutto quel che c'è da vedere, perché non possiamo che guardare le cose con i nostri occhi e colleghiamo le immagini solamente a quel poco che siamo.

La scorsa notte mio figlio si è svegliato alle tre e mi ha chiesto di stare nel lettone. Mi ha avvolto in un lungo abbraccio finché il sonno non ha prevalso ancora una volta e io l'ho risistemato nel suo letto, più che altro per il caldo afoso che faceva e per farlo dormire meglio.
Nel buio il nostro abbraccio è stato come un lungo e reciproco sguardo protratto sotto al sole: nel silenzio della notte ci siamo detti tante cose, l'uno dell'altro. E anche quando ci siamo riaddormentati abbiamo continuato a chiacchierare, in piena libertà e col cuore aperto.

lunedì 14 giugno 2010

Congedo di paternità obbligatorio, Ddl in discussione alla Camera

La Commissione Lavoro della Camera ha avviato la discussione sulla proposta di legge sui congedi di paternità obbligatori, con l’obiettivo di giungere in tempi brevi all’approvazione. Alessia Mosca, deputato del PD, segretario della Commissione Lavoro e vicepresidente dell'associazione TrecentoSessanta, è la prima firmataria del Ddl che introduce l’obbligatorietà di 4 giorni di congedi di paternità contestualmente alla nascita dei figli, su modello dei daddy days inglesi. Sono previste ulteriori misure per suddividere il carico della cura dei figli tra padri e madri, come l’introduzione del congedi parentali orizzontali per i primi 3 anni di età dei figli e un periodo di 15 giorni aggiuntivi rispetto ai 5 mesi di maternità obbligatori e pagati al 100 % dello stipendio nel caso sia il padre a usufruirne.


DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TUTELA E SOSTEGNO DELLA MATERNITÀ E DELLA PATERNITÀ

La presente proposta di legge muove da due considerazioni. La prima attiene allo storico ritardo dell’Italia riguardo i tassi di occupazione femminile, rispetto agli altri Paesi occidentali: a tutt’oggi tale situazione si sta aggravando anche alla luce della recessione in atto e ha inevitabili conseguenze ed implicazioni negative sul reddito dei privati, così come sulla stabilità dei conti pubblici. La seconda considerazione prende le mosse dai profondi cambiamenti economici e sociali che negli ultimi decenni hanno attraversato il nostro Paese, con la necessità di rivedere le modalità di assistenza del neonato da parte di entrambi i genitori: questo per l’esigenza inderogabile di condividere le responsabilità genitoriali, quanto mai fondamentali, a maggior ragione, nei primi giorni di vita del fanciullo.
La scarsa natalità è da tempo il problema con cui l’Italia è costretta a fare i conti; essa produce infatti conseguenze negative in due direzioni: da un lato frustra le ambizioni delle coppie, limitate nelle aspirazioni genitoriali da un sistema di welfare eccessivamente penalizzante per i lavoratori che hanno intenzione di costruire una famiglia; dall’altro pesa sull’economia nazionale, aggravando gli squilibri della spesa sociale sul fronte delle pensioni, a tutto svantaggio delle politiche attive per l’occupazione. Negli ultimi mesi tale situazione sta emergendo con prepotenza in tutta la sua gravità e drammaticità: di fronte alla debolezza manifestata in entrata e uscita dal mercato del lavoro, si fatica a reperire le risorse necessarie per sostenere il reddito delle persone che perdono il lavoro e per rilanciare l’occupazione. Non solo: negli ultimi anni tutti i Paesi occidentali sono stati caratterizzati da una crescita dell’occupazione femminile.
In Italia il problema è differente e contrario. La presenza di uno Stato sociale modellato su esigenze non più rispondenti alla situazione attuale ha reso complicata la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa. Nel corso degli anni il nostro Paese si è dotato di tutele, naturalmente da incentivare al fine di non collocare una nuova normativa in un sistema complessivamente anacronistico, a vantaggio delle madri e dei padri: prova ne è il congedo di maternità e di paternità, come previsto dal “testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” di cui al decreto legislativo del 26 marzo 2001 n.151.
La presente proposta di legge mira a potenziare il sistema dei congedi parentali previsto nel citato testo unico, con la consapevolezza che quanto fatto finora non è sufficiente a fornire una risposta adeguata alle questioni da affrontare. Attualmente il congedo di maternità si articola con le seguenti modalità: La madre lavoratrice dipendente e la lavoratrice iscritta alla Gestione separata dell’Inps hanno diritto ad assentarsi dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi alla data effettiva del parto (“astensione obbligatoria”) e nei periodi compresi tra la data presunta e la data effettiva del parto. Durante questo periodo è previsto il pagamento di un'indennità sostitutiva della retribuzione. La libere professioniste iscritte alla Gestione separata possono usufruire del congedo per maternità e l’effettiva astensione è requisito indispensabile per usufruire dell’indennità. Le lavoratrici iscritte ad una delle gestioni previste per i lavoratori autonomi (coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali artigiane, commercianti) non hanno l'obbligo di astensione dal lavoro ed hanno diritto all’indennità per maternità per i due mesi precedenti la data effettiva del parto e per i tre mesi successivi alla data stessa. Le lavoratrici dipendenti e le lavoratrici iscritte alla Gestione separata, previa certificazione medica, possono ritardare di un mese l'assenza dal lavoro prima della data presunta del parto, usufruendo della “flessibilità” e prolungando così a quattro mesi il periodo di congedo dopo il parto.
Nelle specifico la presente proposta di legge all’articolo 1 sostituisce il comma 1 dell’art.22 del testo unico 151/2001, elevando dall’80 al 100 per cento della normale retribuzione l’indennità giornaliera spettante alle lavoratrici per tutto il periodo del congedo di maternità. Inoltre qui si interviene per ampliare di ulteriori 15 giorni il divieto di adibire le donne al lavoro, oggi previsto per i tre mesi successivi al parto, qualora il padre decida di usufruire del congedo di paternità.
Inoltre, vengono aggiunti due commi all’articolo 28 del testo unico, in merito al congedo di paternità. La normativa vigente prevede un diritto di astensione dal lavoro, specificando, che al comma 1 “Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre”, per poi chiarire, al comma 2, che “ Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di cui al comma 1 presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni ivi presentate ...”.
La presente proposta di legge attraversa poi il concetto di diritto per giungere a quello di obbligo, fissando così nei quattro giorni lavorativi successivi alla nascita del figlio il periodo di astensione dal lavoro. Il tutto dovrà avvenire previa comunicazione al datore di lavoro. L’indennità prevista per questo periodo è posta a carico del datore di lavoro. La situazione, per ovvi motivi, cambia nella fattispecie in cui soggetto destinatario del beneficio è il lavoratore autonomo, con la conseguente indennità posta a carico del sistema previdenziale. Per tale periodo di quattro giorni il padre conserverà un’indennità giornaliera pari al 100 per cento della retribuzione.
In ultimo vengono interamente previsti ed aggiunti ex novo due commi successivamente al comma 4 dell’art. 32 del testo unico di cui sopra. La presente proposta di legge ha come ulteriore scopo, infatti, quello di prevedere la possibilità di istituire un meccanismo di congedo parentale “orizzontale”, sino ad ora sconosciuto in Italia, mediante il quale permettere al padre lavoratore e alla madre lavoratrice, nei primi tre mesi di vita del bambino, di usufruire di permessi frazionati dall’attività di lavoro, ripartiti per numero di ore all’interno di una stessa giornata, così da seguire costantemente la crescita del proprio figlio, condividendola, senza dover rinunciare a prestare la propria opera al rispettivo datore di lavoro. Misure di questo tipo consentirebbero di superare l’attuale impostazione che vede le madri responsabilizzate maggiormente nei primi giorni di vita del figlio. Autorevoli studi internazionali attestano, inoltre, che la vicinanza del padre in questa fase contribuisce ad una crescita armonica del bambino.
La copertura di queste misure sarà assicurata mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministro dell’economia e delle finanze per l’anno 2009.
Art. 1
(Estensione e potenziamento della retribuzione durante il congedo di maternità)
1. Il comma 1 dell’articolo 22 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e` sostituito dai seguenti: «Art. 22. - (Trattamento economico e normativo). – 1. Le lavoratrici hanno diritto ad un'indennità giornaliera pari al 100 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità, anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12, comma 2. 1-bis. Il limite temporale di cui al comma 1, lettera c), dell’articolo 16 del testo unico di cui al citato decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, è ampliato di ulteriori quindici giorni qualora padre decida di usufruirne.
Art. 2
(Estensione e potenziamento dei congedi parentali. Istituzione del congedo di paternità obbligatorio).
1. Dopo il comma 2 dell’articolo 28 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n.151, aggiungere i seguenti: 2-bis. Il padre lavoratore e` tenuto ad astenersi obbligatoriamente dal lavoro per un periodo di quattro giorni continuativi, contestualmente alla nascita del figlio, previa comunicazione al datore di lavoro. L’indennità prevista per tale periodo è a carico del datore di lavoro. Nel caso di lavoratore autonomo, la suddetta indennità è a carico del sistema previdenziale. 2-ter. Per il padre lavoratore che usufruisce del diritto di cui al comma 1 articolo 28 di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001 n.151, la retribuzione resta fissata al 100 per cento. 2-quater. Il limite temporale di cui all’art, 16, comma 1, lettera c) del testo unico di cui al citato decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, è ampliato di ulteriori quindici giorni. Per tale periodo la retribuzione è fissata all’80 per cento della retribuzione mensile spettante.
Art. 3
(Congedi parentali orizzontali)
1. Dopo il comma 4 dell’articolo 32 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, aggiungere i seguenti: 4-bis. Stante il limite dei dieci mesi di cui al comma 1 dell’articolo 32 del decreto legislativo 26 marzo 2001 n.151, nei primi tre anni di vita del figlio, il padre lavoratore e la madre lavoratrice hanno diritto di usufruire del congedo parentale orizzontale fino ad un massimo di 8 ore a settimana per ciascun genitore. 4-ter. Il padre lavoratore e la madre lavoratrice che intendano avvalersi del diritto di cui al precedente comma, sono tenuti a presentare ai rispettivi datori di lavoro, al momento della presentazione dell’istanza di congedo, il certificato di nascita del figlio, ovvero dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.445.
Art. 4
(Copertura finanziaria).
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

giovedì 10 giugno 2010

Il padre di oggi e di ieri

Le esperienze hanno bisogno di tempo per sedimentarsi, per entrare nella coscienza e richiamare i ricordi. Per fortuna: significa che un po' il presente viene vissuto. Se così non fosse, ogni situazione ci coinvolgerebbe solo in parte: un 50 per cento della nostra attenzione sarebbe rivolta a queste e il restante 50 per cento ai ricordi.

Ieri è stato il giorno della prima gita scolastica di Dodokko, per vedere gli animali in una fattoria a una ventina di chilometri da casa. L'appuntamento alle 8,30 spaccate di fronte all'ingresso dell'asilo, con la raccomandazione, rispettata, della massima puntualità e di avergli fatto fare colazione con pochi liquidi e una conseguente levataccia straordinaria. Due pullman verdi fuori dal cancello, uno di dimensioni normali e l'altro più piccolo, ad attendere i bambini. Gli scolari sono usciti in fila indiana, le mani poggiate sulle spalle di chi precede, e si sono diretti verso i bus. Sorridenti e felici per la novità di un viaggio tutti insieme.
Ciò che ho potuto vedere si limita a questo, alla fase della partenza. Il resto, quel poco che ho saputo della gita, l'ho appreso direttamente da mio figlio. Un racconto molto sintetico e vago, dal quale ho potuto trarre la conclusione che Dodokko ha visto una gallina e una mucca e ha mangiato cioccolata e un panino con il prosciutto.

Stamattina, a 24 ore di distanza, i ricordi: la mia (prima?) gita scolastica, in settimana bianca. Mio padre ad accompagnare me davanti a scuola quel giorno d'inverno di 29 anni fa. Quella volta era lui a stare fuori dal pullman mentre io ero dentro, assieme alla mia classe della V elementare. Chissà cosa provavo io, allora? Forse ero distratto dai miei compagni ed ero allegro come Dodokko.
Di certo oggi so di più cosa sentisse mio padre: una leggera e normale preoccupazione, ma anche una buona dose di soddisfazione per il figlio che per la prima volta va da qualche parte senza i genitori.

Se è vero che il presente, nel momento in cui me lo sono ritrovato davanti, sia quando ero un bambino che ieri, l'ho vissuto al 100 per cento, è la rielaborazione del passato che si spezzetta in una miriade di parallelismi, di ricordi che richiamano altri ricordi, di collegamenti di ogni sorta.
Ciò che banalmente è capitato ieri si è fuso con quel che è successo 29 anni fa, si è scomposto di nuovo per riunificarsi per l'ennesima volta in una sola parola: paternità. Dove il padre di oggi e quello di ieri sono la stessa persona, esattamente come i loro rispettivi figli.

venerdì 4 giugno 2010

Un po' naufrago e un po' marinaio

Qualche settimana fa è stato il terzo compleanno di Dodokko e tra qualche giorno faremo una festa sulla spiaggia. Tre anni sono trascorsi da quando mio figlio è nato e ogni singolo giorno, che è passato da allora, ha attraversato anche i miei occhi e la mia pelle, non soltanto e semplicemente il tempo. Il bambino cresce assieme al papà e alla mamma e anche questi crescono assieme a lui. Infatti, i genitori non sono elementi rigidi che nella vita si limitano a indicare la strada ai più piccoli con un gesto della mano. I genitori non sono statue fatte di bronzo o di marmo e penso non ne sappiamo veramente tanto di più dei figli. Almeno per quanto riguarda le mie sicurezze - ben poche, direi - non sento di averne poi tante quando cerco di insegnare qualcosa a mio figlio.
Tento, azzardo, provo spiegazioni, lancio modelli da seguire e sbaglio spesso e molto mal volentieri: tutto - mi rendo conto - è sempre un po' improvvisazione. Non so un granché di molte cose e allora cerco di giungere assieme a mio figlio a delle conclusioni. Che spesso sono una scoperta sia per lui che per me. Anzi, soprattutto per me, perché non è una novità che un bambino impari da zero la vita e che tutto il mondo ogni giorno appaia ai suoi occhi come una scoperta rivoluzionaria. Ma le stesse scoperte di mio figlio le faccio inaspettatamente a mia volta anch'io e questa è senza dubbio la novità più grossa.
Insomma, si cresce insieme, giorno dopo giorno: diventiamo grandi e invecchiamo quasi senza accorgercene - come dicevo spesso a mia moglie prima che Dodokko nascesse. Ma allora non avevamo ancora lui, che più di ogni altra cosa ha dato un senso al passare dei giorni.

Tre anni, dunque, sono appena trascorsi e tutto è mutato non solo rispetto a tre anni fa. Tutto cambia ogni giorno che passa e ogni cosa oggi è diversa da come era ieri. Non c'è stato né il tempo e né il bisogno di abituarsi ad alcunché. Non è mai esistita la routine e nemmeno la noia di ripetere gesti imparati a memoria. Ecco perché - torno a ripeterlo - i genitori sono sempre impreparati e conoscono poco o niente del presente. Ed ecco perché arrivare a festeggiare un compleanno con il sorriso sulle labbra ti regala un senso di provvisorio appagamento e di cauta tranquillità. Ad ogni modo, è un traguardo, una tacca sull'orologio, un momento nel quale finalmente si può tirare un sospiro di sollievo.
Il giorno del compleanno di Dodokko abbiamo messo in barca i remi per un poco, abbiamo attraccato per qualche istante in un porto sicuro, al riparo dal vento e dalle onde. Ma il giorno dopo siamo stati pronti a ripartire comunque, a riprendere il mare e a spingerci ancora una volta oltre l'orizzonte. Senza una destinazione precisa - conoscendo, grazie a mio figlio, un po' di più me stesso - e con il suo aiuto - da qualche tempo sempre meno simbolico e molto più concreto -, sfruttiamo le correnti buone e ci ripariamo dalle tempeste. Siamo immersi nel mare della vita, con le sue poche certezze e i suoi tanti imprevisti.
Fluttuiamo nell'acqua, cerchiamo di tenerci a galla, ogni tanto diamo uno sguardo alla luna, in cerca di un segnale, o alle stelle, per capire quale rotta prendere. Facciamo dei tentativi: certe volte buoni, altre sbagliati. Tentiamo di fare del nostro meglio, ma sono mani quelle che possediamo e non pinne o eliche. Così va la vita e non tutto davvero dipende da noi.
Un po' naufrago e un po' marinaio: così mi sono sentito il giorno del compleanno di mio figlio.

giovedì 3 giugno 2010

Lo strano caso della cicogna di Lodi (II indizio: i funghi)


Il giorno in cui la vita di Elisabetta cambiò, il giorno dell'incontro con Clooney, era arrivato a metà marzo. Il cicogno era di ritorno dall'Africa, dove aveva svernato, e si era presentato all'appuntamento amoroso con il piumaggio già completamente rinnovato. Partito dal Ciad, dove aveva passato la lunga stagione invernale, dopo un viaggio durato poco più di un mese in cui aveva percorso 11mila chilometri a una media di quasi 350 al giorno, il cicogno aveva sorvolato la Nigeria, il Niger, il Mali, il Senegal, la Mauritania, il Marocco, il Portogallo, la Spagna, la Francia, giungendo infine nell'Italia del nord. A parte il breve tratto di Mediterraneo che aveva attraversato fra l'Africa e L'Europa, Clooney aveva sempre volato, anzi planato come un aliante, ad alta quota per sfruttare le correnti d'aria calda e stancarsi il meno possibile. La parte più faticosa del viaggio era stata quella dell'attraversamento del Sahara occidentale, compiuto tutto di un fiato, e quella in cui aveva volato sul mare, in assenza di correnti ascensionali, con la sola forza delle ali.
Ma in realtà per un esemplare come Clooney, che poteva vantare un'apertura alare di ben due metri ed era nel pieno della giovinezza, non vi erano stati grossi problemi durante il viaggio. Anzi, si era presentato da Elisabetta anche con un certo anticipo rispetto al tempo previsto e che normalmente sarebbe occorso per una simile migrazione. In ogni caso, anche la futura fidanzata era anticipo con i preparativi per l'incontro: era giunta in provincia di Lodi una settimana prima di Clooney e si era immediatamente data da fare con l'arredamento del nido sul tiglio il giorno stesso del suo arrivo. Questo nonostante la stanchezza dovuta a un viaggio lunghissimo iniziato in India, nel Rajasthan, proprio al confine con il Pakistan, e che aveva avuto come tappe intermedie territori sconfinati come l'Iran e la Turchia. Poi, superato il Bosforo, la fatica si era alleggerita sempre più man mano che sorvolava l'Europa orientale. Infine, oltrepassata la Slovenia, aveva deviato a ovest e si era diretta in Lombardia.
A Caselle Lurani, Elisabetta aveva scelto quel tiglio isolato, dove già anni prima si era stabilita per trascorrervi i mesi estivi e dove si era svolto lo spiacevole incontro con il rude cicogno Teodoro. Quest'ultimo sapeva che le cicogne, sue simili, sono animali abitudinari e che prima o poi Elisabetta sarebbe tornata nel posto dove una volta aveva già vissuto. Il problema, tuttavia, non era che questo lo sapesse Teodoro, ma che lo sapesse anche il suo addestratore, un noto ornitologo con la passione per le cicogne nonché proprietario del terreno dove sorgeva l'albero. Il dottor Drospir, così si chiamava l'uomo, un po' di giorni prima dell'arrivo di Elisabetta, stranamente aveva passato molto del suo tempo a documentarsi su alcuni funghi che crescono alla base dei tigli. Soprattutto la Fistulina hepatica aveva destato molto il suo interesse e, fatto anomalo, proprio un paio di questi parassiti erano comparsi sul tronco dell'albero. Tuttavia, né il periodo in cui generalmente questi funghi fruttificano, ossia in estate, né il colore, che in questo caso era bianco latte, corrispondevano alle caratteristiche che l'organismo avrebbe dovuto avere...