venerdì 7 maggio 2010

Libertà e intolleranza quotidiane

Meravigliosa la frase sentita stamattina, rivolta a me in presenza di mio figlio: "Io questo qui lo ammazzerei!". Ora vi spiego come è nata, chi l'ha detta e, ovviamente, anche il perché. Dunque, come ogni giorno, stavo accompagnando Dodokko all'asilo, in bicicletta. Per farlo, essendo la mia un tipo di bici non predisposta per il seggiolino, durante tutto il tragitto sorreggo col braccio sinistro mio figlio mentre con il destro tengo il manubrio. Poi pedalo sul marciapiede, perché è più sicuro della strada, con tutte le macchine che passano. Durante la nostra breve passeggiata, fra un sorriso e una frase, incrociamo ed evitiamo alberi, buche, negozi, cani e persone. Ogni mattina, più o meno, sempre gli stessi alberi, buche, negozi, cani e persone. Come il gruppetto di pescivendole, fuori dalla pescheria, che chiacchierano fra loro.
Non so se improvvisamente o se ci pensasse da tempo, fatto sta che una di loro, appunto, stamattina evidentemente ha preso coraggio, è ha detto la frase stupenda che ho riferito.
Cosa può avere infastidito la pescivendola fino a farla parlare in quel modo? Il fatto che porti in maniera non ortodossa mio figlio in bicicletta? Oppure il fatto che pedali sul marciapiede (anche se ad almeno due metri da lei)? O il fatto che attraversiamo il 'suo' territorio, il suo piccolo appezzamento di fronte al suo feudo senza chiederle il permesso?
Si, sono convinto che siano un po' tutte queste le sue 'ragioni'. Ma la principale, quella che più la irrita, sono sicuro che sia la nostra libertà: di sorridere spensierati mentre andiamo in bicicletta come degli acrobati su una fune sospesa sul marciapiede di tutti. D'estate come d'inverno, con il caldo o con la pioggia che ci fanno un baffo, con le buche e i pedoni che evitiamo, con la nostra gioia talmente evidente e che non abbiamo motivo di nascondere.
E' la nostra libertà che suscita l'invidia e l'intolleranza degli altri. La libertà che mio figlio mi insegna e che io stesso gli insegno. La libertà che viviamo un poco ogni giorno e di cui non possiamo fare a meno. La stessa libertà che custodisco per lui, per quando sarà grande. La libertà irrinunciabile che un giorno dovrà portare con sé e accompagnarlo ovunque sarà diretto.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

è vero, quella libertà può essere fastidiosa a chi non la conosce o non l'ha vissuta e, magari ancora adesso da adulto, non la vive. Io però consiglierei, proprio in nome di quella libertà (e di un po' di faccia tosta), di chiedere alla pescivendola perché mai vorrebbe ammazzarti. Magari scopri qualcosa in più o magari, pentita, ti fa lo sconto sulla frittura di paranza!!!

desian sloggato

dr.ssa Daniela Benedetto ha detto...

Curiosa questa lettera, queste righe che vogliono esprimere libertà, amore, bellezza, colore, voglia di vivere. Io ci sento anche voglia di rischiare la vita. Voglia di trasgredire per vivere, bisogno di andare fuori le righe per "sentire". Ma siamo sicuri che per sentire la felicità, condividere la gioia di essere padri e di sentirci vicini ai nostri figli dobbiamo per forza fare qualcosa di così apparentemente semplice ma di così profondamente alternativo e rischioso? Non c'è elemento più duro del marciapiede, più pericoloso delle macchine, più minaccioso di un gruppetto di donne preocupate e/o arrabbiate. Non crede???

Cristiano Camera ha detto...

Gentile Dr.ssa Benedetto,
ciascuno di noi è libero di interpretare la realtà come vuole, ma l'argomento di cui qui si parla non sono i rischi dell'andare in bicicletta, che sono 'controllati' e non maggiori di quelli che si potrebbero affrontare attraversando a piedi una strada. Il tema è quello di una piccola e modesta libertà che suscita comunque l'invidia della gente. Non ho il dovere di farlo ma voglio rassicurarla lo stesso: in bici, io e mio figlio andiamo a passo d'uomo, sul marciapiedi e non sulla strada e per un tragitto che dura 3 minuti di orologio. Non vedo davvero nessun rischio in questo altrimenti accompagnerei a piedi mio figlio a scuola. Il rischio che intravedo e di cui parlo semmai è nell'intolleranza sempre più diffusa e che nasce dal niente, da azioni di limitata portata come quella di andare in bicicletta. Il rischio è nella violenza, anche se soltanto verbale, gratuita e ottusa. Parliamo di questo non di altre questioni che qui non c'entrano nulla. Un saluto, Cristiano Camera