martedì 29 settembre 2009

Perchè SOS Mammo

Due anni, quattro mesi, dieci giorni.
E' l'età esatta di mio figlio e, ahimè, anche l'esatto ritardo con cui ho fatto nascere questo blog.
La mia esperienza di padre è nata con la nascita di mio figlio, ma la sua gestazione risale ai miei primi ricordi di me a mia volta figlio e ha preso luce man mano che la gravidanza di mia moglie andava avanti. Insomma, sono diventato padre durante un lungo percorso, dapprima come figlio, successivamente partecipando con mia moglie alla 'nostra' gravidanza e infine quando mio figlio è venuto al mondo: ultimo anello, per ora, di una catena non ancora interrotta.
Questo mio sentirmi così profondamente genitore, esserlo in maniera totalmente naturale e istintiva non mi ha molto sorpreso, ma spesso ha letteralmente sconvolto molte persone che frequento e molti parenti più o meno stretti. Ciò che infastidisce una certa mentalità antiquata è il fatto che io, nel prendermi cura del mio bambino, occupi spazi tradizionalmente riservati alle madri. Mi sono sentito spesso dare del 'mammo', nella più buona delle ipotesi mi hanno detto che "avrei dovuto nascere donna", nella peggiore che sono "una donna senza utero".
Sono convinto che la distinzione 'ruolo materno' - 'ruolo paterno' oggi non sia più attuale in quanto la società in cui viviamo ha spazzato via le peculiarità rispettivamente maschili e femminili di una volta e ai tempi nostri è più giusto parlare di 'ruolo di genitore' in generale, dove sia la mamma che il papà si occupano dei figli allo stesso modo, assieme o a turno. E questa, che ormai è una realtà sempre più diffusa, tarda a essere accettata concettualmente e culturalmente. Insomma, sia i genitori che la società in cui viviamo sono cambiati, ma gli stessi attori del cambiamento tardano ad accorgersi di ciò che è successo loro.
Sono convinto inoltre che siano molti i mammi come me in Italia ed è proprio per loro che ho voluto creare SOS Mammo, ma anche, perchè no!, per tutte le madri che hanno qualcosa da dire sulla genitorialità, sull'esperienza e l'avventura di avere dei figli nel terzo millennio.

Un ringraziamento speciale va alla mia amica Juliet, che con il suo interessante blog http://mammamia.corriere.it/ mi ha dato lo spunto per iniziare il mio.

Buona lettura e scrivete in molti, Cristiano

2 commenti:

Alessandro Spadoni ha detto...

Non posso non condividere il tuo pensiero e la tua iniziativa, Cristiano.
In un epoca in cui tutto va veloce, troppo veloce, e dove non cè più tempo nemmeno per accudire i propri figli, è importante che ci siano persone come te, capaci di porre interrogativi sulla nostra condizione di esseri dis-umanizzati. Ormai persino le donne non conoscono più il loro ruolo e hanno smarrito quel loro lato femminile che le veri madri e mogli affettuose e capaci. Evviva il "mammo" allora, se questo vuol dire riprendere i nostri spazi!

Alessandro Spadoni ha detto...

Un altro aspetto dell'essere padre è proprio quello di occupare spazi prima riservati esclusivamente (e a torto) alle donne. In un momento in cui appare chiaro che le donne stanno perdendo sempre più il contatto con la realtà e con il loro ruolo femminile, impiegando sempre più energie e forze all'inseguimento di falsi miti e di sogni irragiungibili, spetta all'uomo dimostrare la sua innata sensibilità e le qualità indubbie della sua genitorialità, sottolineando come la cultura maschile non è fatta solo di stereotipi, ma anche e soprattuto di una calda, amorevole cura della prole. All' eccessiva aggressività femminile che nasconde quasi sempre uno spaventoso vuoto esistenziale ed emotivo, ecco che la figura del padre attento e premuroso (non rara anche in Natura) garantisce lo sviluppo armonico del bambino e crea punti di riferimento saldi e forti su cui può costruire le fondamenta del suo stesso essere al mondo.