martedì 18 maggio 2010

La valigia del cavalier Strombazza


Tanto è una storia basata su degli equivoci. Capirla oppure no non faceva differenza. L'importante era divertirsi. E Dodokko si è divertito eccome domenica, alla sua 'Prima' al teatro dei burattini San Carlino di Roma. Fra tanti bambini urlanti, ha urlato anche lui dalla platea come mai lo avevo sentito fare. Soprattutto, gli sono piaciute le bastonate che si sono date Pulcinella, Arlecchino e Grattone. E ha anche voluto interagire con loro, indirizzando ogni tanto contro questi personaggi il raggio (elettrico?) che parte dal suo dito. Poi si è voltato spesso in direzione della sua cuginetta un po' più grande di lui, facendole sentire la sua grassa risata soddisfatta e per condividere con lei il suo godimento della rappresentazione.
Equivoci, dicevamo. Che nascono per due valigie identiche, nel caso del racconto a cui abbiamo assistito, ma anche a causa di due realtà contrapposte e che a un certo punto sono entrate in contatto fra loro. Dodokko, al termine di una bella giornata, aveva la febbre e il giorno dopo lo abbiamo trascorso a casa, fra medicine, giochi, discorsi, ricordi raccontati. Uno di questi ultimi è stato il riepilogo del pomeriggio al teatro: "Ti ricordi, c'era Tommaso e Iaia"; "Ti ricordi, ho mangiato le patatine"; "Ti ricordi, c'era quella signora vestita da strega di Biancaneve...però non era la strega...ci assomigliava...però non era la strega...".
Ecco, quel che voglio dire a proposito degli equivoci è che i bambini, almeno quelli piccoli come il mio, così come i burattini, non si soffermano molto a considerare la realtà per quella che è. Noi adulti, se stiamo male, non ci divertiamo affatto e se, in queste condizioni, dobbiamo proprio partecipare a una festa, come minimo ne conserviamo un ricordo nero.
Insomma, noi cerchiamo di non equivocare e tendiamo a distinguere i fatti, a ordinarli, a propendere per l'oggettività, a ponderare le conseguenze future. Loro invece vivono in un presente infinito e conferiscono alla realtà tutta la forma che essi stessi desiderano. Scambiare il male con il bene, un malessere con una sensazione piacevole è un'abilità dei più piccoli. Equivocare è per loro un gioco congeniale.

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