mercoledì 10 marzo 2010

Domande domande domande

Sapevo che sarebbe arrivato anche il momento delle domande dirette, fredde e circostanziate. Gli animali, prima o poi, imparano a procurarsi il cibo da soli. I piccoli uomini, invece, a un certo punto della loro crescita, chiedono e vogliono risposte. Chiedono e non mollano, finchè non sentono con le proprie orecchie spiegazioni convincenti. Prima di questa fase, i bambini fanno domande generiche e soprattutto si accontentano di ogni tipo di spiegazione, anche fantasiosa. Soprattutto, con grande 'presunzione', dicono molto la loro e stanno a sentire poco la ragione degli altri, alla quale sono minimamente interessati.

Due mattine fa, per la prima volta, la piccola intelligenza mi ha domandato in modo diverso ciò che da sempre ogni mattina mi chiede: "Vai al lavoro?". "Sì", ho risposto. "Perchè?", ha ribattuto. "Per guadagnare dei soldi", ho detto introducendo così l'incipit del capitolo che di solito prosegue con "...perchè i soldi ci servono per comprare da mangiare e per comprare i giocattoli...". Fortunatamente, però, tanto lunga spiegazione non è servita in quanto Dodokko ha improvvisamente dirottato la direzione della conversazione: "Sì, ma come ci vai al lavoro?", ha voluto sapere. "Col treno". "Ma dove lo prendi il treno?". "Alla stazione". "Qui vicino?". "Sì". E poi?". "E poi arrivo in un'altra stazione". "Lontana?". "Sì". "E poi, prendi la bicicletta?". "Sì". E arrivi al lavoro?". "Già". "E lì che fai?...".

Insomma: dettagli, dettagli e ancora dettagli. Mi sono detto sorridendo: "Ha quasi tre anni e non puoi farci niente!". E poi, aspettando il treno per andare al lavoro ho pensato che no, non è soltanto il bisogno di spiegazioni. E' anche la voglia che Dodokko ha di stare ancora un po' insieme a parlare la mattina e magari di immaginarmi in qualche posto preciso quando non è con me. Un modo come un altro perchè io non mi allontani troppo e per sentirmi più vicino, anche quando non ci vediamo.


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