martedì 17 novembre 2009

La risata sul treno

I treni sono un mondo: nei vagoni puoi incontrare sempre la stessa gente e incontrare sempre gente diversa. Stamattina è stato il turno della zingarella, salita con fratellino e figlia di 13 mesi e che ha preso posto proprio di fronte a me. Soltanto venti anni e da poco più di un anno madre, la piccola le sta seduta sulle ginocchia e giocherella con l'auricolare del lettore di Mp3 della mamma e che fa la spola fra l'orecchio di questa e quello del fratello che le siede accanto. Fra un passaggio e l'altro, ad un tratto la zingarella decide di fare ascoltare la musica anche alla figlia. Così, le poggia la cuffia all'orecchio, ma appena lo fa, la bimba irrompe in un pianto disperato. La mamma stacca immediatamente lo strumento di tortura e le chiede: "Vuoi la 'teta'?". E appena la figlia dice di sì, si scopre un seno e comincia la bevuta.
La bambina adesso è serena, ciuccia beata e ha già scordato la 'tragedia' di poco prima, così come dimentica la lacrima ancora sospesa sotto al proprio occhio. Beve con gusto e guarda prima il viso della mamma e poi, più lontano, qualcosa della faccia dello zio che improvvisamente la costringe a staccare la bocca dal capezzolo e la fa scoppiare in una risata incontenibile. Una risata che è la stessa di tutti i bambini della sua età e che fa sorridere prima la mamma, poi lo zio e che infine contagia anche me, che fino a quel momento mi ero fatto gli affari miei. Una risata forte, come quella che aveva anche Dodokko, ormai tanto tempo fa, e che ha messo di buon umore tutti i passeggeri del treno.

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