venerdì 4 dicembre 2009

La famiglia indiana

A volte il futuro te lo ritrovi davanti agli occhi senza aspettartelo. Magari sta seduto di fronte a te, nello scompartimento di un treno che tutti i giorni fa su e giù dal centro di Roma alla periferia. Seduto ogni giorno per anni, tanti anni, fino al momento in cui il futuro diventa presente.
La famiglia di indiani l'ho incontrata almeno tre volte. Sempre alla stessa ora, sempre intenta nelle stesse occupazioni e i membri che la compongono occupano sempre la medesima posizione. In ordine, da sinistra a destra: bambino, papà, mamma, bambina.
Si vede che sono una famiglia per bene, semplice e serena: gente che lavora tanto e che guadagna poco. I due bimbi, prima ancora che il treno parta, hanno tirato fuori libri e quaderni da zaini più grandi di loro. Cominciano a leggere e a scrivere: fanno i compiti in lingua italiana e, sempre in italiano, chiedono ai genitori di essere aiutati. Nonostante la stanchezza evidente, questi ultimi non si risparmiano in consigli e, quando sbagliano qualcosa, correggono garbatamente i figli.
Rifletto un po' dopo essermi chiesto perchè quella famiglia indiana abbia attirato tanto la mia attenzione e alla fine mi accorgo che ciò che più mi ha colpito è la sua grande disponibilità. Disponibilità nei bambini ad adattarsi a fare i compiti su un treno sovraffollato e a scrivere su quaderni che si afflosciano sulle ginocchia dove sono posati. Disponibilità nei genitori ad aiutare i loro piccoli in qualsiasi condizione. Una generosità oggi rara, che si legge con chiarezza sui loro volti, nei loro sorrisi, nei loro sguardi.
Senza rendermene conto e senza volerlo, li confronto con altre facce che ho attorno: sono stanche, arrabbiate, nervose o, come si dice di questi tempi, stressate. Nessun segno di serenità, di pace e di felicità fra le altre persone che viaggiano insieme a me. Se non infelici, al massimo possono apparire distratte: dal telefonino che strilla, dall'Sms che stanno componendo oppure dal lettore di Mp3 incastrato nelle orecchie o, ancora, dalla copia accartocciata del quotidiano 'free press' passato, fin dal mattino, di mano in mano troppe volte.
Ecco perchè ho scritto che il futuro, a volte, lo ritrovi seduto davanti a te, inaspettatamente: perchè quella degli indiani è una famiglia fatta da persone vive e generose, pronte ad offrire tutto il poco che posseggono e al cui cospetto gli altri sono passeggeri già morti, senza un domani, perchè non possiedono nulla da dare al prossimo. Quei bambini, con i loro sorrisi, preannuciano già da oggi un futuro colmo di possibilità: le stesse che molti altri hanno gettato già via.

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