domenica 29 novembre 2009

La bambina che non camminava

Dall'egoismo moderato all'altruismo puro, senza passare necessariamente per quello interessato. Qualcuno ricorderà l'articolo di ottobre 'Pollice destro pollice sinistro' e tutta la questione dei bambini tirannici fra i tre e i sette anni e del campanilismo fra quelli in età scolare ovvero della cooperazione finalizzata all'evoluzione sociale. Nel post in questione avevo scritto che "Dodokko è ancora nella fase egoistico-moderata, ma precorre i tempi (è in vantaggio di almeno quattro anni!) di quella altruistico-interessata" e avevo spiegato il perchè. Ora però, dopo l'episodio di mercoledì scorso, sono felicemente costretto a smentirmi, dovendo affermare invece che Dodokko è un altruista disinteressato.
Non eravamo mai andati prima di quel giorno nel giardino pubblico dove si sono svolti i fatti: un posto brutto, prevalentemente di cemento, dove, distanziati razionalmente fra loro, affioravano dalla pavimentazione coperta da foglie giallo-castane pochi platani piantati in buche quadrate di un metro per un metro. Oltre il prato punteggiato di grigio e marrone, oltre la nebbia che quella mattina freddissima rendeva cupi l'atmosfera e lo stato d'animo, ci accorgiamo appena dei quattro giochi per bambini messi a disposizione dal Comune: uno scivolo, un'altalena, un trenino di legno e una pedana senza senso e senza pretese, sulla quale poter salire e dalla quale poter scendere attraverso due scalette antistanti fra loro.
Arrampicata su questa stuttura troviamo una bambina inglese, sorretta dalla babysitter romena (un coppia che ormai è diventato uno stereotipo nei nostri incontri mattutini). Una bimba gracile di 25 mesi (come mi dice la badante), che però mostra appena la metà dei suoi anni, che 'parla' con piccoli versi anzichè con parole e che ancora non cammina. Non chiedo nulla a proposito degli eventuali problemi della bimba: mi basta ciò che vedo e soprattutto mi colpisce il fatto che Dodokko, compresa la situazione, si dimentica immediatamente di me per dedicarsi, anima e corpo, a quella piccola creatura in difficoltà. In un attimo si arrampica sulle scale, la raggiunge sulla pedana dove la bambina sta gattonando e le porge una mano. L'aiuta ad alzarsi e, nel farlo, compie un tentativo più grande di lui, uno sforzo che non è della sua età ma che appartiene al mondo degli adulti e non sempre, ma soltanto quando essi sono veramente (e naturalmente) altruisti. Per tutta la mezz'ora in cui stiamo assieme alla piccola, Dodokko non l'abbandona mai e la segue come un'ombra ovunque, sempre pronto ad aiutarla in caso di difficoltà. E da quel giardino orribile vuole andar via soltanto quando deve andar via anche la sua nuova amica.
A pensarci bene, quel giorno di nebbia in quel posto orrendo, ho scoperto la generosità di Dodokko, di cui ha fatto dono disinteressato a una sconosciuta che probabilmente non rivedrà più e che sicuramente ha già scordato. Ecco di cosa sono capaci i bambini: di dare e, subito dopo, di dimenticare. Facile per loro, come bere un sorso d'acqua. Un po' più difficile, invece, per noi adulti.

venerdì 27 novembre 2009

SOS Mammo su Raitre (video)

Chi volesse vedere o rivedere la puntata di 'Cominciamo bene' a cui ha partecipato SOS Mammo, su Raitre il 23 novembre scorso, può cliccare qui. video

SOS Mammo su Raitre

Per una volta una notizia che riguarda noi: è stata davvero una bella soddisfazione essere presentati su un canale televisivo nazionale a nemmeno due mesi dalla nascita. Lunedì 23 novembre SOS Mammo è stato ospite in diretta della trasmissione 'Cominciamo bene', condotta su Raitre da Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati. L'argomento è stato quello del papà 'mammo', affrontato in studio dal sottoscritto e da Maurizio Quilici, presidente dell'Isp (Istituto di studi sulla paternità). Salita recentemente alla ribalta delle cronache per le dichiarazioni di Gianfranco Fini, che da Lucia Annunziata ha 'ammesso' di cambiare i pannolini alla figlioletta di un mese, e per la sentenza del Tribunale del lavoro di Firenze, che a una papà ha dato la possibilità di avvalersi di un congedo di paternità di cinque mesi, la questione del 'mammo' è stata trattata, inevitabilmente e comprensibilmente, in maniera superficiale, soprattutto a causa dei tempi ristretti della tv (appena 20 minuti), troppo scarsi per la quantità di argomenti sollevati. D'altro canto lo spazio televisivo dedicato al tema non si era proposto di approfondirlo in modo esauriente, ma soltanto di fare una panoramica, a volo di uccello, su di esso. Per quel poco che mi compete, cercherò allora io, in questa sede, di dire qualcosa di più sulle questioni trattate a 'Cominciamo bene', rifacendomi alla scaletta della trasmissione, sperando nell'intervento costruttivo di qualche lettore e soprattutto confidando, se gli sarà possibile, in quello autorevole di Quilici (che qui invito ufficialmente).
Il primo argomento di cui si è parlato è stato quello della sentenza di Firenze n. 1169 del 16 novembre: per la prima volta un tribunale italiano ha riconosciuto a un papà il diritto ad astenersi dal lavoro per l'intero periodo del congedo di maternità previsto per le mamme dal Testo unico. A casa, dunque, per tutti e cinque i mesi, due dei quali precedenti la data di nascita presunta. L'articolo 28 del Dlgs 151/2001, infatti, riconosce "al padre lavoratore il diritto al congedo di paternità per tutta la durata del congedo di maternità", proprio come spetta alla lavoratrice madre. Non solo, nell'emanare la sentenza il giudice si è ispirato al chiarimento del 1987 della Corte costituzionale circa la locuzione "lavoratrice madre", con la quale si deve intendere "madre", non importa se lavoratrice oppure no, poichè il bene da tutelare non è soltanto quello della salute della donna, ma anche quella del nascituro. Per questo anche il padre lavoratore ha un suo "diritto autonomo alla fruizione del congedo di paternità, a prescindere dal fatto che la madre sia stata lavoratrice, e dunque anche dal di lei diritto al trattamento connesso al regolare pagamento dei contributi".
Il caso specifico riguarda infatti una coppia toscana in cui la madre, lavoratrice autonoma, colpita da una importante malattia, non aveva chiesto alcuna indennità all'Inps. A farlo però, aveva pensato il padre, lavoratore dipendente, che ne aveva fatto richiesta all'istituto di previdenza ma che si era visto riconoscere unicamente i tre mesi dopo il parto all'80 per cento della retribuzione. Secondo l'Inps, non solo non c'era alcuna domanda da parte della madre per i due mesi antecedenti la data del parto ma neppure erano stati versati i relativi contributi nella gestione previdenziale di riferimento.
Il secondo argomento ha riguardato il perché del titolo SOS Mammo e del relativo blog. E’ un titolo ironico nei confronti di coloro che mi hanno descritto come un mammo perché, come spiego nella presentazione del blog (qui a fianco), non credo nella distinzione radicale dei due ruoli materno e paterno. SOS Mammo è principalmente un grido di allarme verso chi critica un atteggiamento tradizionalmente considerato materno. Una critica che oggi non ha più motivo di esistere. SOS Mammo non è quindi un confessionale che raccoglie i disagi di chi si sente mamma nonostante la natura lo abbia creato padre. SOS Mammo è il titolo del mio diario sulla mia esperienza di genitore, al principio della quale ho incontrato numerosi detrattori a causa di un comportamento che fin dall’inizio mi è parso invece naturale e che ho sempre considerato tale, anche prima di diventare padre.
Terzo argomento: rischi nella tradizionale divisione di ruoli? Non ne vedo. I ruoli all’interno della famiglia del papà e della mamma sono ormai interscambiabili. D’altro canto, la famiglia rappresenta, in piccolo, ciò che la società è in grande. Se infatti nella società sono auspicabili pari opportunità, per esempio nel mondo del lavoro, fra uomo e donna, queste devono esserlo anche all’interno della famiglia, seppure da un punto di partenza opposto. Farò un esempio: se nel mondo del lavoro la donna ambisce ad avere le stesse opportunità dell’uomo, quest'ultimo nella famiglia chiede sempre di più un coinvolgimento nelle mansioni domestiche e nell’accudimento dei figli. Lo scorso mese è stato pubblicato uno studio della britannica 'Equality and Human Rights Commission' secondo cui non solo le mamme, ma anche i papà desiderano un giusto equilibrio fra ruolo di genitore e carriera. Non si tratta di una rivendicazione scontata, dato che questa ha riguardato da sempre solamente le donne. Mentre le mamme vogliono, giustamente, anche delle soddisfazioni professionali, i lavoratori di sesso maschile vogliono, altrettanto giustamente, anche un appagamento che derivi dall'essere genitori. Il rapporto dell'EHRC 'Padri, famiglia e lavoro' sottolinea come i papà siano "sotto pressione" quanto le mamme nella gestione del lavoro e della vita familiare. Il tempo è la costante dell'insoddisfazione che ne deriva: troppo poco quello dedicato ai figli a dispetto di quello, troppo grande, riservato al lavoro, con un 54 per cento di padri con figli al di sotto dell'anno di età che ritiene di non dedicare abbastanza tempo alla prole.
Quarto argomento: affidamento dei minori in caso di divorzio. Il 20 novembre l'Istat ha diffuso l'annuario statistico 2009 e, riguardo alla crisi delle famiglie, risulta che in caso di divorzio la separazione consensuale è la scelta più diffusa (86,3% dei casi). Nel 2007 aumentano sia i divorzi (2,3%, in totale 50.669), sia le separazioni (1,2%, totale 81.359). Cresce di molto anche l’affidamento condiviso dei figli, pari alla metà dei casi di divorzi (era 28% nel 2006) e ai due terzi per le separazioni; l’affidamento esclusivo alla madre diminuisce: 25,6% per le separazioni (era 58,3) e 46,1 per i divorzi (67,1%).
Quinto argomento: padre amico oppure autorevole? Il padre, a mio avviso deve essere sia amico che autorevole (ovviamente, mai autoritario!). Deve essere un compagno di giochi, un confidente, ma poi e soprattutto successivamente anche qualcuno che mostri di saperne di più, che ha maggiore esperienza e che sia accanto al figlio durante la sua formazione, indirizzandolo e correggendolo, mentre lo conduce verso l'indipendenza. Deve essere soprattutto un amico e un compagno di giochi nei primi anni di vita del figlio. Con la crescita del bambino deve essere soprattutto una guida: ciò non toglie ovviamente che possa restare anche un amico.

giovedì 19 novembre 2009

Rapporto Unicef sulla condizione dell'infanzia nel mondo

In occasione del 20° anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1989, l'UNICEF ha lanciato un rapporto speciale sulla condizione dell'infanzia nel mondo, che mostra l'impatto della Convenzione sui diritti e delinea le sfide che rimangono da affrontare.
«Oggi, alla vigilia del 20° anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1989, l'UNICEF lancia un rapporto speciale sulla condizione dell'infanzia nel mondo, che mostra l'impatto della Convenzione sui diritti e delinea le sfide che rimangono da affrontare» ha dichiarato il Presidente dell'UNICEF Italia Vincenzo Spadafora.«La Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza è stato ratificato da 193 paesi, un record nella storia dei trattati sui diritti umani . Ha cambiato il modo di percepire, pensare e trattare i bambini e gli adolescenti in tutto il mondo». A Roma, alla presentazione nazionale del Rapporto, è intervenuto l'on.le Walter Veltroni. I paesi firmatari della Convenzione si impegnano a garantire i diritti universali a tutti i bambini, come il diritto all'identità, ad un nome e ad una nazionalità, all'istruzione, alla salute e alla protezione dagli abusi e dallo sfruttamento. Tali diritti sono basati su quattro principi fondamentali - il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo; la non discriminazione; l'interesse superiore dei minori nelle questioni che li riguardano; il rispetto per le loro opinioni. La Convenzione individua anche l'obbligo da parte dei governi di fare tutto il possibile per garantire questi diritti e riconosce un ruolo speciale ai genitori nell'educazione dei figli. Il rapporto UNICEF sulla condizione dell'infanzia nel mondo mette in luce l'importanza storica della Convenzione. Più di 70 paesi hanno inserito nella legislazione nazionale una normativa basata sulle disposizioni della Convenzione. "Sono notevoli i progressi compiuti in questi ultimi venti anni" - ha ricordato il Presidente Spadafora - «Il numero annuale dei decessi sotto i cinque anni di età è sceso da circa 12,5 milioni nel 1990 a circa 8,8 milioni nel 2008, con una diminuzione del 28%; tra il 1990 e il 2006 circa 1,6 miliardi di persone hanno avuto accesso a fonti d'acqua migliorata; a livello globale, circa l'84% dei bambini in età scolare frequentano la scuola e il divario di genere si sta nettamente riducendo; sono state adottate importanti misure contro l'arruolamento dei bambini soldato, la tratta, la prostituzione e la schiavitù domestica; l'età dei bambini che contraggono matrimonio è in crescita in alcuni paesi e il numero di ragazze sottoposte a mutilazioni/escissioni genitali è in graduale diminuzione». Secondo l'UNICEF i diritti dei bambini non vengono, ad oggi, ancora tutelati nella giusta misura: «E 'inaccettabile che i bambini continuino a morire per cause prevenibili, come la polmonite, la malaria, il morbillo e la denutrizione» ha affermato il Direttore generale dell'UNICEF Ann M. Veneman. «Molti bambini del mondo non andranno mai a scuola, e a milioni di bambini mancherà la protezione adeguata contro violenza, abuso, sfruttamento, discriminazione e abbandono». Il rapporto contiene alcuni saggi speciali scritti da rappresentanti esperti del settore pubblico e privato e fornisce inoltre una serie di buone pratiche che mirano a consolidare i progressi in materia di diritti dei bambini. Oltre 160 eventi si svolgeranno in tutto il mondo per celebrare il 20° anniversario della Convenzione. «La grande sfida dei prossimi 20 anni è quella di mettere al centro di ogni attività umana il superiore interesse dei bambini», ha affermato Ann M. Veneman. «E' una nostra responsabilità collettiva tutelare i diritti di ogni bambino per garantire sopravvivenza, sviluppo, tutela e partecipazione».

I papà come le mamme: congedo per 5 mesi

I papà come le mamme. A stabilire nuove 'pari opportunità' fra i genitori ci ha pensato il tribunale di Firenze che ha deciso che anche il padre lavoratore può usufruire del congedo di maternità (o meglio, di paternità) per cinque mesi, proprio come ha diritto di fare la madre lavoratrice. Non solo, il papà può avvalersi di questa possibilità a partire da due mesi prima della data presunta della nascita del figlio e l'Inps è tenuta a corrispondergli l'80 per cento dello stipendio per tutto il periodo di astensione dal lavoro: la stessa e identica opzione e lo stesso e identico trattamento economico che spetta alle donne.
Il presidente della sezione Lavoro del tribunale di Firenze, Giampaolo Muntoni, ha deciso, con una sentenza destinata a fare giurispudenza, che un papà lavoratore, a cui l'Istituto di previdenza aveva rifiutato di corrispondere l'indennità all'80 per cento nei due mesi precedenti al parto della moglie, debba essere retribuito per cinque mesi, ossia per tutto il periodo di astensione dal lavoro, così come previsto dalla legge 151 del 2001 in caso di maternità della moglie.
Con l'estensione a cinque mesi del concongedo di paternità, di cui due prima del parto, in qualche modo cambia il motivo ispiratore della legge, non più tesa soltanto a salvaguardare la salute della mamma, ma rivolta anche e soprattutto a quella del nascituro. Con questa sentenza, inoltre, la legge rivaluta il ruolo del padre, sottolineandone l'importanza nell'aiutare la futura mamma anche nel periodo di gravidanza e, allo stesso tempo, giudicandolo fondamentale per il benessere del bambino che sta per nascere.

In Italia 1.700.000 bambini vivono in povertà

Infanzia, Italia: mancano alcune importanti misure di attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, come il Piano Nazionale Infanzia. Oltre 1.700.000 bambini vivono in povertà nel nostro Paese. Lo sottolinea Save the Children Italia, aggiungendo che mancano all’appello alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, quali il Piano Nazionale Infanzia. Sono inoltre a rischio di discriminazione particolari gruppi di minori, come i minori migranti e i minori residenti in regioni meno ricche. Non adeguatamente tutelato è il diritto alla partecipazione dei bambini e l’ascolto in particolare nell’ambito dei procedimenti giudiziari dove i minori sono spesso coinvolti sia come autori di reato sia come parte offesa o vittime di reati sessuali.
Alla vigilia del Ventennale dell’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (il 20 novembre 1989), il Gruppo CRC - un network di 86 organizzazioni e associazioni del terzo settore, coordinato da Save the Children Italia - fa un bilancio della condizione dei bambini nel nostro Paese ne “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”, 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Il Rapporto, che è stato distribuito ieri a Napoli in occasione della Conferenza Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza, verrà presentato anche alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza il 24 novembre, e successivamente inviato alle Nazioni Unite.

Fonte Save the Children Italia

mercoledì 18 novembre 2009

Quando maternità fa rima con libertà

E' la prima volta che succede in un paese musulmano: una foto 'pornografica', come è stata definita da alcuni critici, di una donna incinta sulla copertina di novembre di Femmes du Maroc. Nadia Larguet, presentatrice di una trasmissione per bambini, si è fatta fotografare senza veli nella stessa posa che, nel '91 per Vanity Fair, fu di Demi Moore: con una mano copre il seno mentre l'altra sorregge il pancione. Le immagini dell'attrice americana e quella della donna marocchina sono speculari fra loro, ma la grande differenza, se le si osserva bene, non è il bianco e nero dell'una e il colore dell'altra e nemmeno l'anello sul dito medio della Moore e sull'anulare della Larguet. No, la vera differenza sta nello sguardo: quello dell'interprete di Gost è rivolto verso l'alto, mentre gli occhi della presentatrice puntano leggermente verso il basso.
E' una distinzione fondamentale e che descrive due società, americana e marocchina, completamente opposte: la prima più aperta e 'scanzonata' nel mostrare e recepire certe immagini, la seconda certamente più chiusa e meno disinvolta nell'accettarle. Come testimonia anche il sorriso un po' perplesso della Larguet, che ha dichiarato con una nota di speranza: "Di certo questa immagine scioccherà alcune persone, ma per altre rappresenterà un soffio di modernità inaspettata. Mi piacerebbe che la foto facesse riflettere i marocchini, perchè corrisponde al mio concetto di libertà e di indipendenza".

martedì 17 novembre 2009

La risata sul treno

I treni sono un mondo: nei vagoni puoi incontrare sempre la stessa gente e incontrare sempre gente diversa. Stamattina è stato il turno della zingarella, salita con fratellino e figlia di 13 mesi e che ha preso posto proprio di fronte a me. Soltanto venti anni e da poco più di un anno madre, la piccola le sta seduta sulle ginocchia e giocherella con l'auricolare del lettore di Mp3 della mamma e che fa la spola fra l'orecchio di questa e quello del fratello che le siede accanto. Fra un passaggio e l'altro, ad un tratto la zingarella decide di fare ascoltare la musica anche alla figlia. Così, le poggia la cuffia all'orecchio, ma appena lo fa, la bimba irrompe in un pianto disperato. La mamma stacca immediatamente lo strumento di tortura e le chiede: "Vuoi la 'teta'?". E appena la figlia dice di sì, si scopre un seno e comincia la bevuta.
La bambina adesso è serena, ciuccia beata e ha già scordato la 'tragedia' di poco prima, così come dimentica la lacrima ancora sospesa sotto al proprio occhio. Beve con gusto e guarda prima il viso della mamma e poi, più lontano, qualcosa della faccia dello zio che improvvisamente la costringe a staccare la bocca dal capezzolo e la fa scoppiare in una risata incontenibile. Una risata che è la stessa di tutti i bambini della sua età e che fa sorridere prima la mamma, poi lo zio e che infine contagia anche me, che fino a quel momento mi ero fatto gli affari miei. Una risata forte, come quella che aveva anche Dodokko, ormai tanto tempo fa, e che ha messo di buon umore tutti i passeggeri del treno.

lunedì 16 novembre 2009

Fini neo mammo, fra Camera e pannolini

"Cambiare i pannolini ai figli non è nè di destra nè di sinistra". Parola di Gianfranco Fini, che ieri a 'In mezz'ora' ha aggiunto che farlo significa essere soltanto dei "buoni papà". Benvenuto fra i 'mammi', dunque, anche al presidente della Camera e soprattutto auguri per la nascita della figlia avvenuta poche settimane fa.

giovedì 12 novembre 2009

Il doppio mal di schiena

Ci sono mal di schiena e mal di schiena. Ci sono quelli che non ti fanno proprio muovere e altri che ti fanno camminare chino per una settimana, come mi è successo la scorsa estate. Ora però non voglio andare tanto indietro nel tempo, ma raccontare un mal di schiena atipico che si chiama 'doppio mal di schiena', quello di ieri: doppio, appunto, perchè avvertito da Dodokko e da me contemporaneamente.
Dunque, ieri mi sono svegliato con un medio-forte dolore alla regione lombare e per tenermi in piedi mi sono aiutato con una compressa di paracetamolo, così ho potuto accompagnare Dodokko all''asilo dell'obbligo' camminando in posizione semieretta. Usciti di casa, ci dirigiamo verso il mare, da dove passiamo sempre prima di andare a scuola. Appena svoltato l'angolo però, mio figlio mi chiede: "Mi prendi in braccio, papà?". Io gli rispondo che quella mattina non ce la faccio proprio e gli spiego anche il motivo: "Mi fa male la schiena", gli dico. Allora Dodokko assume un aria pensosa e, mentre riflette, fa ancora una cinquantina di metri prima di decidere di tornare nuovamente all'attacco con una trovata a dir poco geniale. Infatti, gira la frittata e annuncia: "Mi fa male la schiena, papà. Mi prendi in braccio?".
Mentre profferisce queste parole, non riesco a non immaginare mio figlio che pensa: "Adesso vediamo quali delle due schiene conta di più!". Ma intanto non mi lascio ingannare e con fermezza gli dico che è la mia schiena a far male, non la sua. Ma lui non si da per vinto e ribadisce senza esitare il concetto: "Mi fa male la schiena. Mi prendi in braccio?". E, mentre lo fa, dentro di me rielaboro velocemente la situazione, mi rendo conto della trovata geniale che sempre mentalmente non esito a definire "sofistica", e giungo a proporre a Dodokko il compromesso del giorno, che per fortuna accetta: andrà a piedi fino al mare e poi dalla spiaggia all'asilo lo porterò in braccio. Tanto, mi dico, ho preso il paracetamolo e poi il mal di schiena è soltanto medio-forte, seppure doppio.

martedì 10 novembre 2009

Un prato o una farfalla

"Cosa hai voluto disegnare?". "Non me lo ricordo". Allora provo a interpretare io quelle righe verdi, fatte con i pastelli, trasversali rispetto al foglio e fra loro vagamente parallele. Il primo disegno di Dodokko è un prato luminoso che si interrompe al centro con altre righe rosa per poi riprendere di nuovo con il verde. Adesso sembra una farfalla: il corpo è quello in mezzo e le ali prendono il volo ai margini della carta bianca.
Svolazza qua e là, ma non è una bandiera: ho cercato, ma Stati che hanno quei colori non ne ho trovati. C'è il verde dell'Italia ma l'altra tonalità dovrebbe essere il rosso, non il rosa. No, proprio non è uno stendardo. E neanche è soltanto una farfalla o un prato verde. E' una farfalla che si è posata sull'erba dopo aver volato e cantato. E' la mia e la tua fantasia, i nostri mondi immaginari, senza appartenenze nè bandiere.
Allora fammelo dire quel che penso, Dodokko: che sei tu quella farfalla tanto bella, così libera e leggera, che distende le ali al sole mentre altre compagne sono ancora in volo, come vedi, lassù in alto a sinistra.

lunedì 9 novembre 2009

Benedetta malattia!

Sabato incontro sulla spiaggia una signora con figlia al seguito e con cui Dodokko fa subito amicizia. Così, mentre lui gioca con Nicole, io scambio due chiacchiere con la madre. Dopo i soliti "quanti anni ha tua figlia, come si chiama, ecc.", la mamma della bimba mi confida che con il marito stanno pensando di dare un fratellino alla figlia. Ma spera anche di non dovere passare, eventualmente, guai simili a quelli che le sono capitati dopo la nascita di Nicole. A causa di un problema di calcoli della colecisti, la signora ha dovuto fare i conti con forti coliche biliari durante tutto il periodo dell'allattamento, ritardando l'operazione per poter nutrire dal suo seno la figlia fino a quando questa ha compiuto cinque mesi. Dopo di che la donna si è sottoposta all'intervento chirurgico e adesso fortunatamente sta bene.
Ma il lato positivo di tutta questa storia, mi confida, è che durante la malattia e la convalescenza il marito ha dovuto occuparsi della neonata molto più di lei e soprattutto molto più di prima, assumendo un ruolo che, nella sua famiglia, durante i primi mesi era stato di stretta competenza materna. Il papà di Nicole, insomma, dall'oggi al domani ha dovuto vedersela con pannolini, biberon, pappette e tutto l'ambaradan che ruota attorno a una bimba appena svezzata. Ma, e questa è stata la sorpresa, con inedita abilità e grande soddisfazione per lui, tanto che oggi le cure riservate alla piccola vengono distribuite fra i due genitori e senza più distinzioni di ruoli o mansioni.
Benedetta malattia, dunque, soprattutto se è guaribile e se perfino questa può servire a far voltare la vita in senso positivo, a scoprire doti insospettabili dentro di sè e a unire ancora di più la famiglia. E partendo da questo punto di vista, voglio raccontare la mia bella malattia, che mi sono preso quando Dodokko aveva nove mesi e che mi ha fatto trascorrere, a tu per tu con lui, una sessantina di giorni indimenticabili. Quella che ho avuto è stata un'appendicite diagnosticata con una settimana di ritardo e che, per le sue conseguenze, mi ha spedito due settimane all'ospedale e mi ha messo 'a riposo' per due mesi a casa. Ma quello trascorso lontano dal lavoro è stato un tempo meraviglioso, scandito dai ritmi di mio figlio, un tempo in cui abbiamo vissuto non solo a stretto contatto, ma in vera simbiosi. Mangiavamo e dormivamo insieme, uscivamo per delle belle passeggiate o per fare la spesa tutti i giorni oppure ce ne stavamo fermi a chiacchierare e a prendere il sole sul balcone. Ci facevamo delle risate interminabili anche sul lettone, prima di crollare vinti dal sonno. Una volta ci siamo presi anche l'influenza, insieme. Dalla fine di febbraio, a tutto marzo e tutto aprile del 2008 il tempo è stato sempre stupendo. Almeno, lo ricordo sempre così, con Dodokko.

venerdì 6 novembre 2009

Il desiderio e l'incertezza di volere dei figli

Un'amica solleva un problema molto attuale, tipico di questi tempi e della nostra generazione e del quale ho già fatto un piccolo accenno in passato. Giulia (il nome è di fantasia) vorrebbe avere dei figli, ma non trova il coraggio di prendere la decisione di farne. Glie lo impedisce la sua stessa vita, che descrive come caotica e priva di spazi per sé, e glie lo vieta il lavoro, poco appagante e distante da casa. Giulia afferma che desidera dei figli, ma allo stesso tempo si dice incerta di volerne. Non è soddisfatta della propria esistenza, non vede nessun punto fermo, nessuna stabilità: tutto le appare incerto, non solo il presente, ma anche il futuro che per lei è pieno di insidie.
Giulia mi chiede un consiglio non da esperto, che non sono, ma da amico. E da amico le rispondo pubblicamente, perchè mi piacerebbe che lei ricevesse anche dei consigli da voi che leggete. Io dico a Giulia di non preoccuparsi del presente e di essere più ottimista per il futuro. Bisogna pensare che certe situazioni non durano in eterno, quelle brutte così come quelle belle. Che tutto è in movimento e che i punti fermi esistono soltanto nella nostra povera fantasia di comuni mortali. Ci servono per fare ordine nei nostri cervelli e nelle nostre vite, per inquadrare la realtà secondo categorie ben precise. Il mondo, però, va altrettanto avanti anche se non lo controlliamo. E ogni tanto ci sorprende mostrandoci le sue risorse insospettabili. Non siamo indispensabili e tanto meno lo è il nostro voler afferrare, comprendere e controllare la realtà, che resta tale anche senza di noi.
Mi viene in mente Cratilo, un filosofo poco conosciuto ma che mi ha sempre affascinato. Un 'estremista' del concetto di divenire eracliteo, che ha portato fino alle conseguenze più esasperate. Egli sosteneva che non solo nello stesso fiume non puoi immergerti due volte, così come diceva il suo maestro Eraclito, ma addirittura neanche una volta, dato che l'acqua che avrà bagnato le dita del tuo piede non sarà più la stessa che ne bagnerà il tallone. Tutto è in trasformazione, in divenire, in movimento, secondo Cratilo, a tal punto che nemmeno con la parola puoi fermare gli oggetti, in quanto, appena hai dato loro un nome, già questi non sono più gli stessi di prima. Un esempio lampante per capire il pensiero del filosofo ateniese è ancora una volta quello del fiume: il nome 'Tevere' è sbagliato perchè ciò che hai appena chiamato 'Tevere' è già scorso via. E' presente una massa d'acqua, ma mentre la chiami per nome questa già non è più la stessa di prima. Cratilo si limitava perciò a indicare con la punta del dito gli oggetti, rinunciando a chiamare qualsiasi cosa per nome.
Il mio consiglio per Giulia è di lasciarsi trasportare dall'acqua del fiume, di immergersi nel flusso della vita, di non ricercare per forza situazioni ideali, che non esistono, e di fare ciò che più desidera, senza incertezze, perchè nulla è davvero certo nelle nostre esistenze.
Nella foto: Cratilo

giovedì 5 novembre 2009

Allattamento: prima difesa anche contro l’influenza A

Molte mamme chiamano e chiedono alle Consulenti de La Leche League di tutto il mondo: "Ho la febbre. Posso allattare il mio bambino?" Negli ultimi mesi ovviamente più preoccupate, dicono: "Ho la febbre, se fosse l'influenza A (virus H1N1.), devo smettere di allattare?"
Che sia influenza dei polli, dei maiali o degli umani, la risposta de' La Leche League è sempre la stessa. Non solo va benissimo allattare il propri bambini anche se si è influenzate, ma allattando si aumentano i benefici che loro ne possono trarre.
Molti germi non si trasmettono attraverso il latte; questa forma di influenza è comparsa di recente, tuttavia sappiamo dai casi di influenze passate che la trasmissione virale è estremamente rara e che i bambini che entrano in contatto con il virus dell’influenza e sono allattati si ammalano meno spesso e generalmente in forma più lieve di quelli non allattati. Una delle innumerevoli meraviglie del latte umano è che mentre il corpo della madre crea gli anticorpi per combattere la malattia, gli stessi anticorpi passano direttamente nel latte, proteggendo i figli e diminuendo la forza del contagio. Il latte materno, oltre a produrre anticorpi specifici per numerose malattie virali, ne offre anche per le infezioni batteriche che costituiscono le tipiche complicazioni dell’influenza, ad esempio la polmonite e la diarrea.
Non è necessario separare madre e bambino se la mamma è ammalata. I bambini vengono esposti al contagio di ogni malattia ben prima che le mamme sappiano di essere malate. Se la mamma ha l’influenza, vanno semplicemente prese le normali precauzioni di igiene (lavaggio delle mani, coprire naso e bocca quando si è in prossimità del bambino) già raccomandate dagli organismi competenti quando c’è un caso di influenza in famiglia. Se è il bambino ad ammalarsi, è ancora più importante che assuma latte materno. Il bambino ammalato ha bisogno di più liquidi e il latte materno è il miglior reidratante, e allo stesso tempo fornisce nutrimento e fattori per combattere la malattia.
La Leche League ricorda che molti farmaci sono compatibili con l’allattamento; anche nel caso dell’influenza e delle sue complicazioni il pediatra può prescrivere farmaci compatibili, così come è compatibile il vaccino. In caso di dubbi si può interpellare l’istituto Mario Negri di Milano (numero verde attivo 24 ore su 24 - 800883300).

Fonti: Leche League; NWS – Health Department – Influenza guideline for maternity Services; CDC - 2009 H1N1 Flu (Swine Flu) and Feeding your Baby: What Parents Should Know; ILCA: Tips for Parents: Protecting Your Baby Against Flu.

mercoledì 4 novembre 2009

Asino chi legge: Kellogg's aiuta il sistema immunitario

Tempi strani, quelli in cui viviamo. Tempi di influenze suine e di topi Gigio, di asini che leggono e di volponi famelici. Tutti insieme attorno alla grande tavola, riservata alle abbuffate con il numero di prenotazione H1N1. E attorno alla quale siedono purtroppo anche i bambini.
Così, succede che, dopo lo scoppio della pandemia, dopo che i media hanno azionato l'allarme e le case farmaceutiche prodotto tantissimi vaccini, che però ancora non si trovano, dopo che è stato scomodato perfino Topo Gigio con i suoi preziosi e rassicuranti consigli, i furbacchioni della Kellogg's, cavalcando l'ondata di panico e confidando nei genitori che farebbero di tutto, anche il superfluo, pur di far star bene i loro pargoli, lanciano sul mercato i nuovi Cocoa Krispies, sulla cui scatola troneggia, scritta a caratteri cubitali, la rassicurazione del momento: "Adesso aiuta a rafforzare il sistema immunitario dei bambini".
Secondo la logica del più grande produttore al mondo di cerali, "sono sufficienti un quantitativo di vitamine per rafforzare il sistema immunitario", afferma Kelly Brownell, direttore del Yale University's Rudd Center for Food Policy and Obesity. La scorsa settimana, riferisce Usa Today, l'amministrazione di San Francisco ha inviato una lettera alla Kellogg's e alla Food and Drug Administration (che fra le sue competenze ha anche quella di stabilire se i messaggi pubblicitari di alcuni prodotti siano ingannevoli) per chiedere alla multinazionale di "provare" la veridicità di quanto affermato sulla confezione dei Cocoa Krispies.
Intanto la Kellogg's si è difesa dicendo che la nuova linea di cerali "non è stata lanciata con lo scopo di ottenere dei profitti grazie alla situazione che si è creata con il virus H1N1, ma per il bisogno, espresso dagli stessi consumatori, di prodotti con un maggiore numero di ingredienti salutari". Asino chi legge...

martedì 3 novembre 2009

Piccole dita

Le piccole e abili dita di Suli sembrano essere molto adatte alla raccolta dei mirtilli. Ma le sue mani sono anche quelle di una bambina di cinque anni, trovata a lavorare in un campo di una grande azienda che produce i frutti di bosco per catene come Walmart e Kroger. Non stiamo parlando di sfruttamento del lavoro minorile nel terzo mondo, ma negli Stati Uniti - documenta un'inchiesta dell'Abc (http://abcnews.go.com/Blotter/young-children-working-blueberry-fields-walmart-severs-ties/story?id=8951044) - dove i piccoli braccianti impiegati nell'agricoltura hanno fra i 5 e gli 11 anni. Proprio come accade nell'azienda in questione, la Adkin Blue Ribbon Packing Company, e dalla quale Walmart si è affrettata a prendere le distanze, almeno "fino a quando non saranno noti i risultati dell'indagine avviata dalla commissione etica interna. Fino ad allora, non compreremo merce da questo produttore, poichè Walmart non tollera l'utilizzo del lavoro minorile".
C'è da sottolineare che i minori sono i figli della manovalanza che, come avviene anche in Italia, è fatta dagli immigrati e lavora nei campi. Bambini che partecipano al lavoro assieme ai propri genitori, contribuendo in tal modo a velocizzarne i tempi e ad abbatterne ulteriormente i costi già bassissimi. Perchè questa necessità? Perchè Walmart e tutti gli altri grandi della distribuzione, in competizione fra loro, attuano una corsa dei prezzi al ribasso, una gara dove vince chi è in grado di vendere a meno. E per poter competere e vendere a meno si deve produrre sempre di più, a costi sempre più bassi, anche a costo di sacrificare l'ambiente e la salute dei bambini. E assieme alle dita dei più piccoli, mettono in vendita i loro sogni e il loro futuro, a 'vantaggio', come mostra il video dell'Abc, di pance più fortunate e di piccole miss blueberry che non immaginano neanche minimamente cosa ci sia dietro ai mirtilli che ingoiano.
Foto: ABC news

lunedì 2 novembre 2009

Fra sole e luna

Qui la precisione conta molto
ore 17,02 di domenica 1 novembre 2009
Sulla spiaggia e sul mare il vento è gelido
Il sole a destra sta per tramontare
con la sua scia arancio-oro nell'acqua
Dall'altra parte la luna piena
già alta nel cielo color del bronzo

"Andiamo la?"
Fra sole e luna
il mio piccolo astronauta
ha fatto la sua scelta
Non una convivenza impossibile
ma ciò che stanotte avrà futuro
E domani? "Dov'è domani?". (2009)