martedì 6 aprile 2010

Ottimismi

Esistono almeno due tipi di ottimismo.

Uno è il mio: un ottimismo consapevole, che non si scompone troppo di fronte agli avvenimenti e al loro esito. So che una cosa può andare bene o che può andare storta, ne conosco le conseguenze e, in qualche modo, cerco di accettarle anche se non dovessero essere gradite.
Lo so: un tale modo di ragionare assomiglia di più alla rassegnazione che all'ottimismo, ma io voglio chiamarlo lo stesso ottimismo, perché in genere preferisco restare con i piedi per terra e non amo volare alto con la fantasia.
Il mio è un ottimismo concreto, di chi conosce il duplice risvolto della realtà o, meglio, delle possibilità di essa, di chi non vuole allontanarsi dal mondo per vivere in un universo onirico.

Un altro tipo di ottimismo è quello assoluto, ingenuo e straordinario di mio figlio. Un ottimismo meraviglioso e pieno di belle possibilità, di cui gli adulti non sono più capaci e che, in questi giorni sempre più spesso, Dodokko mi annuncia con questo inizio di frase: “Quando sarò grande, anche io...”.


3 commenti:

desian ha detto...

Anch'io (quando sarò grande..., no scherzo!) condivido il tuo stesso tipo di ottimismo adulto e mi chiedo se quello dei nostri bambini tutto proiettato sul quando saranno grandi non sia "meglio" del nostro. Sicuramente ci insegna qualcosa e, di questi tempi, un insegnamento buono vale oro. Ci insegna che le possibilità sono sempre là, che l'utopia non è una scienza inventata a tavolino ma è il motore della vita. Una volta si diceva "gettare il cuore oltre l'ostacolo". Secondo me va bene anche se cominciamo a gettarci il cervello. Oltre.

Cristiano Camera ha detto...

Sì ha ragione, Desian, gettiamo anche il cervello oltre l'ostacolo. Facciamolo anche ingenuamente, come fanno i bambini con il loro cuore.

quella mamma ancora un po' bruised dalla tua ultima risposta a un suo commento. ha detto...

"All of old. Nothing else ever. Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better."

Sarà interessante vedere se Dodokko, prendendosi qualche inevitabile porta in faccia, deciderà di scegliere di continuare a volare (con consapevolezza di tutti i rischi impliciti) o se atterrare.. Io faccio assolutamente il tifo per la opzione numero uno!