martedì 6 ottobre 2009

Per necessità o per gioco: quando l'orsacchiotto va a cavallo (di mamma orsa!)

Una fotografia può essere una notizia e, non vi è dubbio, quella dell'orsacchiotto in groppa alla madre lo è, anche se ancora non si sa bene di che notizia si tratti. Lo scatto di Angela Plumb, una turista britannica in vacanza nell'arcipelago delle Svalbard, è dell'estate 2006, ma solo ora la Bbc ne ha parlato e i media italiani ne hanno rilanciato la relativa notizia. Molte e le più disparate sono le ipotesi degli scienziati riguardo allo strano e mai osservato prima comportamento di madre e figlio orsi, ma le conclusioni più interessanti e che riservo per ultime (sorpresa!) sono del nostro etologo Danilo Mainardi. Queste sono apparse oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera e molto hanno a che fare con ciò di cui si tratta in questo blog.
Andiamo per ordine: in generale, gli esperti affermano che, nonostante non abbiano osservato spesso (si direbbe mai) un orsetto polare a cavallo di mamma orsa, questa potrebbe essere una pratica molto più in uso fra questi animali di quanto si pensasse prima (della foto). Secondo il professor Andrew Derocher dell'università di Alberta (Canada), la spiegazione è che, così facendo, i due orsi possono correre più velocemente e soprattutto nuotare e cacciare in tempi più rapidi. Come racconta infatti la signora Plumb, l'orsetto era già in groppa alla mamma mentre questa nuotava e vi era rimasto sopra per un lasso breve di tempo anche quando l'orsa era uscita dall'acqua, fino a quando, cioè, questa aveva scrollato via da sé il piccolo di sette mesi con uno scossone. Per il dottor Jon Aars del Norwegian Polar Institute di Tromso (Norvegia) invece, la mamma avrebbe dato un passaggio al figlio per proteggerlo dall'acqua gelida, dato che quando sono ancora molto piccoli gli orsi non possiedono ancora una quantità di grasso sufficiente per essere isolati termicamente.
Questa spiegazione lascia perplesso Mainardi se si considera che "spesso la nidiata è fatta di più cuccioli". E aggiunge: "C’è anche chi pensa, con non poca fantasia, a una nuova abitudine frutto di una mutazione genetica, e tira in ballo, per analogia, certi marsupiali come il koala e l’opossum, oppure i formichieri americani, o addirittura gli scorpioni, tutta gente che i figli se li porta a spasso abbarbicati alla schiena. Verrebbe poi in mente, in alternativa — e non sarebbe un’idea da buttar via — l’ipotesi del gioco. I giovani orsi, infatti, non solo sono assai ludici, ma quando si scatenano diventano decisamente creativi. D’altronde i documentari ce li hanno mostrati spesso mentre fanno giochi di lotta o si esibiscono in folli scivolate sui pendii innevati, oppure mentre fanno rotolare valanghe da essi stessi costruite".
"Quanto alle madri - dice ancora l'etologo (e qui veniamo alla parte che più ci interessa) - sanno essere molto tolleranti, se è il caso. Sanno infatti, o almeno lo sa quella sapienza innata che ogni orsa ha scritto nel suo Dna, che i cuccioli è opportuno lasciarli sempre giocare. Il gioco è infatti un esercizio che fa bene sia al fisico che alla mente. E gli orsi, garantito, ce l’hanno eccome una mente. Vien da pensare, generalizzando, che in natura ogni mamma, o per meglio dire ogni genitore (in molte specie esistono anche le cure paterne), ha scritto nei suoi geni tutte le istruzioni utili per tirar su, nel migliore dei modi, la prole. Sanno essere dolci e tolleranti oppure, quando serve, decisi e severi. Istruzioni, comunque, e questo è importante, sempre ben calibrate perché garantite dall’esame inflessibile che, una generazione dopo l’altra, mette in atto la selezione naturale".
"E noi? - si chiede Mainardi (ora dobbiamo prestare la massima attenzione) - Ebbene, per noi non è, né potrebbe essere così, perché noi ci siamo evoluti come produttori di cultura. Che è, si potrebbe dire, la nostra natura. Ciò fa sì che noi come allevare i figli dobbiamo inventarcelo, e basta andare indietro con la memoria per ricordarci di quante regole (tutte culturali) col tempo abbiamo sconfessato per sostituirle con altre ed altre ancora. Sarà sempre così, temo, e raramente, purtroppo, con risultati soddisfacenti".

1 commento:

babba velia ha detto...

La "regola" culturale che più mi scoccia di questi tempi è quella che sia buona cosa comperare (e in continuazione!) giocattoli per i bambini. Nonostante le mie resistenze, il mio gorillaki si sta tramutando, alla velocità della luce, in un grandissimo consumatore. Prendiamo un attimo coscienza e sconfessiamo un po' questa fissa..?!?!