martedì 5 gennaio 2010

La mela di Biancaneve

Conoscete le Stark Red Delicious, quelle belle mele di Biancaneve che quando le mordi scrocchiano e quando le mastichi fanno uscire un succo dolce e senza acidità da una polpa per nulla farinosa e che misteriosamente scompare senza lasciare tracce e residui nella cavità orale? Questi frutti meravigliosi sono in grado di conservare la loro perfezione fino a quattro mesi, se tenuti nel frigorifero di casa, e per un anno intero se mantenuti in particolari celle dove l’atmosfera è modificata: temperatura di poco superiore allo zero, un alto livello di umidità e la quasi assenza di ossigeno. In pratica, per avere a disposizione questi pomi per lungo tempo, si deve congelarli e, nello stesso momento, mantenerli vivi. Si induce una sorta di coma terapeutico, si riduce il metabolismo e la frequenza cardiaca al minimo e li si nutre per via parenterale.
Ebbene, le mele di Biancaneve, delle quali perfino la buccia rosso-lucida è gradevole al palato, sono tutt’oggi il risultato ingannevole della perfidia della strega, convinta del fatto che un dono tanto lusinghiero non potesse essere rifiutato dalla sua vittima. Ne volete la prova? Lasciatele per una settimana fuori dal frigo e avrete sotto gli occhi la verità che celano: nemmeno sette giorni e la buccia è diventata grinzosa e opaca, la polpa farinosa e senza sapore, attorno al torsolo si sono annerite, a volte ammuffite, non profumano più: sono diventate immangiabili, da buttare nel cestino.
La verità che celano e la verità sotto gli occhi: non parliamo poi della verità invisibile a breve termine e che riguarda pesticidi, fitofarmaci e gli effetti della coltivazione intensiva sull’ambiente. Parliamo però di altre mele di Biancaneve. Diciamo qualcosa su come vengono allevati oggi i bambini, su come vengono ‘prodotti’ e ‘conservati’, ‘fatti crescere’ e ‘inscatolati’. Consideriamo i processi di ‘meccanizzazione’ della produzione, dove ormai l’‘agricoltore’ può anche non essere presente, in quanto gli basta impostare il ‘programma’ adatto e premere invio perché il processo parta in automatico…e vengano fuori 'frutti perfetti'.
Ma parliamone per una volta dal loro punto di vista, da quello delle mele, il cui tenero picciolo è staccato dall’albero troppo presto e troppo presto vengono affidate ad altre braccia da chi è convinto che soltanto così facendo si faccia loro del bene. Diciamo pure che spesso la bellezza è un sorriso teso a compiacerci ma che sovente nasconde una tristezza e una solitudine sconfinate. Ammettiamo inoltre che questa solitudine non si cancella con una overdose di impegni e di amicizie indotte, cartoni animati e cioccolatini, babysitter e badanti.
Osserviamo i bei volti dei nostri bambini e cerchiamo di scorgere i segnali dei loro disagi: a volte, l’eccesso di euforia è semplicemente nervosismo, mentre il sonno profondo e prolungato è il loro modo per dire che ciò che è programmato per la mattinata non è gradito e che il clima, fuori dal letto, è ostile. Infine, quel continuo “papà mio, papà mio, papà mio…”, mai pronunciato prima dell’altra sera e che all’inizio ti lusinga e rende felice ma che dopo un po’ ti fa sospettare che sia quasi un’implorazione, da dove diavolo esce fuori? È la mela di Biancaneve, non ho dubbi, bella fuori e avvelenata dentro, la mela che abbiamo mangiato in due: un morso mio figlio e un altro io.

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1 commento:

un'altra eva ha detto...

Hey, va benissimo che lo sconforto e anche che l'autocritica siano elementi inevitabili dell'esistenza umana, e sopratutto della genitorialità, ma take it easy!

Di mele pericolose varie se ne mangiano da quando tempo è tempo.. dai tempi dei giardini e dell'Eden. Ma nonostante tutte le mele bacate e le risultanti difficoltà di tutti i tipi, il nostro proprio nucleo sano mantiene la bussola e trova il bene e il buono in quello che ci circonda. Il mio, il tuo, e sicuramente quello di Dodokko.