giovedì 13 maggio 2010

Lo strano caso della cicogna di Lodi (I indizio: il tiglio)


E' una storia vera e una favola triste quella accaduta qualche giorno fa a Caselle Lurani, vicino Lodi. Ne ha parlato il Corriere della Sera e, sulle stesse pagine, ne ha scritto un commento perfino il poeta Tonino Guerra.
Protagonista di questa storia e di questa favola è una cicogna, anzi un cicogno, morto in circostanze ancora non del tutto chiare, probabilmente per salvare il suo nido e la sua covata, due uova (ma c'è chi dice fossero addirittura tre!), la sua discendenza, la sua prossima generazione di cicogne.
Ora, giornale alla mano, ascoltati alcuni testimoni diretti della vicenda, voglio raccontarvi come sono andate veramente le cose, quali sono state le dinamiche reali dei fatti e, soprattutto, dirvi per ultimo qual è il movente dell'omicidio. Sì, avete sentito bene, dell'omicidio, perché di questo trattasi e non di incidente come vuol farci intendere la cronaca. E voglio anche cogliere l'occasione per invitare i lettori, che abbiano a loro volta sentito parlare della vicenda o abbiano assistito in prima persona ai fatti, a farsi vivi e a dire senza timore ciò che hanno appreso.
Iniziamo dal tiglio, l'albero sul quale una coppia di cicogne aveva nidificato dopo Pasqua. Se osserviamo bene il taglio del tiglio, la cima del tronco, le fronde di foglie attorno alla sommità del fusto, noteremo che la pianta in questione assomiglia più a un palo di legno che a un albero. Senza alcuna chioma rigogliosa, il traliccio è praticamente il piedistallo sopraelevato del nido, essendo stato, con tutta evidenza, potato all'inizio dell'inverno. Un tronco senza rami è come un busto senza braccia e come un collo senza testa: in ogni caso, qualcosa di macabro e di per sé malaugurante. Ma tant'è, la cicogna Elisabetta ne aveva scelta la sommità per stabilirvi il domicilio, per costruirvi la nursery della sua figliata e per crescervi la prole. Era il posto ideale per Elisabetta, l'osservatorio migliore sulla faccia del pianeta, un punto privilegiato da cui poter vedere a 360 gradi ciò che attorno al suo nido accadeva, fra il profumo dolce che le foglie del tiglio avevano cominciato a emanare fin dall'inizio della primavera.
E ciò che era accaduto era stato scorgere il cicogno Clooney, vederlo planare sul nido con le sue ali maestose, accoglierlo senza esitazione: amore a prima vista, direbbe qualcuno, e così fu davvero, perché l'uccello era senza dubbio ciò che di meglio era mai passato da quelle parti negli ultimi tempi. Ma se il tiglio era senza dubbio un ottimo punto d'osservazione, allo stesso modo non era facile non essere osservati per gli stessi Elisabetta e Clooney. E il loro incontro era stato inevitabilmente 'registrato' dagli occhi di un altro cicogno: Teodoro.
Anni prima che questa storia incominciasse, Teodoro aveva corteggiato Elisabetta ma era stato respinto senza appello a causa del suo carattere aggressivo, che a volte sfociava in episodi addirittura violenti. Come quando si era presentato con le piume tutte gonfie e aveva stretto fra le ali robuste la povera Elisabetta, che da un eventuale partner non avrebbe desiderato altro che un po' di dolcezza. Insomma, alla cicogna piacevano i tipi romantici, non i bulletti da due soldi che sapevano soltanto pavoneggiarsi e mostrare i muscoli. Le piacevano di più quelli che la invitavano a cena senza saper celare un certo imbarazzo nel farlo e che magari le portavano, se non un topo, almeno un lombrico da mangiare: un sogno, dunque, d'altri tempi.
Così pensava Elisabetta, fino al giorno in cui conobbe Clooney, il giorno che le cambiò la vita...

Nessun commento: