martedì 19 gennaio 2010

Indipendenza, privacy e regole: quando il bambino è un laboratorio

Mi sono ritrovato di recente a scambiare con alcuni genitori le mie opinioni su temi quali l'indipendenza, la privacy e le regole nei riguardi di un neonato. Questi argomenti per così dire 'forti', perchè riferiti a un rapporto fra adulti e figlio di neanche un anno, nascono dal fatto che le parole per descriverli sono state usate, ricorrentemente, dagli stessi genitori. Quindi, quando essi parlano di indipendenza, privacy e regole, descrivono e sembrano conoscere il modello educativo a cui si ispirano e che mettono in pratica. Vorrei che la discussione proseguisse su questo blog. Pertanto, oltre a invitare a esprimere ulteriormente il proprio pensiero chi ha suscitato il dibattito, invito a parteciparvi anche gli altri lettori di SOS Mammo.

Indipendenza: il neonato dorme da sempre da solo, mai stato nel lettone con mamma e papà. Seppur non condivida la scelta, niente da ridire, ovviamente: si tratta di una decisione legittima. Ma la spiegazione data, "gli serve ad acquistare indipendenza", mi lascia perplesso e contrariato: indipendenza a quell'età?! Quando oggi l'indipendenza non si raggiunge nemmeno a trent'anni?! Mi suona strano parlare di indipendenza riguardo a un figlio praticamente fin dal giorno dopo il parto. P.S.: Lo dice uno che fino a poco fa, sulle pagine di questo blog, ha sostenuto strenuamente la causa dell'indipendenza e che lo farà sempre. Ma deve essere un tipo di indipendenza desiderata attivamente anzitutto da se stessi. L'indipendenza non può infatti essere qualcosa di imposto e nemmeno di regalato, ma deve essere guadagnata, attraverso il dialogo e addirittura con il conflitto.

Privacy: "Il piccolo è meglio che dorma solo anche per una questione di privacy". "Privacy? Nei riguardi di un bimbo di quell'età? Ma in che senso? Rispetto alla sfera sessuale?". "Non solo per questo...". Sinceramente, non comprendo quali altri sensi. E poi, due genitori dovrebbero avere dei momenti privati rispetto a un neonato? Forse sì, ma di cosa si accorgerà mai a quell'età e che 'idea' potrebbe farsi del papà e della mamma? Davvero non ci arrivo e forse è colpa mia. Ma anche la parola privacy mi suona strana alle orecchie.

Regole, regole, regole: darne da subito, da sempre. Anzi, prima si stabiliscono e meglio sarà dopo. Una di queste regole recita: non giocare in casa d'altri. Di conseguenza, è un maleducato il bambino che tocca e gioca con oggetti che non sono i suoi in un posto che non gli appartiene e in modo giudicato forse troppo esuberante. A volte però è soltanto allegria, entusiasmo, curiosità, voglia di conoscere nuovi strumenti. Spesso, in questi casi, niente va mai rotto o perduto in casa d'altri.

Regole e ancora regole: supportate da questo o da quell'autore di questo o di quel famoso libro. Lo psicologo, il pedagogo, il neuropsichiatra infantile, l'accademico pluridecorato e il divulgatore di turno, i quali dall'alto dei loro studi e grazie a essi, alle loro esperienze e alla loro autorevolezza, "hanno dimostrato", "hanno prodotto indiscutibili evidenze scientifiche", e, successivamente "modelli da adottare" tali da non essere più contestabili. Peccato che i paradigmi ispiratori neo costruiti si smentiscano sempre l'uno con l'altro, in quanto lo psicologo, il pedagogo, il neuropsichiatra infantile, l'accademico pluridecorato e il divulgatore di turno affermano sempre tutto e il contrario di tutto. Spesso, però, per risolvere la controversia è sufficiente sciegliere da che parte schierarsi, con chi stare, quale santone adorare e quale metodo educativo consigliato adottare.

Conclusioni: In fondo, i bambini sono anche un laboratorio per gli esperimenti dei genitori che, per carità, fanno tutto per il bene dei figli e, in questo, sono spesso 'spalleggiati' da scienzati prossimi premi Nobel. Anch'io ho letto qualcuno di questi manuali e frasi illuminanti tipo "la prima sera lasciatelo piangere nel suo lettino, poi non piangerà più e si addormenterà. La seconda o terza sera non piangerà nemmeno, dato che nessuno arriverà a 'soccorrerlo', e si addormenterà felicemente". E devo confessare anche di aver provato, una volta soltanto però, il metodo in questione e la sera dopo, dato che Dodokko mi sembrava tutt'altro che felice, ho lasciato perdere. Questo nonostante il risultato del test di laboratorio dicesse.,a chiare lettere e senza possibilità di equivoci, che mio figlio si sarebbe addormentato 'felicemente'.

P.S.: Dimenticavo, dato che le regole da ricordare sono tante, la numero 321, che non si legge "trecentoventuno", ma "3" (pausa breve), "2" (pausa breve), "1" (pausa più lunga, come di attesa). Cosa si attende? Facile, che il bambino la smetta, immediatamente, di fare ciò che sta facendo. Che sicuramente è qualcosa che non va fatto. E se non la smette e il bambino continua? I genitori non me lo hanno detto, ma, mi hanno assicurato che il figlio la smette sempre e subito, non appena essi pronunciano l'ultimo numero magico della serie.

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